Il progetto è di quelli che potrebbero riscattare una volta per tutte l’immagine della Capitale. E convincere i romani che si, forse ha ragione il sindaco: la macchina non serve, bastano i mezzi pubblici. Non il taxi, nè la metro (con grande soddisfazione del Campidoglio che si potrebbe tenere in tasca i milioni per all’ampliamanto della rete), ma l’autobus. Il servizio potrebbe diventare operativo con l’anno nuovo e funzionerà più o meno così: saranno aboliti i numeri luminosi sui frontalini delle vetture. Il percorso lo deciderà la maggioranza dei passeggeri, dunque potrà variare ad ogni fermata quando chi sale dichiarerà la destinazione preferita. Insomma, la nuova Atac democratica porterà a casa prima le maggioranze dei passeggeri e dopo le minorenze (o le opposizioni, chiamatele come volete). E siccome gli equilibri possono cambiare ad ogni angolo di strada e questo ce lo insegna la vita politica del Paese, l’autista di turno non potrà più parlare al telefonino ma dovrà essere pronto a cogliere i mutamenti della maggioranza della vettura. La sperimentazione è partita nei giorni scorsi, in maniera semiclandestina. Qualche passeggero è rimasto spiazzato e, non comprendendo la portata epocale del cambiamento, ha ironizzato su twitter. Ma i prossimi mesi faranno giustizia di questo sarcasmo a buon mercato, che appare ingiustificato come quello sui megastipendi dei manager dell’azienda, sul buco vertiginoso nel bilancio, sulle assunzioni di impiegati diventati direttori in poche settimane e su altre amenità del genere.