Paola Pelino «La richiesta di dimissioni è stata accolta con un’ovazione»
Antonio Razzi «Sono stato il primo a depositare la lettera»
Federica chiavaroli «Noi vogliamo la pacificazione gli altri fanno la guerra»
Fabrizio Di Stefano «Bene fa Enrico Letta a coinvolgere il Parlamento»
Paolo Tancredi «Le colombe sono state sconfitte dalla realtà dei fatti»
PESCARA La linea di Silvio Berlusconi è la linea di tutto il Pdl abruzzese, senza tentennamenti. Tutti i parlamentari eletti nella regione hanno presentato le dimissioni nelle mani dei capigruppo e tutti sono convinti che questo «gesto estremo», come lo chiama il deputato teramano Paolo Tancredi, sia stato necessario. Certo, il ministro Gaetano Quagliariello, eletto anche lui in Abruzzo, non lo ha fatto (però ieri sera ha annunciato le dimissioni da ministro come gli altri colleghi del Pdl), ma a lui è toccato in questi giorni il ruolo scomodo del pontiere. Tancredi, che è «ottimista di natura», fa fatica a pensare positivo: «La situazione è difficile, anche se un residuo di ottimismo mi resta pensando al percorso della crisi di governo, anch’essa senza sbocchi per nessuno. E io sono convinto che un governo ci serva». Il deputato teramano si definisce una colomba, «ma la realtà ha sconfitto la pratica delle colombe», ammette. E le dimissioni sono state un passaggio obbligato: «Il nostro è un gesto politico estremo di fronte alla chiusura totale della parte opposta. Sono stato cinque anni in giunta per le elezioni e mai ho visto una cosa del genere. Di fronte a una eccezione di costituzionalità abbiamo sempre fatto un passaggio davanti alla Corte costituzionale. E poi Berlusconi è la nostra storia, chi ha pensato che avremmo assistito al suo dimissionamento come si fa con un lontano parente malato si è sbagliato». Un concetto che riprende la senatrice Federica Chiavaroli: «Le dimissioni sono un gesto di vicinanza al presidente Berlusconi che tanto ha fatto per il paese e per far nascere questo governo. Per questo credo che Berlusconi non meriti il clima ostile che si respira in giunta. Non è possibile che una parte cerchi la pacificazione e l’altra continui con la guerra. Ma io sono fiduciosa, così come Berlusconi ha fatto nascere il governo, così lo farà continuare nell’interesse del Paese». Il senatore Antonio Razzi spiega così il doppio vincolo davanti al quale si trovano i suoi compagni di partito: «Per usare una metafora calcistica, essendo stato nominato col porcellum, io non sono padrone del mio cartellino, mentre lo ero nelle precedenti legislature, quando fui eletto dal voto degli italiani in Svizzera». Razzi però è stato il primo a consegnare la lettera di dimissioni dal Senato. «L’ho fatto giovedì, l’ho depositata sulla scrivania del vicepresidente Giuseppe Esposito. Per me è un dovere difendere il nostro capo, però mi dispiace che il Pd metta in crisi le larghe intese, perché è stata una soluzione politica che tutto il mondo ha apprezzato». Anche Fabrizio Di Stefano è convinto della linea del Pdl: «Il nostro è un atto di solidarietà e di vicinanza al presidente Berlusconi. Un chiarimento è indispensabile e fa bene Letta a coinvolgere anche il parlamento. Non si può far finta di ignorare che da qui a 20 giorni il leader del partito che per 20 anni ha raccolto milioni di consensi uscirà dal Parlamento e non per un risultato elettorale. La richiesta del passaggio davanti alla Corte costituzionale è assolutamente legittima». Paola Pelino assicura che il gruppo è compatto: «L’altro giorno nella riunione alla Camera c’è stata un’ovazione alla proposta di rimettere il mandato. Il nostro gesto non è provocatorio e non è un ricatto, ma una reazione a una posizione di chiusura del Pd. Certo, noi vorremmo andare avanti col governo, ma se non ci sono più le condizioni, le lente agonie non servono a nulla». Il cordinatore regionale del Pdl Filippo Piccone vede una via d’uscita: «Secondo me c’è ancora la possibilità di arrivare a un momento di mediazione. In queste ore si sta lavorando, ma la situazione è delicata, la vicenda Craxi è ancora troppo fresca per far finta di niente. Chiediamo che non venga negato a Berlusconi il diritto di difendersi. Noi non ci riferiamo alla sentenza: non siamo pazzi o eversivi, non vogliamo che qualcuno risulti immune di fronte alla legge, ma ci riferiamo al diritto di Berlusconi di poter dimostrare che l’applicazione della legge Severino è incostituzionale. É una richiesta in punta di diritto. Per questo confido nel buonsenso di tutti».