ROMA Tornano in fabbrica i tre operai di Melfi, delegati Fiom, licenziati dalla Fiat nel 2010: uno di loro, Giovanni Barozzino, nel frattempo è stato eletto senatore nelle liste di Sel e opterà per l'aspettativa retribuita. Il loro rientro, in seguito al reintegro definitivo della Cassazione, avviene nello stesso giorno in cui negli stabilimenti del gruppo la Fiom tornerà ad avere le salette sindacali e i delegati. «Finalmente grazie alla lotta, alla tenacia e alla Costituzione si torna in fabbrica, ma la partita non è chiusa», commenta il leader Maurizio Landini. «Si apre una fase nuova», dicono i delegati davanti a Mirafiori. A Melfi i tre operai si presenteranno questa mattina alle 8, accolti da un presidio della Fiom della Basilicata, organizzato per sottolineare il valore dello sforzo sostenuto per contrastare la tesi della Fiat, che licenziò i tre ritenendoli responsabili di aver bloccato durante uno sciopero notturno un carrello diretto a operai che non avevano aderito. Antonio Lamorte e Marco Pignatelli torneranno nel reparto montaggio dove lavoravano prima del licenziamento. «È il trionfo della giustizia e della legalità sull'arroganza di chi tenta di intimidire i lavoratori», commenta Loredana De Petris, presidente dei senatori di Sel. «Una bella lezione - osserva il segretario di Rifondazione Paolo Ferrero - per il “padrone della ferriera” Marchionne». Per Landini, tuttavia, «permane da parte di Fiat un atteggiamento discriminatorio, perché non vuole applicare fino in fondo la sentenza della corte Costituzionale: la Fiom non viene chiamata direttamente ai tavoli di trattative e così la Fiat continua ad escludere i delegati della Fiom. È un comportamento antisindacale. Non escludiamo, se sarà necessario, di chiedere l'applicazione della sentenza anche su questo». «Landini faccia mea culpa. La fabbrica non è un ring», commenta il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella.