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Pescara, 18/03/2026
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Data: 23/09/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Manovra di fine anno, caccia a 6 miliardi. 1.500 milioni solo per riportare il deficit entro la soglia del 3%. Sull’Iva c’è anche l’ipotesi rinvio

ROMA Sarà pure una manovrina ma peserà per sei miliardi di euro, cui solo uno e mezzo per rimettere in sicurezza il deficit dopo lo sforamento del 3% nel rapporto con il Pil. In un clima di tensione tra il Pdl e il ministro Saccomanni - che ha minacciato di lasciare se si seguiranno ipotesi di finanza creativa e allegra - al rientro del premier dal viaggio nel Nord America, venerdì prossimo il Consiglio dei ministri comincerà a pianificare gli interventi. Per i prossimi tre mesi, secondo i calcoli del Tesoro, bisognerà trovare sei miliardi e mezzo e nel frattempo si profila anche l’ipotesi del rinvio dell’aumento del punto di Iva per mancanza di copertura. Il governo in pratica starebbe studiando un decreto per tagliare le spese e blindare i conti pubblici. Impresa non facile, strettamente collegata alle misure di contenimento del deficit richieste con una certa insistenza dall’Ue. Si tratta di una strada stretta e impegnativa, perché un miliardo e mezzo è necessario proprio per tornare entro il 3% e rimettere il deficit in sicurezza (ed evitare aperture di procedure d’infrazione). Da non dimenticare che bisogna coprire la seconda rata dell’Imu per cancellare completamente l’imposta e si tratta di un costo di 2,4 miliardi (una tantum). L’aumento dell’Iva da cancellare per tre mesi pesa un altro miliardo. Il rifinanziamento delle missioni di pace nelle quali l’Italia è impegnata costerà circa 300 milioni. Dove trovare i soldi? Per l’Iva, insiste Stefano Fassina - vice ministro dell’Economia - bisognerebbe ripristinare l’Imu prima casa solo al 10% di contribuenti ricchi che consentirebbe di reperire almeno un miliardo. Per il Pdl invece bisognerebbe tagliare ancora la spesa pubblica. Negli interventi di emergenza si sta pensando di bloccare una parte del pagamento dei debiti della pubblica amministrazione, quelli relativi alle spese di investimento vale a dire opere pubbliche. Inoltre sul fronte delle entrate si dovrebbe far leva ancora una volta sull’aumento temporaneo delle accise, unitamente all’aumento degli acconti di novembre sulle imposte dirette. Si procederà nello sfoltimento ulteriore delle agevolazioni fiscali e poche altre misure. Su questa strada non agevole il governo punta a costruire una manovra «non classica» ma che possa garantire aggiustamenti interni. Ma il nodo dell’Iva è sempre stretto.

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