ROMA Stavolta è il ministro del Tesoro, Fabrizio Saccomanni, a lanciare l’ultimatum. «O si cambia musica o me ne vado», è il senso di uno sfogo affidato al Corriere della sera dal titolare di via XX settembre . Un tentativo di fermare i «ricatti», le «sortite demagogiche», la «propaganda» che in questi mesi hanno pian piano rosicchiato i margini di sicurezza sui conti pubblici costruiti nei mesi scorsi dal Tesoro portando il deficit 2013 a sforare il tetto del 3%. «C’è un limite alla pazienza», è il succo dell’intervista dell’ex direttore generale di Bankitalia. Destinatari del messaggio soprattutto il Pdl e il capogruppo pidiellino alla Camera Renato Brunetta ma anche le irrequietezze del Pd.
«L'Italia - è stato il monito di chi si sente investito del ruolo di custode dei conti pubblici - deve mantenere gli impegni con l'Europa altrimenti io non ci sto». Saccomanni ha chiesto quindi una «tregua» su Iva e Imu, squarciando il velo: «gli italiani meritano la verità sui conti e non gli slogan».
Il ministro ha segnalato il percorso più diretto e le soluzioni più eque per raddrizzare la barca e tornare ad avvicinarsi all’equilibrio del bilancio. Ma non ha rinunciato a chiedere chiarezza e coerenza al mondo politico scatenando una mezza rivolta nel centro-destra. «Ci diamo da fare, troviamo coperture e soluzioni ma se poi ci impantaniamo nella campagna elettorale e si va al voto a febbraio allora tutto diventa inutile», è il Saccomanni pensiero.
LE REAZIONI
Parole pesanti quelle del ministro che hanno fatto fibrillare governo e maggioranza. Con i falchi del Pdl di nuovo in volo.
«Si dimetta pure», è stato il commento glaciale di Maurizio Gasparri per il quale la «minaccia di lasciare non spaventa nessuno anche perché l'interim può prenderlo direttamente Letta». «Saccomanni faccia il tecnico e non il politico, pensi a trovare le coperture e i fondi senza attardarsi in contorcimenti politici, come le elezioni, che non lo riguardano», è stato il motivo conduttore delle bordate pidielline.
E Brunetta? Ha continuato a martellare su Iva e Imu come se la sortita di Saccomanni fosse acqua sulle finestre: «Quest'anno non ci sarà l'aumento dell'Iva e non si pagherà la seconda rata dell'Imu, perché ci sarà la copertura». E non ha rinunciato ad una bacchettata al ministro «tecnico» per la «brutta scivolata» fatta sul voto anticipato, ma anche per la sua «lingua biforcuta» che invoca rigore solo se c'è di mezzo il Pdl.
Tutt’altra musica sul versante democrat della maggioranza. Enrico Letta (e tutto il Pd) hanno fatto subito scudo al ministro manifestandogli vicinanza e piena sintonia, con un altolà al Pdl. «Stop alle minacce e agli aut aut», è stato il ritornello delle dichiarazioni piddine. Con il segretario Guglielmo Epifani che ha rinnovato la fiducia al ministro ma con una raccomandazione: «quando si tratterà di fare scelte di rigore si ricordi che in una crisi come questa serve anche grande equità e grande giustizia sociale». Epifani in serata ha poi ribadito che «con il Pdl è possibile un compromesso non venti compromessi» Mentre Luigi Zanda ha definito «prive di senso» le polemiche del Pdl, e Matteo Colaninno ha fatto presente come Saccomanni per la sua autorevolezza, sia una «garanzia per il Paese».