Il congresso torna a rischio in caso di elezioni anticipate Le primarie potrebbero essere per la premiership
ROMA «E’ un’azione di sfascio di totale irresponsabilità» ai limitidell’eversione. Così Guglielmo Epifani commenta a caldo la notizia delle dimissioni di tutta la delegazione del Pdl dal governo. Un vero colpo di scena per tutti, arrivato a sorpresa intorno alle 18, che per ora compatta tutto il Pd nel condannare il gesto che Enrico Letta per primo ha bollato come «folle e sconsiderato». E come nell’ultima direzione, quella che ha messo fine al tormentone su regole e data del congresso che ha appassionato il gruppo dirigente del partito per mesi, anche in questo caso i democratici parlano con una voce sola. Ma l’unanimismo si ferma alla esecrazione per la linea scelta da Silvio Berlusconi che ancora una volta torna a vestire i panni dei Caimano «anteponendo i propri interessi a quelli del Paese». E già perché il Pd è compatto solo nella richiesta di «parlamentarizzare» la crisi. Ma destinato ancora a dividersi presto sulla possibilità di trovare in Parlamento i numeri per andare avanti con un Letta bis o con un governo di scopo, per fare la legge di stabilità e la riforma elettorale. E soprattutto sulle primarie. Se, come oggi tutto lascia pensare, la crisi non avrà uno sbocco e si andrà presto a votare è probabile che salti il congresso del partito indetto per l’8 dicembre. Le primarie infatti nel caso la situazione politica dovesse precipitare verso le elezioni anticipate sarebbero a quel punto non sulla segreteria del Pd ma per il candidato premier del centrosinistra. E al punto in cui siamo è difficile che Enrico Letta non corra come sfidante di Matteo Renzi. Soprattutto dopo che toccherà a lui, martedì prossimo, pronunciare in Parlamento un discorso durissimo contro il Cavaliere che ha portato il Paese a un passo dal disastro pur di salvarsi. Oggi però è solo Enrico Rossi, il governatore della Toscana a interrogarsi sull’eventualità di un rinvio del congresso. «Non ricordo mai la minaccia di dimissioni di parlamentari di maggioranza, è davvero un atto inquietante come ha detto Napolitano, di questa crisi sarà il Paese a farne le spese ma l’irresponsabilità sta salendo a livelli che non erano prevedibili», dice infatti Epifani quasi a scusarsi di non aver saputo immaginare il colpo di teatro di Berlusconi. Il segretario del Pd invece è molto cauto sullo scenario immediato. Stefano Fassina, oggi viceministro all’Economia, dopo aver espresso preoccupazione per il possibile intervento della Troika sulla manovra economica, pronostica che non si voterà. «Non si andrà a elezioni perché troveremo una soluzione in Parlamento: sono sicuro che c’è una maggioranza in grado di evitarlo», dice al Tg2. «Dobbiamo approvare la legge di stabilità e la legge elettorale perché se non lo facciamo vuol dire fare del male seriamente all’Italia», avverte. Sembra dargli ragione Gennaro Migliore, capogruppo di Sel. «Una maggioranza alternativa è possibile perché non possiamo andare a votare con questa legge: è un dovere repubblicano», spiega il capogruppo di Sel. Ma i renziani mettono le mani avanti, confermando il sospetto, molto forte tra gli uomini più vicini a Enrico Letta, di non essere affatto dispiaciuti per l’accelerazione impressa dal Pdl alla crisi. «Chi dice che Berlusconi non mantiene le promesse? Due anni fa decise l’aumento dell’Iva ora fa cadere il governo così l’aumento è sicuro», scherza Paolo Gentiloni, molto ascoltato dal sindaco di Firenze. Gentiloni però mette in guardia dalla tentazione di maggioranze aborracciate per tirare a campare. «Ora nessuno pensi a maggioranze scilipotiche, solo da un’alternativa può venire stabilità», avverte. Del resto è per primo Epifani ad andarci cauto. «Un’altra maggioranza? Io sono per fare i passi uno alla volta, se si formalizza la crisi bisogna riflettere».