ROMA Già da mercoledì, appena Silvio Berlusconi ha sollecitato le dimissioni dei parlamentari del Pdl, era cominciato il reclutamento. Ma ieri pomeriggio, un istante dopo l’addio dei ministri pidiellini al governo, è cominciata una caccia vera e propria ai dissidenti del partito del Cavaliere in Senato. Quelli che la crisi non la vogliono per non perdere il posto. Ma soprattutto quelli che non digeriscono più i diktat del capo. «Gente consapevole», riferisce un reclutatore, «che una crisi adesso metterebbe il Paese in ginocchio e costringerebbe i cittadini a pagare l’Imu e una valanga di tasse, visto che il tasso d’interesse dei nostri titoli pubblici sarebbe destinato a lievitare».
IL RECLUTAMENTO
Ieri sera, dopo appena tre ore, i ribelli pidiellini erano già a quota 14. Tra questi ci sarebbero Carlo Giovanardi, i siciliani Giuseppe Castiglione, Salvatore Torrisi e Pippo Pagano, il ministro delle Riforme (non si è ancora dimesso) Gaetano Quagliariello, e il sottosegretario all’Economia Alberto Giorgetti che ha annunciato pubblicamente l’intenzione di non dimettersi. Più altri otto nomi tenuti “coperti” per evitare le contromosse di Berlusconi. «C’è molto malcontento nel partito», dice un ribelle, «sappiamo che sono numerosi i parlamentari decisi a non seguire l’indicazione del Cavaliere di aprire la crisi». Ai quattordici, per arrivare a quota venti (tanti sono i senatori che servono a garantire una nuova maggioranza), ne mancano sette. Ma ci sono anche quattro senatori ex Cinquestelle. «Per ora siamo a 18, ma entro lunedì saremo molti di più e costruiremo un nuovo gruppo parlamentare», riferisce il ribelle. Il nome: “Italia popolare”. E anche “Gal” di Luigi Compagna è ormai vicino.
C’è da dire che Letta non frena l’operazione. Anzi. Dopo lo strappo del Cavaliere, è determinato a farla pagare al capo del Pdl. La prova: il durissimo comunicato in cui ha dato del folle a Berlusconi accusandolo di anteporre i suoi interessi personali a quelli del Paese. E anche Napolitano, naturalmente, vede di buon occhio la prosecuzione del governo Letta. Magari nella formula del bis: un governo nuovo con una maggioranza nuova.
Tra chi lavora alla stabilità c’è il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini. «Non penso che un gesto così grave, maturato solo dall’esasperazione di queste ore, possa essere accettato da quanti nel Pdl hanno sempre lavorato alla creazione di una vasta area moderata e popolare», ha detto Casini da New York dove ha preso parte ai lavori dell'Assemblea generale dell'Onu. E anche Mario Monti è impegnato nella tessitura della nuova maggioranza: «Scelta Civica non mancherà di dare il proprio contributo».