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Data: 02/10/2013
Testata giornalistica: Il giornale
Alfano ha deciso di tradire: Pdl sull'orlo della scissione. La delusione di Berlusconi: io, vittima di un parricidio. E ora pensa di denunciare i transfughi in pubblico. Marina sarebbe pronta a scendere in campo

Da una parte il partito della lotta, dall'altro il partito del governo. In mezzo un leader, Silvio Berlusconi, che vorrebbe salvaguardare l'unità del Pdl ma non a tutti i costi.

E che trascorre un martedì di inizio autunno più caldo che se fosse agosto a lavorare per evitare la scissione del Pdl tra i falchi e i condor travestiti da colombe. Una rottura che appare inevitabile ma che il Cav spera ancora di scongiurare.
Il sentiero è stretto, strettissimo. E solo un leader con un carisma infinito può cercare di percorrerlo. Da un lato l'esigenza di mostrare i muscoli con Palazzo Chigi pretendendo un segno di discontinuità nei confronti di un esecutivo da cui Berlusconi si sente abbandonato, non tutelato, malsopportato. Dall'altro evitare che di spaccare in due il partito e di accollarsi anche solo in parte la responsabilità di una crisi di governo che presenterebbe un conto salatissimo agli italiani.
Lo psicodramma ha inizio con un primo vertice a Palazzo Grazioli. I toni sono accesi, Alfano conferma di non voler staccare la spina a Letta (e quindi a se stesso in quanto vicepremier) e fa capire che in tanti sono pronti a seguirlo. Berlusconi non può e non vuole credere che siano in tanti i potenziali traditori, ma lancia la sua proposta. Alfano, scortato da Gianni Letta, maestro di mediazione, deve recapitare a Enrico Letta le condizioni per una permanenza del Pdl all'interno del governo: un'apertura esplicita al riconoscimento dell'irretroattività della legge Severino sull'incandidabilità dei condannati; un rimpasto del governo che dia rappresentanza a Palazzo Chigi anche ai falchi; e su tutto la rinuncia di Letta alla conta parlamentare prevista per oggi per evitare ogni agguato.
Letta senior e un Alfano poco convinto si recano a Palazzo Chigi e presentano a Dario Franceschini in assenza di Letta junior il pacchetto antiscissione. Incassano il prevedibile rifiuto del portavoce di giornata del premier a ogni tipo di trattativa e tornano da Berlusconi per riferire. È a questo punto che i sentimenti del Cav virano verso l'amarezza. Soprattutto nei confronti del delfino che sembra pronto ad abbandonarlo. Anche se Alfano non parla mai apertamente di scissione. Il suo ambiguo mantra per tutto il giorno è: «Tutto il nostro partito deve votare la fiducia al governo Letta, senza gruppi e gruppetti». Insomma, tutti uniti ma dietro me, non al Cav. Una prova di arroganza che spinge Berlusconi nelle braccia dei falchi che lo invitano ad andare avanti per la sua strada e a dare le chiavi di Forza Italia alla figlia Marina, essendo ormai il Pdl un contenitore pieno di vipere. E arrivano anche le parole recapitate a Tempi, molto critiche con Letta e Napolitano, a sancire il cambio di rotta.
I numeri dei presunti scissionisti si autogonfiano con il passare delle ore. A un certo punto Carlo Giovanardi, governista entusiasta, spara: «Siamo anche più di 40, e siamo fermi nel voler mantenere l'equilibrio di governo». E poi: «Noi rimaniamo nel Pdl, sono gli altri che eventualmente se ne vanno. Se creano una nuova Forza Italia ci saranno due formazioni nel centrodestra». Da parte loro i fedelissimi del Cav smascherano il bluff di Alfano sull'unità: «Voterò la fiducia solo se me lo chiedesse il presidente Silvio Berlusconi», scolpisce Sandro Bondi. «Seguirò solo le indicazioni di Berlusconi, al quale esprimo totale vicinanza politica e personale», copia e incolla Daniele Capezzone. E Daniela Santanchè sfida il segretario: «Mi risulta che abbia chiesto la mia testa come condizione per mantenere l'unità del Pdl-Forza Italia. Gliela offro su un vassoio d'argento, purché non ci finisca quella del presidente Berlusconi».
Passano le ore, la temperatura resta torrida. I ministri Pdl (Alfano, Nunzia De Girolamo, Maurizio Lupi, Beatrice Lorenzin, Gaetano Quagliariello) fanno il punto a Palazzo Chigi. Lupi twitta da finto tonto: «Tutto il nostro partito deve votare la fiducia al governo». In serata Palazzo Grazioli torna ad affollarsi. Alla spicciolata arrivano dal Cav Renato Brunetta, Renato Schifani, Sandro Bondi e altri fedelissimi. Alfano brilla per la sua assenza e l'unica filogovernativa è la De Girolamo, che nel frattempo vede respinte le dimissioni sue e degli altri ministri Pdl da Letta. Intanto il MoVimento 5 Stelle annuncia per oggi in Senato una mozione di sfiducia al governo. La conta a quel punto sarà inevitabile. Show down. E i bluff verranno al pettine.


La delusione di Berlusconi: io, vittima di un parricidio

Consumata la rottura politica e umana tra il Cav e Alfano. Il leader non molla: il Pdl deve votare la sfiducia a Letta. E ora pensa di denunciare i transfughi in pubblico. Marina sarebbe pronta a scendere in campo

Tutto in una notte. Quella che si è appena consumata tra Palazzo Grazioli e Palazzo Chigi, con riunioni e vertici pressoché permanenti fin dalla prima mattina di ieri.

Quando è ormai mezzanotte, infatti, di certezze non ce ne sono molte, salvo quello che Silvio Berlusconi nelle sue conversazioni private non esita a definire «il parricidio».
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Già, perché comunque finirà la partita le ultime 48 ore sanciscono tra il Cavaliere e Alfano una rottura che non è solo politica ma umana e personale. Questo racconta l'ex premier al telefono con i suoi parlamentari. Angelino l'ho visto crescere – è il senso delle sue parole – e ora me lo ritrovo che dà retta agli incendiari e che mi spiega cosa io devo fare per il bene dell'Italia. Un tradimento in piena regola secondo Berlusconi che pure ieri avrebbe tentato la via della mediazione proponendo una soluzione morbida come il Letta bis e anche dicendosi disponibile a dare ad Alfano la guida della nuova Forza Italia. Niente, dal vicepremier è stata chiusura totale. Con Enrico Letta che a sera arriva a respingere le dimissioni dei ministri Pdl che oggi durante il voto di fiducia potrebbero quindi sedere in Parlamento tra i banchi del governo. Sarebbe la fotografia di quanto lo scontro sia ormai senza più regole d'ingaggio. Non a caso, sul no alle dimissioni deciso dal premier pare che Berlusconi ne abbia dette di tutti i colori. Al punto di essere tentato dal denunciare pubblicamente i traditori. Non oggi probabilmente, visto che il Cavaliere potrebbe non essere in Senato, ma comunque presto e in maniere decisa. Se scontro deve essere, insomma, che sia frontale e senza esclusione di colpi.
Un Berlusconi che però, al di là della reazione, accusa il colpo. Lo strappo di Alfano è violento ed è la prima volta che un pezzo di partito nato nel '94 con il Cavaliere decide di non seguire più il suo leader. Niente a che vedere con la rottura con Gianfranco Fini che comunque veniva da un'altra storia. Ecco perché chi ha occasione di sentire l'ex premier lo trova provato e deluso. Perché non c'è solo la rottura ma pure un Alfano che ormai sembra giocare in tandem con un Letta sempre più deciso a non perdere l'occasione per affondare il colpo definitivo a Berlusconi.
D'altra parte, mentre il Cavaliere a Palazzo Grazioli incontra Denis Verdini, Renato Brunetta, Renato Schifani, Niccolò Ghedini, Sandro Bondi, Raffaele Fitto, Maurizio Gasparri, Mariastella Gelmini, Altero Matteoli e il ministro uscente Nunzia De Girolamo, Alfano è riunito a Palazzo Chigi con gli altri ministri. Il segno di una distanza siderale che pure se sarà colmata dalle trattative notturne resterà comunque indelebile. Il punto, infatti, è solo tecnicamente il voto di fiducia al governo in programma oggi, con Alfano che ha invitato il Pdl ha votare sì compatto. Berlusconi sarebbe invece deciso ad andare alla conta e non sostenere l'esecutivo. Un suo «sì», d'altra parte, non potrebbe che equivalere a una sconfitta, anche perché è molto probabile che l'intervento di Letta al Senato sarà durissimo e punterà a separare le vicende personali del Cavaliere da quelle del governo. Il premier, insomma, oggi potrebbe servire un piatto indigeribile per Berlusconi. Anche se in qualche modo la rottura dovesse rientrare nella notte, però, la questione è ormai squisitamente su un piano politico. È chiaro, infatti, che l'operazione per creare le condizioni del dopo-Berlusconi è ormai partita e più o meno se ne conoscono anche i protagonisti. Difficile, insomma, tornare indietro. Chiaro, dunque, che in questa situazione la rottura sia ormai ad un passo. Tanto che quando Alfano forza la mano invitando il Pdl a votare compatto la fiducia la replica è netta. Ambienti vicini al Cavaliere ventilano infatti una possibile discesa in campo di Marina Berlusconi, come a dire che anche se l'ex premier non sarà candidabile Forza Italia ha già trovato il suo successore. Una mossa più tattica che altro, seguita da un'intervista concessa a Tempi in cui il Cavaliere affonda su Letta e Giorgio Napolitano. Il segno, insomma, che non intende scendere a patti. Questo, almeno, quando sono le undici di sera passate. Ma con tutta una notte davanti.

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