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Pescara, 18/03/2026
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23/09/2013
Il Messaggero
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Soldi ai partiti, ora è a rischio
il taglio della prima rata 2014 |
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ROMA La battaglia sul finanziamento pubblico dei partiti ricomincerà oggi alla Camera in commissione Affari Costituzionali. Finora sono stati approvati 9 dei 17 articoli del testo originariamente proposto dal governo ma sta per arrivare al pettine il nodo più complicato: la possibilità o meno si imporre un tetto ai finanziamenti privati (in pratica un sistema per mitigare gli effetti dello strapotere economico di Berlusconi sulla politica). Su questo punto è muro contro muro. Con il Pdl che vive la proposta come una sorta di «provocazione» da parte del Pd. Se non si troverà un accordo, da mercoledì il testo passerà all’esame dell’aula e probabilmente interverranno le segreterie nazionali dei partiti per tentare un compromesso in «zona Cesarini». Già perché i tempi sono stretti. Se la Camera non dovesse approvare la legge nei prossimi giorni è difficile che il Senato possa esaminarla in tempo utile per approvarla entro la fin dell’anno. In questo caso scatterebbe il pagamento pieno della prima rata del finanziamento pubblico per il 2014 pari a 46 milioni. Sfumerebbe dunque il taglio del 40% previsto per il primo dei tre anni della fase di transizione prevista dalla legge ideata dal governo che rinvia al 2017 l’eliminazone totale de finanziamento pubblico. Il mancato risparmio ammonterebbe a circa 18 milioni per il 2014. Cifra risibile per gli equilibri del bilancio dello Stato (pari ad oltre 800 miliardi) ma altamente simbolica. Nei prossimi giorni si capirà anche quale profilo assumerà il governo. Palazzo Chigi ha sempre sostenuto che, in caso di necessità, avrebbe fatto scattare l’arma finale del decreto legge che enderebbe certi i tagli. Ma il dibattito sulla legge si è sintonizzato su un’altra frequenza: quasi nessun partito contesta il passaggio dal finanziamento pubblico al meccanismo del contributo volontario con il due per mille del reddito. La partita però si è bloccata su altra questione come quella del tetto al finanziamento privato che nulla ha a che fare con i conti pubblici (sui quali, come abbiamo visto il taglio del finanziamento ai partiti incide pochissimo). Come su ogni legge che si rispetti restano poi da definire una serie di dettagli che interessano a questo o quel partito. Un emendamento di quattro deputati del Pdl (Bianconi, Romano, Centemero e Ravetto) propone un meccanismo che consentirebbe di erogare il futuro finanziamento del 2 per mille anche a quei partiti non presenti in Parlamento nella precedente legislatura «purché nelle loro liste sia presente la metà più uno dei candidati presentatesi sotto altro simbolo alle più recenti elezioni». Un cavillo che, come rivelato dal Fatto Quotidiano, consentirebbe di cambiare il nome del Pdl in Forza Italia senza mettere in pericolo il pagamento dei rimborsi elettorali. Bazzecole rispetto al braccio di ferro sul tetto al finanziamento da parte dei privati. Il Pd è partito da una somma bassissima di 5.000 euro. Il Pdl - i cui deficit sono stati storicamente ripianati da Silvio Berlusconi - non ne vuol sapere. Nelle ultime settimane il Pd ha alzato la propria proposta di ”tetto” a quota 100 mila euro. Ma anche questa soglia è ritenuta inaccettabile dal Pdl. In attesa di un eventuale compromesso, fra i due fronti di «gioca» alla guerra con Sel che ha presentato un emendamento per impedire donazioni ai partiti politici anche modestissime da chi è stato condannato per corruzione o frode fiscale. Un vero e proprio emendamento «contra personam». Tutta da verificare, invece, le possibili novità sul reato di finanziamento illecito dei partiti che - se saranno introdotte - comunque non saranno retroattive.
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