PESCARA All’indomani dell’annuncio del presidente della Regione Gianni Chiodi sulla data delle elezioni si alza la polemica da parte del Pd e dell’Idv. Per il governatore infatti non ci sono più i tempi per votare nel 2013, e la legge impone l’election day nel 2014. Secondo il presidente si voterebbe, quindi, il 25 e 26 maggio 2014. «Chiodi sta dimostrando agli abruzzesi un fatto inequivocabile: è attaccato alla sua costosissima poltrona più di ogni altra cosa, più delle stesse regole della democrazia. È solo per questa ragione che si è regalato sei mesi di stipendio allungando la legislatura regionale oltre la scadenza naturale», affermano il segretario regionale del Pd Silvio Paolucci ed il capogruppo in Consiglio regionale Camillo D'Alessandro. «A pagare questo bonus di 200 giorni saranno gli abruzzesi, costretti a sei mesi di ordinaria amministrazione pagata a peso d'oro e con il rischio reale di illegittimità del voto e dunque di ricorsi. Ma per Chiodi oggi conta solo la poltrona, tanto che da marzo 2013 a maggio 2014 si è occupato solo di legge elettorale, proroghe elettorali, incompatibilità sulle candidature, firme per presentare le liste. Noi stiamo lavorando perché questa brutta pagina di democrazia possa essere archiviata e si possa aprire una stagione di buon governo innovativo e riformatore». Per il responsabile regionale dell’Italia dei Valori Alfonso Mascitelli, «L'altalena di Chiodi sulla data del voto sta diventando una farsa in cui, dopo mesi di attesa, ancora non fanno chiarezza sui due rischi che corre l'Abruzzo». Secondo l’Idv «i cittadini saranno costretti a pagare due istituzioni importanti, giunta e consiglio, per non fare nulla o peggio una lunga campagna elettorale a loro spese. Inoltre, l’indizione delle elezioni a maggio dovrà essere confermata con un decreto del governo nazionale, che per rispetto della legge dovrebbe accorpare anche le regionali della Sardegna che vanno a scadenza a febbraio. In caso contrario, il decreto firmato da Chiodi, sulla base di un emendamento approvato dal consiglio fuori tempo e in contrasto con lo Statuto, sarà facilmente oggetto di opposizione al Tar da parte di qualsiasi elettore con richiesta di impugnativa costituzionale e rischio di gettare ancora di più la nostra regione nel caos».