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Pescara, 24/03/2026
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02/10/2013
Il Messaggero
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Senato, cresce il fronte del sì, pure Augello per la fiducia. Nel conteggio della vigilia una quarantina di favorevoli nel centrodestra: verso
un nuovo gruppo nel segno del Ppe. |
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ROMA Alle 5 della sera i diversamente berlusconiani erano un nuovo gruppo in cerca di un nome per sedersi tra i banchi di palazzo Madama senza sentirsi orfani di nessuno. Silvio Berlusconi restava il loro «padre nobile», lunga vita al Cavaliere che il Signore lo conservi e lo porti in gloria a prescindere dalle sue infinite via crucis. Mezz’ora dopo si fantasticava già su chi accostargli nel Pantheon. Una nuova forza politica. Sedici senatori pronti al grande passo, un drappello che, boatos dopo boatos, lievitava di minuto in minuto. Fino alla dichiarazione di Carlo Giovanardi: siamo 40. E già si dava per sicuro anche il sostegno di Cl e dunque dello stesso Formigoni. Ma alle 19 sembrava tutto rientrato. Contrordine: niente fronda. Salvo risorgere come l’araba fenice poco dopo. Alle 22 il gruppo dei dissidenti azzurri - ammissione dello stesso coordinatore Verdini - si aggirava intorno ai 20. In realtà il gruppo potrebbe anche arrivare a 40 e determinare una spaccatura nella prospettiva di allargare gli orizzonti guardano al Ppe italiano. CIAMPI VUOLE VOTARE
L’incertezza è totale. Il quadro varia di ora in ora. E la notte è lunga. Diciamo allora che Enrico Letta potrà contare di sicuro per ora solo sui 107 voti del Pd - escluso il presidente Grasso che per prassi non vota - sui 20 di Scelta civica e sui 10 autonomisti (Svp-Uv-Patt-Upt). In tutto 137. Altri “sì” quasi sicuri sono i 6 dei senatori a vita. I 4 neoeletti più Mario Monti e l’ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, il quale ha fatto sapere che farà di tutto per esserci nonostante la salute non sia al massimo. In compenso Elena Cattaneo, impegnata in una importante ricerca scientifica, potrebbe non essere presente. Ma andiamo avanti. Con i 4 senatori fuoriusciti dal M5S si arriva a metterne in cassaforte 147. «Ci siamo visti e abbiamo deciso di votare la fiducia a Letta: cambiare il sistema elettorale fa parte dell’impegno che avevamo preso con gli elettori», conferma infatti Adele Gambaro, la senatrice espulsa prima da Casaleggio e poi dal web. Qui niente sorprese, insomma. IL “NI” DI SEL
Della diaspora interna al Pdl invece non v’è certezza. Tutto può deflagrare, implodere, esplodere, sfumare. Dove trovare allora i voti necessari? L’incontro tra la delegazione di Sinistra, ecologia e libertà e il premier ha complicato non poco le cose. Letta non ha potuto offrire un quadro certo e Sel ha risposto picche. «Non votiamo la fiducia, questo è il governo dei famosi 101 che silurarono Prodi e noi non ce lo dimentichiamo», motiva il “no” Massimiliano Smeriglio, membro della direzione nazionale. Come dire che i 7 senatori vendoliani, fino a ieri dati per sicuro, andrebbero invece scalati alla contabilità lettiana. Una mezza pugnalata. «Domani - oggi per chi legge, ndr - ci aggiorneremo e faremo il punto della situazione - lascia aperta una porta però Loredana De Pretis - certo che se tutto il Pdl voterà la fiducia il discorso per noi è chiuso». Si ritorna dunque al busillis di partenza: quanti seguiranno la scia Alfano-Quagliariello? Il quale sarebbe sponsorizzato, a quanto pare, sia in Quirinale che Oltretevere, (vedi articolo dell’Osservatore Romano). Combinato disposto che avrebbe fatto salire il numero dei frondisti, oltre ai vari Sacconi, Giovanardi, Torrisi, Pagano, Chiavaroli, Naccarato, tutti iscritti della prima ora. Per un totale di complessivi 154 voti «sicuri». Cui aggiungere Roberto Formigoni («siamo pronti a votare compatti la fiducia»), e i due ex An Matteoli e Augello. Che merita un discorso a parte. LA FRONDA DEL RELATORE
Già molto prima che lo chiamassero nella Giunta per le elezioni del Senato, Andrea Augello aveva posto al Pdl il problema del dopo-Berlusconi. Lo doveva alla sua storia di ex An e prima ancora di missino duro e puro. Poi a Sant’Ivo alla Sapienza gli è toccata la difesa. E lo ha fatto persino appassionatamente, non senza qualche contrasto con gli avvocati dell’«imputato» sulla scelta di porre le pregiudiziali per fermare la decadenza. Conclusa l’arringa, Augello ha dismesso la toga e ripreso il ruolo. E ora lo strappo. SFIDUCIA M5S
In molti avevano ipotizzato che il numero dei “sì” sarebbe cresciuto grazie al voto dei dissidenti grillini. Da 10 a 15, si era calcolato. Ma proprio ieri, dopo l’ennesima assemblea, anche i più autonomi da Grillo e Casaleggio hanno chiarito che voteranno ”no“. Anzi, presenteranno una mozione di sfiducia. In Senato girava una voce ignobile: qualcuno sarebbe pronto a non rispondere alla prima chiama, vedere come butta, come votano quelli del Pdl e poi decidere. Andare a casa prima del tempo non piace a nessuno.
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