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Pescara, 24/03/2026
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Data: 01/10/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Berlusconi: stop di Iva e Imu in sette giorni e subito al voto. L’ex premier ai dissidenti: i panni sporchi si lavano in famiglia. Poi dice: esecutivo finito. Colombe contro Sallusti: non temiamo il metodo Boffo

ROMA Silvio Berlusconi riunisce i suoi parlamentari e detta la linea senza specificare se il Pdl dovrà votare o no la fiducia al governo Letta. Concede solo sette giorni all’esecutivo delle larghe intese, che definisce «un’esperienza finita». E non dà nessuno spazio al dibattito. Durante la riunione a Montecitorio parla solo lui e spiega che «basta una settimana per votare il decreto Iva, l'abolizione della seconda rata Imu e la legge di stabilità senza aumento delle tasse. Dopo di che- tuona- si chiude e si va a votare».
RIUNIONI CONTINUE

Questa è la proposta del leader del Pdl che respinge le dimissioni di massa dei suoi parlamentari, «che mi hanno commosso», ma conferma quelle dei cinque ministri pidiellini il cui disagio «è comprensibile, ma il partito deve restare unito».Polemiche rientrate dunque? Probabilmente non è così, stando almeno alle dichiarazioni di Fabrizio Cicchitto, che, durante l’assemblea, ha provato a chiedere un dibattito che è stato negato. Non solo. Alfano, Quagliariello, Lupi, Lorenzin e Di Girolamo, alla fine di una giornata segnata da tensioni e incontri a ripetizione, si sono sì dimessi dalla carica di ministri, ma sono tornati a riunirsi a palazzo Chigi. Dopo di che Alfano è andato di nuovo a palazzo Grazioli per un ulteriore chiarimento con il Cavaliere che li aveva strigliati con l’ammonizione che «i panni sporchi si lavano in casa».Segno che non tutto è appianato.
Difficile, d’altronde, che le tensioni potessero dissolversi, visti anche gli attacchi ai cinque ministri da parte dei giornali berlusconiani. In mattinata, letto l’editoriale del direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, nel quale venivano accusati «di seguire le orme di quel genio di Fini» quando ipotizzavano un eventuale futuro fuori dalla nuova Forza Italia, Alfano e i colleghi di governo reagiscono indignati. «Se Sallusti pensa di intimidire noi e il libero confronto dentro il nostro movimento politico, si sbaglia di grosso.
Se intende impaurirci con il paragone a Gianfranco Fini, sappia che non avrà case a Montecarlo su cui costruire campagne- avvertono- se il metodo Boffo ha forse funzionato con qualcuno, non funzionerà con noi».E il direttore del Giornale replica «allibito». «Non ho nessuna paura di queste squallide minacce nei confronti della libertà di stampa».
Clima tutt’altro che disteso, dunque, che Berlusconi ha provato a rasserenare a più riprese. Prima, durante il pranzo a palazzo Grazioli con la delegazione ministeriale del Pdl. E più tardi, cercando di rassicurare i parlamentari affrontando di petto la questione del ritiro dei ministri dal governo e sgombrando il campo dall’accusa di essersi fatto condizionare dai falchi Verdini e Santanchè.«Ho deciso io di farli dimettere- assicura- nella notte ho capitoche gli italiani non capivano come facevamo a stare al Governo con la sinistra se i nostri deputati si erano dimessi e ho reagito», racconta. E rintuzza anche quei moderati «diversamente berlusconiani», che hanno definito Forza Italia «un movimento estremista», garantendo che «non è proprio così e spiegherò agli italiani quali sono le nostre ragioni».
LEADER CONFERMATO

Il messaggio di Berlusconi è chiaro. «Decadenza o meno, io resto il leader del centrodestra e solo io deciderò come e quando staccare definitivamente la spina alle larghe intese che, comunque- dice- considero concluse».E, dopo le solite accuse ai magistrati «alcuni dei quali sono un cancro della democrazia», lancia un avvertimento al premier e al Colle: «Nessunopensi a governicchi che si reggono con transfughi e gente scappata di casa». Inoltre, resta confermata la manifestazione del Pdl del 4 ottobre mentre in Senato la giunta per le immunità vota sulla sua decadenza.

Il Giornale e quella campagna che portò alle dimissioni del direttore di Avveniredi Maurizio Sgroi

CITTÀ DEL VATICANO Il metodo Boffo evoca una stagione di veleni, di tossine e di calunnie usati sostanzialmente per scopi politici e per tacitare gli avversari. Il metodo non è difficile da mettere in pratica, in Vaticano e ai piani alti della Cei se lo ricordano ancora molto bene: consiste nell'utilizzare «carte false contro qualcuno che osa o ha osato dissentire. Significa usare la stampa amica per fare del male a qualcuno in modo consapevole e violento». La definizione veniva sintetizzata qualche tempo fa dal direttore dell'Avvenire, Marco Tarquinio a chi gli chiedeva di commentare l'azione diffamatoria condotta contro il suo predecessore, Dino Boffo, avvenuta nell'estate del 2009 dopo una serie di articoli violentissimi pubblicati dal Giornale. La campagna fu talmente brutale da portare alle dimissioni dell'allora direttore del quotidiano dei vescovi che rischiò di essere annientato psicologicamente. Uscì di scena per non essere sottoposto ad una gogna mediatica continua. Il Giornale di proprietà della famiglia Berlusconi aveva gettato discredito su di lui, presentando quelle che riteneva delle prove circa presunti guai giudiziari. Il 28 agosto il Giornale usciva in edicola con una intera prima pagina dedicata a un «incidente sessuale». Il Giornale citava atti del Tribunale di Terni (riferiti a fatti del 2001), e ricordava un patteggiamento in un processo per molestie con minacce alla moglie di un uomo con il quale Boffo avrebbe avuto una relazione omosessuale. La cosa si era conclusa nel 2004 con il pagamento di un'ammenda di 516 euro. Boffo smentì categoricamente la ricostruzione ma il 3 settembre fu costretto a farsi da parte dalla direzione sotto il fuoco di fila delle bordate dell'artiglieria del Giornale. A Boffo costò molto caro avere criticato, nelle settimane precedenti, la «condotta morale» del premier Berlusconi, impegnato a disquisire di bunga bunga e organizzare festini con ragazze giovanissime.

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