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Data: 30/09/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Senato, pronti i voti dei neo-responsabili. La maggioranza senza Pdl c’è già: almeno venti moderati del centrodestra potrebbero dar vita a un nuovo gruppo di area Ppe. Quagliarello: stiamo valutando se dar vita a un nuovo partito

ROMA Quelli che sono a fine giro e sanno già che non saranno ricandidati. Quelli che «sono arrivato in Parlamento solo 5 mesi fa». Quelli che «io metto al primo posto la stabilità e gli interessi del Paese». Quelli che non vengono mai invitati ai talk show e sono stanchi di subire il dictat dei capi. Quelli che se vanno a casa passano dallo stipendio di senatore, (21 mila euro al mese) a un contratto di co.co.co. «e c’è poco da guardare il pelo nell’uovo». Messe insieme queste ragioni, frullate e tradotte in voti garantirebbero da sole il raggiungimento del magic number: 161, quanto basta per la maggioranza (il plenum è 321) . Già in cassaforte ci sono quelli di Pd, (108 ), Scelta civica (20) e Autonomie (10). Considerando i 7 di Sel e i 5 senatori a vita, Monti più i 4 senatori - Renzo Piano, Elena Cattaneo, Carlo Rubbia e Claudio Abbado - freschi di nomina presidenziale si arriva a quota 150. Che diventano 154 con gli ex Cinque Stelle, i fuoriusciti Alberto Airola, Adele Gambaro , Paolo De Pin e Marino Mastrangeli. Che conferma: «Siamo stati eletti per realizzare un programma politico e di questo programma faceva parte un sistema elettorale diverso dal Porcellum».
LA FILIERA

A questo punto - eravamo a 154 - per arrivare al break event point manca un soffio. Un soffio per galleggiare da soli, senza il salvagente dei diversamente berlusconiani. Un elenco che già comprenderebbe in teoria oltre a Quagliarello (155), i siciliani Castiglione (156), Torrisi (157), Pagano (158), i campani Compagna (159) e Falanga (160), il calabrese Naccarato (161) e il ministro Sacconi (162). E fermiamoci qui, un passo oltre la soglia ché al conteggio va sottratto il presidente del Senato Piero Grasso (per prassi non vota.) Ma si potrebbero includere almeno altri 3 senatori di Gal (Gruppo autonomie e libertà) pronti a passare il guado. La frattura interna al Pdl, come lascia intendere in serata Bruno Tabacci, abituato a navigare tra latitudini confinanti, è ampia, e «può accadere di tutto». Riferimento forse al gruppo di Comunione e Liberazione dato da alcuni in libera uscita. Ci sarebbero poi almeno altri 4 o 5 dissidenti grillini - Bencini, Battista, Orellana, Bocchino e Campanella - pronti a evitare lo sciogliete le righe pur di cestinare il Porcellum, loro dicono.
Di peones pronti ad accorrere al di là di ogni ragionevole dubbio in soccorso di governi ballerini è piena la storia. Stavolta però la filiera-Quagliarello partirebbe direttamente da un imput del Quirinale. «In linea di principio tutto quello che va ne senso di equilibrio, moderazione e stabilità avrà sempre il mio sostegno perché prima di tutto viene il Paese», sintetizza le sue ragioni Naccarato. Il quale nega, però, di avere aver avuto un ruolo; rifiuta l’idea che sia in corso una trattativa e un arruolamento, «quando si voterà la fiducia ognuno resterà solo con se steso e dovrà rispondere alla propria coscienza».
MODERATI EUROPEI

Per passare dalle intese extralarge alle piccole grandi intese il varco è stretto, gli orizzonti larghi. I pidiellini filo-lettiani approderebbero nel gruppo misto nella prospettiva di confluire alle prossime europee tra i moderati di un nuovo Ppe italiano. Il passaggio avviene alla luce del sole. La platea degli aspiranti «neo-responsabili» («ma non chiamateci così», quasi supplicano loro) potrebbe largamente assicurare la quantità di ossigeno necessaria al galleggiamento. Da sponda a sponda restano ormai poche bracciate.

Quagliarello: stiamo valutando se dar vita a un nuovo partito
«Non esiste che i moderati siano diretti da un gruppo di estremisti»«In Francia di formazioni golliste ce ne furono tre, da noi potremmo averne due»

ROMA «Dobbiamo vedere se possiamo creare una nuova formazione dove sia possibile essere diversamente berlusconiani. D’altra parte in Francia di partiti gollisti ce ne furono tre, qui da noi potremmo averne due». Gaetano Quagliariello, professore e ministro delle Riforme istituzionali - che non si faranno nemmeno stavolta - è sicuro che nel Pdl prenderà quota l’ala moderata che non intende essere guidata dalla coppia di falchi Denis Verdini e Daniela Santanchè».
Così Berlusconi di partiti ne avrebbe due
«Non ci troverei nulla di strano».
Ma lei pensa che sia possibile ancora ricontrattare con Letta il programma di governo e andare avanti?
«Berlusconi mi sembra abbia aperto alla possibilità di andare avanti votando la legge di stabilità».
E questo è un merito di voi dissenzienti?
«Beh mi sembra che un nostro contributo lo stiamo dando».
Alfano ha appena detto che Forza Italia non può essere lasciata in mano a degli estremisti. Ma perché non riunisce gli organismi dirigenti del partito?
«Perché nella riunione dove hanno deciso le dimissioni dei ministri Alfano non c’era. La decisione di lasciare il governo si sarebbe dovuta prendere insieme, magari nell’ufficio di presidenza del partito. Ora a che serve convocare una nuova riunione. Comunque sono stati convocati gruppi e domani (oggi ndr) vedremo».
Che cosa non l’ha convince dell’attuale Pdl o neo-FI?
«Le dimissioni dei parlamentari saranno anche stato un atto simbolico, ma le giudico un atto di una inusitata gravità. Forza Italia è stata il partito della maggioranza silenziosa del Paese e questo lo si deve a Silvio Berlusconi. Invece nell’ultima settimana è sembrata una riedizione di Lotta Continua. Questo è inaccettabile e se Forza Italia sarà questo io non posso riconoscermi».
Si riconosce ancora nel Pdl?
«Certamente, io rimango fermo nel centrodestra, nel Pdl e convinto della necessità di dare la maggioranza al centrodestra e alla maggioranza in Italia. Altri sono mossi da questo obiettivo e stanno tentando di snaturare Forza Italia».
Berlusconi compreso?
«No perché penso che Berlusconi debba continuare ad essere il punto di riferimento e di sintesi di tutti i moderati. Come è sempre stato, ed è stato questo il suo merito. Nel ’94 ha riunito il popolo dei moderati che magari votavano per tanti altri partiti e lo ha fatto popolo di Forza Italia».
Un altro partito per fare cosa? Appoggiare un Letta-bis?
«Il centrodestra, dal ’94 in poi, non può essere una storia di estremismi. Io non rinnego nulla della mia storia politica, non rinnego la mia collocazione nel centrodestra, sono fiero dell'amicizia con Berlusconi, gli sono riconoscente e resto accanto a lui. Ma se la nuova Forza Italia è quella che si profila in questi giorni, non è la mia Forza Italia».
Vede la possibilità di continuare con l’attuale governo?
«Aspettiamo di sentire cosa dirà Letta in aula. Dipende molto da cosa metterà nel programma. Poi decideremo».
Per arrivare sino al 2015?
«All’Italia non serve un governicchio che fa solo la legge elettorale o la legge di stabilità. Sono argomenti importanti, ma non può essere l’ambizione di un governo. Serve un governo che abbia l’ambizione di fare le riforme».
E se Letta non ci riuscirà?
«Considerando che sulla legge elettorale pende il vaglio della Corte Costituzionale eventuali elezioni anticipate saranno possibili dopo il giudizio della Corte. E, quindi, serve assolutamente un governo anche per fare elezioni anticipate».
Quindi sino a dopo il semestre europeo?
«Certamente non per fare cose che farebbe qualunque governo elettorale».
Se dovesse percentualizzare l’area degli scontenti dentro al Pdl per la gestione Verdini-Santanchè, a che quota la collocherebbe?
«Non mi avventuro in numeri e non mi preoccupo di questo. Non è comunque il momento di fare scouting, ma di avere come obiettivo quello di tenere insieme i moderati che devono essere guidati da moderati. Non esiste che siano diretti da un gruppo di estremisti».
Ma per essere diversamente berlusconiani occorre dividersi in due partiti
«Certamente, ma non è uno scandalo e non sarebbe la prima volta. In Francia di partiti gollisti se ne sono contati tre».
Ha sentito Berlusconi?
«Negli ultimi due giorni no».

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