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Pescara, 24/03/2026
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Data: 02/10/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Letta conferma i ministri pdl. Asse con il Colle: avanti senza Silvio. Oggi il voto. Enrico farà un discorso duro in difesa delle toghe e dirà sì alla decadenza del leader azzurro

«Farò un discorso talmente duro e chiaro che per votare la fiducia Berlusconi dovrebbe cambiare identità». Al grido «niente prigionieri», Enrico Letta oggi si appresta a incassare la fiducia. Ma non a testa china o tremebondo. Dalla crisi il premier e Giorgio Napolitano vogliono uscire «con un rilancio del governo e della stabilità». Con un orizzonte temporale ambizioso.
E viene specificato: «Fino alla primavera del 2015». Soprattutto, vogliono chiudere la partita della crisi fantasma senza il “sì” di Silvio Berlusconi. «Non per cattiveria», dice uno stretto collaboratore di Letta, «ma perché Berlusconi fa rima con ricatti, aut aut, fibrillazioni e instabilità».
IL CAVALIERE ALL’ANGOLO

Ma c’è di più. C’è che agli occhi di Letta, di Napolitano e dello stato maggiore del Pd, spingere Berlusconi nell’angolo significa «compiere una svolta storica»: «La nascita di un fronte moderato di stampo europeo». Questa, per ora, è però solo una speranza. Dipenderà da ciò che faranno Angelino Alfano, Gaetano Quagliariello e gli altri moderati del Pdl. «Ma anche se non daremo immediatamente vita a gruppi parlamentari autonomi, lo faremo nei prossimi giorni», ha garantito Alfano al premier.
A notte ancora non era chiaro cosa, alla fine, farà Berlusconi. Ma il racconto della giornata di ieri è storia di porte in faccia al Cavaliere che ha tentato disperatamente di rientrare in partita. «Perché», come dice un (ex) ministro del Pdl, «Silvio ha capito che sta per perdere il partito, che decadrà da senatore tra poche ore e che resterà fuori dal governo senza riuscire ad avere le elezioni a novembre». In poche parole: «Ha compreso di aver fatto harakiri».
Proprio per scongiurare questo epilogo - dopo che in mattinata Alfano, Maurizio Lupi, Quagliariello gli hanno fatto presente di essere pronti alla scissione - Berlusconi ha inviato Gianni Letta a palazzo Chigi. Nelle tasche dello storico ambasciatore una richiesta giudicata «irricevibile» dal nipote Enrico e da Napolitano: il sì, in cambio della fiducia, al ricorso alla Consulta sulla retroattività della legge Severino, quella che venerdì provocherà la decadenza di Berlusconi. Tant’è che Dario Franceschini, poco dopo, ha messo nero su bianco: «Non c’è alcuna trattativa, soprattutto non c’è sul principio di netta e totale separazione tra le vicende di governo e le procedure in corso nella giunta delle autorizzazioni del Senato, nell’irrinunciabile rispetto delle regole di uno Stato di diritto».
IL DISCORSO «DURO»

Parole che Letta ripeterà oggi alle 9,30 nell’aula del Senato e poi in quella della Camera. «Voglio sciogliere una volta per tutte», ha spiegato il premier, «i nodi che ci hanno portato in questa situazione». E per farlo, per «allontanare Berlusconi», per rendergli impossibile votare la fiducia, Letta difenderà anche l’operato della magistratura, dirà che bisogna «rispettare il lavoro dei pm». Affermerà quanto già detto da Napolitano: «E’ gravissimo aver evocato il colpo di Stato. L’applicazione di una sentenza di condanna definitiva è dato costitutivo di qualsiasi Stato di diritto». E imbraccerà l’artiglieria quando parlerà delle dimissioni dei parlamentari del Pdl imposte da Berlusconi: «Un atto eversivo e inquietante, una pura follia solo nell’interesse personale e contro gli interessi del Paese e degli italiani».
Ricevuta l’ambasceria di Gianni Letta, compreso che tutte le porte erano chiuse, Berlusconi alle tre in punto ha inviato una lettera a “Tempi”. E ha sparato ad alzo zero contro Letta e Napolitano definiti «inaffidabili», confermando l’intenzione di «porre termine al governo Letta».
C’è chi a palazzo Chigi ha esultato: «I numeri ci sono, la fiducia sarà più chiara e omogenea». Ma Letta è rimasto guardingo: «Meglio aspettare, tutto si deciderà negli ultimi minuti...». Ed è corso a respingere le dimissioni dei ministri del Pdl. Una mossa per permettere al governo di presentarsi in Parlamento «senza crepe, nella sua interezza». E per dare l’ennesimo schiaffo a Berlusconi che quelle dimissioni aveva imposto.
Con la benedizione di Napolitano («no a un impegno precario»), il premier si è poi blindato a sinistra. Visto che per poter attrarre i ribelli del Pdl non ci deve essere il rischio di elezioni anticipate in primavera, Letta ha incontrato Matteo Renzi e poi Gianni Cuperlo. Il segretario in pectore del Pd a malincuore ha dato il via libera: «Se riesci a spaccare il Pdl avrai il mio sostegno fino alla fine del 2014». Quando Letta avrà terminato il semestre di presidenza dell’Unione europea. Insomma: elezioni nella primavera 2015. Questa, almeno, è la promessa.

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