Accordo di Telefonica con Generali, Mediobanca e Intesa Sanpaolo per salire dal 46 al 65% di Telco che controlla il 22,4% di Telecom Italia. L'intesa, che dunque consegna in mani spagnole la maggioranza relativa del principale gruppo italiano di telecomunicazioni (leggi l’ intervista a Massimo Mucchetti) , è stata annunciata intorno alla mezzanotte di lunedì dopo che per tutta la giornata si erano susseguite le voci di un'intesa ormai vicina e mentre i titoli Telecom venivano attivamente scambiati in Borsa con una quotazione di chiusura in rialzo dell 4% a 0,59 euro. . L'intesa è arrivata dopo che si erano anche riuniti i consigli di amministrazione di Intesa San Paolo e Assicurazioni Generali, che hanno dato il loro via libera all'operazione. Più in dettaglio, Telefonica offre 1 euro per azione e acquista parte delle quote Telco: in una prima fase, gli spagnoli saliranno dal 46 al 65% di Telco, con un'opzione per incrementare a breve la partecipazione al 70 per cento. L'accordo, per ora soltanto ufficioso e che verrà ufficializzato martedì mattina prima dell'apertura di Borsa, valorizza le azioni Telco (e di riflesso Telecom) a 1 euro per azione contro gli 0,59 euro della chiusura di lunedì.
LA RASSICURAZIONE - L'operazione non dovrebbe avere ricadute sul piano occupazionale, almeno a dare credito all'amministratore delegato di Telecom, Marco Patuano, che poche ore prima dell'intesa aveva rassicurato: «Non sono intenzionato a licenziare proprio nessuno», aggiungendo però che serve «un modello sostenibile nel lungo termine, che favorisca gli investimenti e quindi regole stabili pro-competitive e pro-investimenti».
IL NO DI CDP - Il via libera a Telefonica è arrivato dopo il rifiuto della Cassa depositi e prestiti a investire in Telecom, con quella che sarebbe stato di fatto un ritorno del gruppo nell'orbita pubblica: «Quando Vito Gamberale (amministratore delegato di F2i, ndr) ha parlato della disponibilità di Cassa depositi e prestiti a investire in Telecom Italia si è pronunciato a titolo personale, da cittadino: questa è una questione su cui noi non ci siamo mai pronunciati», ha detto il presidente di Cdp, Franco Bassanini chiudendo definitivamente la porta. «Invito a considerare il silenzio come un silenzio, non può avere altra interpretazione», ha aggiunto Bassanini. Dichiarazione che fa il paio con quella di Catricalà, vice-ministro allo Sviluppo Economico: «Un intervento diretto della Cassa depositi e prestiti nel capitale di Telecom non mi pare sia un argomento all’ordine del giorno».
SCORPORO SOLO TEORICO - Uno dei punti dolenti dell'operazione Telefonica è lo scorporo della rete di Telecom Italia, voluta dalle regole europee ma che diminuirebbe di molto il valore della società italiana. «In relazione a quanto riportato dalle agenzie di stampa in materia di scorporo della rete di accesso di Telecom Italia, il Commissario Antonio Preto precisa che le ipotesi per garantire la parità di accesso alla rete attraverso nuove regole, pur previste dalla recente raccomandazione della Commissione europea, sono allo stato puramente teoriche e non sono state oggetto di alcuna discussione in seno al Consiglio dell’Autorità», scrive l’autorità garante per le Tlc in una nota a proposito della discussione sullo scorporo della rete di Telecom. Comunicato diffuso per spargere acqua sul fuoco e che ha costretto comunque Franco Bernabè, presidente esecutivo di Telecom a una precisazione: «Per procedere a uno scorporo non volontario, cosa che non è prevista da alcuna indicazione normativa a livello europeo, credo che servano motivi di una gravità eccezionale che non esistono assolutamente - aggiunge -. La dichiarazione fatta da Preto non può rispecchiare nè un orientamento della commissaria nè dell’AgCom».