ROMA L’appuntamento è fissato per questa mattina a Palazzo Chigi. Dove il premier Enrico Letta, nonostante le fibrillazioni del governo, farà il punto sul caso Alitalia, tentando di tracciare una rotta verso la salvezza. Il presidente del Consiglio è consapevole che la compagnia è in una situazione critica e che senza l’aiuto concreto delle banche, l’ennesimo, l’epilogo sarà scontato. Serve quindi uno sforzo ulteriore, magari attraverso una operazione di sistema che tuteli i livelli occupazionali, per scongiurare il fallimento. Non è sufficiente infatti l’impegno dei soci italiani a sottoscrivere l’aumento da 150 milioni, sancito a sorpresa nell’ultimo cda. Senza le banche tutto sarà inutile o quasi. Del resto, la stessa Air France ha evitato di esporsi su questo fronte, dicendo no all’aumento non per mancanza di liquidità, ma perché spiazzata dalla mossa della compagine tricolore. E ora, prima di muoversi, aspetta di capire cosa faranno le banche. Nulla vieta infatti ai francesi di cambiare idea in assemblea - dove si scopriranno le carte sulle risorse da reperire - e aprire il portafoglio. Di certo Parigi non mollerà l’osso. Anzi. Cercherà di approfittare delle difficoltà, interne ed esterne, per fare il blitz e chiudere la partita a proprio vantaggio. Senza nuove risorse, è chiaro, il default resta lo scenario più probabile e sul quale si concentra l’attenzione degli uomini di Jean Cyril Spinetta: con i libri in tribunale, acquistare la compagnia a prezzi di saldo sarebbe un gioco da ragazzi; poi arriverà il taglio della flotta e la riduzione degli organici.
Letta esaminerà il dossier insieme al ministro dello Sviluppo, Flavio Zanonato, e a quello dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, mentre non dovrebbe partecipare al summit Maurizio Lupi, titolare dei Trasporti perché, come noto, dimissionario.
MORAL SUASION
L’obiettivo del governo è capire le reali intenzioni delle banche (da Intesa Sanpaolo a Unicredit, da Mps alla Popolare di Sondrio, ancora spaccate sul da farsi) e verificare, pur in una congiuntura difficile, i margini di manovra. Difficile ipotizzare un garbato pressing sugli istituti di credito, ma è evidente che l’esecutivo non ha nessuna intenzione di stare a guardare. «L’intervento del governo - spiega un azionista di AZ - sarebbe utile ad evitare uno scippo, visto che Air France vuole fare di Alitalia una compagnia regionale, con tutto quello che ne consegue sul fronte occupazionale». Il tempo però scarseggia così come i soldi in cassa, mentre giovedì ci sarà un altro cda chiave per Alitalia. Il presidente Colaninno e i soci sperano di avere delle risposte entro quella data, anche per coinvolgere un partner alternativo ad Air France, con Etihad che resta il più gradito. Sul punto proprio Zanonato è stato chiaro. «La compagnia di bandiera - ha spiegato - prima va risanata e poi si potrà pensare a fare delle le alleanze». E’ evidente che se le banche non forniranno altro cash (non meno di 200 milioni) i soci italiani, o i pochi in grado di mettere mano al portafogli, non potranno che abbandonare il campo. Improbabile infatti che i Riva o i Ligresti, così come il gruppo di Bellavista Caltagirone, invischiati in provvedimenti giudiziari, possano ricapitalizzare.
SCACCO MATTO
Proprio su queste debolezze, oltre che sul caos politico, Parigi punta le sue carte. Ma Zanonato fa barriera, perché pensa che Alitalia rappresenti una asset «fondamentale che va tutelato» anche «perché non vogliamo che scompaiano gli hub dal nostro Paese», l’aeroporto di Fiumicino in primis. E ancora: «Se l'Italia dovesse perdere la sua capacità di attrarre i grandi voli intercontinentali, vuol dire che ci riduciamo a operare voli regionali».
Ma non solo le banche sono chiamate al capezzale di Alitalia. L’Eni starebbe pensando, trattative sono in corso, di allungare i tempi di pagamento per il carburante che, come noto, incide in maniera significativa sul conto economico del vettore.