PESCARA «Chiodi deve fissare la data del voto per le regionali. E la sua decisione deve farla sapere a tutti. L’Abruzzo non può più rimanere appeso ai calcoli elettorali».
Camillo D’Alessandro, capogruppo del Partito Democratico all’Emiciclo, torna a placcare il governatore. Ieri il suo partito ha presentato una risoluzione, sottoscritta da Italia dei Valori, Comunisti Italiani, Rifondazione Comunista e Verdi, che è stata iscritta dalla conferenza dei capigruppo all’ordine del giorno del Consiglio regionale di martedì prossimo. Il documento impegna il presidente Chiodi a fissare la data del ritorno alle urne entro il 14 marzo 2014, «nel rispetto della legge elettorale e dello statuto». Nessuno slittamento a maggio, per accorpare le regionali alle europee, può essere consentito, a detta del centrosinistra. «Lo statuto e la legge elettorale fissano inequivocabilmente la data del voto entro e non oltre il 14 marzo, e nessuna norma è intervenuta a modificare la previsione normativa di questo termine perentorio» è scritto nel testo della risoluzione che sarà discussa martedì all’Emiciclo.
La possibilità di unire le elezioni regionali con altre consultazioni, allo scopo di ridurre i costi, viene valutata positivamente ma soltanto a condizione che si torni alle urne appunto entro il 14 marzo dell’anno prossimo. «Per ogni altra elezione successiva a tale data, l'accorpamento rappresenterebbe una grave violazione delle previsioni statutarie e legislative vigenti, con un inevitabile contenzioso giudiziario e amministrativo», sostengono i firmatari della risoluzione. Nel documento si menziona anche il parere dell'Avvocatura dello Stato, «che richiama la necessità di modificare la legge elettorale» per rinviare il voto. Modifica però mai avvenuta, vigendo il «semestre bianco»: dunque - sostengono i rappresentanti del centrosinistra - «nessuna altra norma, approvata surrettiziamente, può superare l'applicazione dello statuto e della legge elettorale». La legislatura regionale insomma non va prolungata oltre la scadenza naturale per evitare - dicono - un «esercizio provvisorio di sei mesi durante il quale Consiglio regionale e Giunta sarebbero privi di poteri operativi e decisionali, con gravi negative conseguenze per l'economia abruzzese».
La risoluzione non porta la firma di Sel: il gruppo si è riservato di sottoscriverla durante la seduta del Consiglio di martedì se saranno accolte alcune sue integrazioni al testo.