Iscriviti OnLine
 

Pescara, 24/03/2026
Visitatore n. 752.590



Data: 29/09/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
La crisi di Governo - Governo, il Pdl lascia. È crisi. L’improvvisa accelerazione decisa dal Cavaliere: «Ultimatum del capo dell’esecutivo inaccettabile, usciamo»

ROMA Il siluro che affonda il governo parte da villa San Martino alle 18, sorprendendo, almeno in parte, anche gli stessi ufficiali che sul vascello dell’esecutivo indossano l’uniforme del Pdl. Ma il comunicato di Silvio Berlusconi non lascia margini a interpretazioni, come invece è stato per l’annuncio del ritiro dei parlamentari azzurri: la richiesta ai cinque ministri pidiellini è di «presentare immediatamente le proprie dimissioni». Il Cavaliere riconduce le motivazioni del suo blitz alla «decisione del presidente del Consiglio Letta di congelare l’attività di governo, determinando in questo modo l’aumento dell’Iva e una grave violazione dei patti su cui si fonda questo governo, che contraddice il programma presentato alle Camere e ci costringerebbe a violare gli impegni presi con i nostri elettori in campagna elettorale e quando votammo la fiducia a questo esecutivo da noi fortemente voluto. Per queste ragioni - prosegue la nota del leader pdl - l’ultimatum lanciato dal premier e dal Pd agli alleati di governo sulla pelle degli italiani, appare irricevibile e inaccettabile». Di qui la decisione di chiedere immediate dimissioni ai ministri azzurri «per non rendersi complici e per non rendere complice il Popolo della libertà, di una ulteriore odiosa vessazione imposta dalla sinistra agli italiani».
MINISTRI ALLINEATI
Immediato l’allineamento dei ministri pidiellini. Nell’arco di pochissimi minuti, il vicepremier Alfano annunciava le dimissioni dell’intera delegazione governativa azzurra. E in un successivo comunicato si precisava «non esserci più le condizioni per restare nell’esecutivo dove abbiamo fin qui lavorato nell’interesse del Paese e nel rispetto del programma del Pdl». Seguivano le firme dei ministri Alfano, De Girolamo, Lorenzin, Lupi e Quagliariello, i quali precisavano inoltre di rassegnare le dimissioni «anche al fine di consentire, sin dai prossimi giorni, un più schietto confronto e una più chiara assunzione di responsabilità». Quest’ultimo proposito dei ministri pidiellini è il solo a trovarli in sintonia con il premier Enrico Letta. Il quale subito dopo l’annuncio delle dimissioni aveva fatto sapere - come d’altra parte annunciato pochi giorni fa a New York - di «voler andare in Parlamento per un chiarimento alla luce del sole e di fronte a tutti i cittadini».
L’improvvisa decisione del Cavaliere sembra venir accolta dal corpo del partito come uno sbocco apparso sempre più inevitabile, anche se fino a poche ore, se non minuti dalla nota inviata da Arcore, esponenti di primissimo piano del Pdl davano la rottura per tutt’altro che inevitabile. Tra questi, Renato Brunetta, intervistato ieri pomeriggio da TgCom24, si dichiarava «ottimista», ritenendo che ci fosse «ancora tempo per fare una grande alleanza. Il Paese - affermava il capogruppo azzurro - ha bisogno di essere governato, non ha bisogno di isterismi da parte di nessuno».

HURRA’ DEI FALCHI
Poi la bomba di villa San Martino accolta dagli hurrà dei falchi, ma non senza qualche significativa presa di distanza. Per Daniele Capezzone, «da Berlusconi è venuta la decisione migliore. La situazione era ed è insostenibile sia dal punto di vista delle scelte fiscali del governo sia da quello del mancato rispetto da parte della sinistra dei principi democratici e del diritto degli elettori di Forza Italia a una piena rappresentanza politica e istituzionale». Scelta «ovvia» anche secondo Maurizio Gasparri, quella di rompere dopo «la decisione di Letta di far saltare il patto di governo sull’Iva». Per gli stessi motivi indicati da Gasparri le dimissioni dei ministri azzurri sono giudicate «ineccepibili e inevitabili» anche da Altero Matteoli. Mentre per il presidente della commissione Giustizia della Camera, Nitto Palma, tutto l’accaduto di ieri «è la conseguenza della gravissima decisione di Letta di giocare una partita contro gli italiani per scopi elettorali e di partito». In controtendenza l’opinione di Fabrizio Cicchitto, secondo il quale «una decisione di così rilevante spessore politico avrebbe richiesto una discussione approfondita e quindi avrebbe dovuto essere presa dall’ufficio di presidenza del Pdl e dai gruppi parlamentari».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it