È stato un weekend agitato per il sindaco, Massimo Cialente, e la sua maggioranza, o almeno quello che ne rimane. Per una semplice presa d'atto del progetto per Piazza D'Armi, necessaria per dare il via all'accordo di programma per la riqualificazione, il Consiglio comunale ha impiegato ore, tra ostruzionismo dell'opposizione e l'atteggiamento di alcuni esponenti del centrosinistra (hanno votato contro il capogruppo Prc Perilli e il vice capogruppo Pd Bernardi), per arrivare al placet finale.
Sindaco un atteggiamento che l’ha fatto infuriare, tanto che sul suo social network preferito, facebook, ormai diventata vera e propria valvola di sfogo ha sbottato.
«Vedo, con crescente stupore, prima ancora che preoccupazione, una instabilità della maggioranza. Se si deve andare avanti a stento in questo non governo, fatto di veti incrociati e tutela dei propri disegni, sarà giusto ridare la parola ai cittadini».
Un messaggio lungo in cui ne ha avute per tutti, dal democrat Bernardi a Ludovici dell'Api, chiosando in maniera sibillina.
«Propongo pertanto un patto fra gentiluomini. Decidiamo di ridurre al minimo la fase di commissariamento e torniamo alle urne».
Cialente lei sta aggiungendo nuova polvere da sparo ad una situazione esplosiva. Perchè quello sfogo, sindaco?
«Non è stato uno sfogo, Prima di fare una cosa ci penso bene In questa fase storica, politica, culturale e sociale non è più possibile andare avanti con il vecchio modo di fare politica. La politica si fa in due modi. Non c’è più posto per interessi personali, ricerche di visibilità e così via».
A cosa si riferisce?
«Io penso a Bernardi, che voleva fare il presidente del comitato ristretto dei sindaci o l'assessore e non è stato accontentato, ed è più dentro che fuori della maggioranza. Perchè è ancora vice capogruppo Pd o è ancora nel partito. O Ludovici, che voleva un suo uomo (neanche del suo partito) alla presidenza dell'ex Onpi; richiesta che non ho approvato, anzi l'ho cacciato dall'ufficio. E il centrodestra, che voleva cementificare piazza D'Armi, ha tentato fino all'ultimo di far mancare il numero legale. Si parla di trasparenza, ma la vera trasparenza non deve esserci nei comportamenti e nelle scelte di chi amministra?».
Svelare retroscena politici porterà ad una crisi o, addirittura, a elezioni anticipate?
«Vedremo cosa accadrà. Se mi dimettessi, peraltro, non potrei neanche ricandidarmi. L'Aquila è bloccata da un gioco delle parti che mi preoccupa e le persone devono sapere. Nel 2014 rischiamo di non avere un euro per la ricostruzione, tra sforamento del 3,1 per cento del Patto di stabilità, Imu e aumento dell'Iva. L'Aquila non può essere commissariata in questo momento storico, ma si può andare avanti solo se c'è la forza di poter governare».
Se questa forza ci sarà solo nei prossimi giorni, forse nelle prossime ore. Sempre che i dissidenti non rientrino nei ranghi.