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Pescara, 18/03/2026
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24/09/2013
Il Centro
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Camusso: giù le tasse o mobilitazione. Squinzi (Confindustria): lo stop dell’Iva non è prioritario, ridurre il cuneo fiscale. Draghi: ripresa lenta, ancora stimoli |
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ROMA Alla fine potrebbe passare l’idea di un rinvio di tre mesi dell’aumento di un punto di Iva. Ma le forze sociali, sindacati e Confindustria, si dichiarano insoddisfatte delle recenti mosse del governo Letta per le mancate misure su fisco e crescita. «Redistribuire il reddito e ridurre le tasse sul lavoro e sulle pensioni. Sono questi i due nodi che la legge di stabilità dovrà sciogliere altrimenti tutto il sindacato, unitariamente, saprà rispondere». Lo dice Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, al termine del direttivo del sindacato di Corso d’Italia. Il banco di prova del governo, aggiunge Giorgio Squinzi, presidente della Confindustria, non è stato l’Imu e non è l’Iva: «Se vogliamo far ripartire il Paese, dal nostro punto di vista, l’intervento sul cuneo fiscale è il banco di prova delle buone intenzioni di questo governo». Se si interverrà, aggiunge il leader confindustriale, «vorrà dire che veramente questo governo ha voglia di andare avanti e fare le cose giuste per il Paese». Il presidente della Bce, Mario Draghi, promette tassi bassi ancora a lungo: la fiducia è tornata nell’Eurozona, afferma, ma la ripresa è lenta e la disoccupazione elevata. A Camusso e Squinzi deve essere sembrato surreale assistere da settimane al balletto di ultimatum e scontri sull’Iva mentre il Paese sfora, seppur di poco, la barriera del 3% nel rapporto deficit-Pil. La leader della Cgil ha così rotto gli indugi schierando decisamente la Cgil nel fronte degli scontenti. Chiede un tavolo al governo e minaccia una mobilitazione unitaria per un cambiamento della politica economica del governo. «Il dibattito che c’è - afferma - non convince per usare un eufemismo, sembra ci sia uno schema di galleggiamento, non ci si sta confrontando con il profilo del Paese e le esigenze dei cittadini». Per Camusso «non si aggredisce il nodo fondamentale, che è quello dell’ingiustizia nella distribuzione del reddito e della sovrabbondante tassazione sul lavoro dipendente e sulle pensioni». A questo punto il governo Letta è avvisato: questi temi saranno «il nostro punto dirimente di giudizio dell’esecutivo». Il banco di prova è la legge di stabilità che se non scioglierà il nodo delle tasse e dell’equità avrà come risposta la «mobilitazione. Senza risultati si deve avviare una stagione unitaria di mobilitazione». La luna di miele è terminata anche per Squinzi. La Confindustria privilegia la «stabilità» dell’esecutivo, ma non per questo lesina critiche. La prima è sui debiti della pubblica amministrazione dove «non è che purtroppo lo Stato si sia fatto prendere dal furore di pagare». Altro rilievo è l’andamento del confronto sulla politica economica, zavorrato dalla questione dell’Iva. Per il leader di Confindustria non è «la cosa prioritaria» perché «da tempo stiamo chiedendo ad alta voce il pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione e un intervento deciso sul cuneo fiscale». Il governo pressato su vari fronti e scosso all’interno, come conferma il sottosegretario al Lavoro Carlo Dell’Aringa, cerca 5-6 miliardi per blindare i conti pubblici, mantenere l’abolizione dell’Imu, evitare di far fronte agli altri impegni senza sforare il tetto del 3% del deficit. Questa è la priorità, insiste il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta: «Prima dobbiamo rientrare nel 3%, poi in ordine cronologico ci sarà il resto: Iva, dismissioni e l’Imu». Stefano Fassina, vice ministro all’Economia, ritiene per questo «plausibile» l’ipotesi di rinviare l’aumento dell’Iva di tre mesi «a patto che si facciano altre scelte» nel rispetto di risorse insufficienti.
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