ROMA Dopo un repentino cambio di programma, Silvio Berlusconi è atteso a Roma già oggi. Il vero motivo dell’accelerazione del rientro, non sta più di tanto nel consueto vertice che il Cav ha in agenda a palazzo Grazioli per decidere le prossime mosse di Forza Italia e ratificare la riorganizzazione di un partito che, ormai, ha già preso forma. Si parla infatti di un «decumvirato» così suddiviso: cinque responsabili politici (Verdini, Brunetta, Schifani, Bondi e, naturalmente, Alfano) e cinque tecnici (Crimi tesoriere, Abrignani Ufficio elettorale, Annagrazia Calabria ai Giovani e Barbara Saltamartini alle Donne, Fontana al Tesseramento). Ai dieci pretoriani verrebbe aggiunta Daniela Santanché all’Organizzazione non foss’altro come ricompensa per l’ennesima doccia fredda subita: l’essere stata scalzata dall’indicazione del capogruppo Brunetta (sempre più lontano dai falchi) per la carica di vicepresidente della Camera per far posto al giovane Simone Baldelli.
La nuova necessità che il Cav giudica impellente, tanto da fargli anticipare il rientro, sarebbe, invece, quella di andare in tv a Porta a Porta. E quale potrebbe essere luogo migliore per ribadire la sua innocenza e denunciare l’aggressione giudiziaria? Anche la figlia Barbara, dopo le ipotesi di una sua candidatura in chiave anti-Renzi, stasera si concederà alle telecamere, con un’intervista a Ballarò. Ma c’è qualcosa di più. Sempre ieri, la sondaggista di fiducia, Alessandra Ghisleri, ha presentato il consueto report settimanale sui sondaggi e il primo sondaggio che ha testato la rinascita di Forza Italia non è stato affatto buono. Infatti, se l’effetto propagandistico suscitato dal videomessaggio del Cavaliere è stato ed è ottimo (84% tra gli elettori del Pdl per Mannheimer, 9,7 su scala dieci per Ghisleri) pare che il dato Forza Italia, che cede ai partiti minori, non sia affatto incoraggiante. Colpa soprattutto del tormentone Imu-Iva e nuove tasse che angoscia gli italiani, e Berlusconi tutto può e vuole apparire tranne che come il leader del partito delle tasse.
GLI AVVOCATI
Per il resto, l’ennesima giornata di clausura del Cav a villa San Martino è servita a fare il punto con gli avvocati, i figli e i vertici di Mediaset sull’altro fronte caldo, quello giudiziario. In previsione della dead line del 15 ottobre, la scelta amletica tra gli arresti domiciliari e l’affidamento ai servizi sociali si sarebbe risolta, e in via definitiva, per questi ultimi. Due i motivi. Ai domiciliari il Cav potrebbe vedere solo chi abita a Arcore (o palazzo Grazioli, Roma, dove avrebbe già spostato la residenza), i figli e i legali. Per ricevere altre visite, comprese quelle dei vertici del suo partito, dovrebbe chiedere ogni volta il permesso al giudice. Il secondo motivo, gli ha spiegato Coppi, sta nelle lungaggini del sistema giudiziario. Il Cav diventerebbe, per il Tribunale di sorveglianza che ha comunque l’ultima parola sull’opzione indicata per un servizio sociale o l’altro, un «libero sospeso». Peccato che le richieste pendenti presso il Tribunale di Milano sono così numerose che potrebbe guadagnare mesi preziosi. Nelle condizioni di «libero sospeso», appunto, senza dire del fatto che, con i servizi sociali, lo sconto di pena sarebbe corposo (due mesi).