ROMA Non solo l’ex capogruppo dei deputati pdl, Fabrizio Cicchitto, il primo a esprimere disagio, ma anche i ministri Quagliariello, e Lorenzin, che per Mara Carfagna «sono già fuori dal partito». «Berlusconiana di ferro, ma moderata» si dichiara il ministro Nunzia De Girolamo. E perfino il ministro Maurizio Lupi avverte che «Forza Italia non può essere un movimento estremista in mano a degli estremisti. Vogliamo stare con Berlusconi ma non con i suoi cattivi consiglieri. Alfano si metta in gioco per questa buona e giusta battaglia».
LEALTÀ
E il segretario del Pdl risponde. «La mia lealtà al presidente Berlusconi è a prova di bomba- premette- ma oggi lealtà mi impone di dire che non possono prevalere posizioni estremistiche estranee alla nostra storia. Se prevarranno quegli intendimenti, il sogno di una nuova Forza Italia non si avvererà. Se sono quelli i nuovi berlusconiani, io sarò diversamente berlusconiano». Parole che provocano la tirata di orecchi di Sandro Bondi che invita Alfano «a non parlare di estremismi che non esistono». Comunque, il solco è ormai aperto. Ad Alfano guardano e si appellano Giovanardi, Cicu, la Saltamartini. «I nostri elettori non condividono queste scelte», avverte Sacconi. E’ un diluvio di prese di distanza dalle dimissioni di massa dei parlamentari e dal diktat ai ministri, definiti «decisioni estremiste e inusitate». Ma viene allo scoperto anche il disagio nei confronti della nuova Forza Italia «che non può essere governata da un gruppo di estremisti che decidono in totale solitudine».
Lo strappo ormai è palese. E le colombe, dopo una notte passata a consultarsi, si sperticano nell’assicurare «lealtà e solidarietà a Berlusconi», ma cercano di distinguersi dalla linea dei falchi che, per dirla con Quagliariello, «somiglia a quella di Lotta continua». Tutti a differenziarsi, a cercare definizioni appropriate per marcare la differenza da Santanchè e Verdini. Se Alfano si definisce «diversamente berlusconiano», la De Girolamo diventa «berlusconiana moderata», Cicchitto «berlusconiano democratico» e la Saltamartini «berlusconiana aperta al confronto».
Non è detto che tutto ciò preluda alla nascita di un gruppo di moderati pronti a votare la fiducia ad Enrico Letta. E tanto meno a una fuoriuscita dal Pdl per confluire magari in un gruppo che si richiama al Ppe, come spera Pierferdinando Casini. Tuttavia, in queste ore, lo stormo delle colombe si compatta e si rafforza, anche se la resa dei conti vera e propria ci sarà stasera durante la riunione dei gruppi del Pdl con Berlusconi.
Ma Cicchitto e Quagliariello assicurano che diranno chiaro e tondo che «i parlamentari non possono essere trattati alla stregua di pedine da manovrare da un gruppo ristretto del partito, che, oltretutto agisce in modo disordinato». E l’ex presidente dei deputati ricorda che «Forza Italia prima e il Pdl poi, hanno come valore essenziale quello della libertà e della democrazia che evidentemente va praticata anche al proprio interno». E avverte che «Alfano, cresciuto come dirigente politico e come uomo di governo non può essere cancellato con un tratto di penna».