PESCARA Apriti cielo. Come era ipotizzabile, la prima uscita «vera» del governatore Chiodi sulla possibile data del voto regionale ha scatenato una bufera di reazioni. Il tenore è pesante, il rischio paventato è quello di una raffica di ricorsi al Tar. Chiodi sabato scorso aveva dichiarato di aver ricevuto come orientamento dal Consiglio regionale la data di maggio (insieme alle Europee) e per il governatore l’altra ipotesi plausibile è quella di un voto a marzo in caso di crisi politica nazionale. «Sei mesi di bugie e promesse, oltre che di costi esorbitanti»: lo affermano il segretario regionale del Pd Silvio Paolucci ed il capogruppo in consiglio regionale Camillo D'Alessandro. «Per Chiodi - dicono i due esponenti del Pd - oggi conta solo la poltrona, tanto che da marzo 2013 a maggio 2014 si è occupato e si occuperà solo di legge elettorale, proroghe elettorali, incompatibilità sulle candidature, firme per presentare le liste. A pagare questo bonus di 200 giorni saranno gli abruzzesi, costretti a sei mesi di ordinaria amministrazione pagata a peso d'oro e con il rischio reale di illegittimità del voto e dunque di ricorsi». Di «farsa» parla il responsabile regionale dell'Idv Alfonso Mascitelli sottolineando due rischi che corre l'Abruzzo: l' immobilismo e l'incertezza. «Il governo nazionale delle larghe intese non avrà nessun potere di influenza sulla Corte Costituzionale che si è già pronunciata in passato, annullando leggi e provvedimenti, sulla limitazione delle prerogative di giunta e consiglio alla ordinaria amministrazione, dopo la scadenza della legislatura. L'indizione delle elezioni a maggio - prosegue - dovrà essere confermata con un decreto del governo nazionale che, per rispetto della legge dovrebbe accorpare anche le regionali della Sardegna che vanno a scadenza a febbraio. In caso contrario,il decreto firmato da Chiodi, sulla base di un emendamento approvato dal consiglio fuori tempo e in contrasto con lo Statuto, sarà facilmente oggetto di opposizione al Tar da parte di qualsiasi elettore con richiesta di impugnativa costituzionale e rischio di gettare ancora di più la nostra regione nel caos».
Anche Franco Caramanico di Sel si allineato alla valutazione negativa. «Le affermazioni di Chiodi sono gravissime. La verità è che, dopo mesi di silenzio e di forte imbarazzo – spiega – il governatore Chiodi, incapace di assumersi le sue responsabilità, cerca di scaricare il peso delle sue scelte sul Consiglio regionale e sulle forze di opposizione. Ribadisco che Sinistra Ecologia e Libertà aveva già proposto, fin dal giugno 2012, di accorpare le regionali alle politiche del 2013».