PESCARA L’identikit del Pdl abruzzese è abbastanza facile: governativo, berlusconiano, alfaniano, attendista. Se si fa eccezione per i due Chiavaroli, Federica e Riccardo, la prima portabandiera della fronda Quagliariello al Senato, il secondo forzista della prima ora e berlusconiano di conio, il resto della classe dirigente è in attesa che a Roma si depositi il polverone alzato dal Cavaliere, ma è soddisfatto per l’esito del voto di fiducia di ieri. Il capogruppo in Regione Lanfranco Venturoni riassume bene i dubbi del centrodestra abruzzese: «È innanzitutto positivo che non sia caduto il governo, sarebbe stata una grande stupidaggine. Forza Italia? Io sono forzista e per me quella è la bandiera, ma voglio anche vedere che cosa significa la nuova Forza Italia e chi ci sta, perché anche gli uomini contano. Forza Italia era nata come forza moderata e centrista non come forza estremista. Dobbiamo ancora capire come si svilupperà». Una posizione di cautela e di attesa che è anche di Gianni Chiodi, preoccupato comunque di mantenere l’unità del partito in vista della competizione elettorale del 2014. In Parlamento, per forza di cose, la spinta a schierarsi è stata più forte. Ieri alla Camera le agenzie davano Filippo Piccone e Paolo Tancredi nel gruppo degli alfaniani. Anche Fabrizio Di Stefano ha votato la fiducia, ma sugli sviluppi di Forza Italia aspetta di capire «quale sarà il contenuto, perché il contenitore m’interessa meno». I senatori Antonio Razzi e Paola Pelino hanno seguito le indicazioni di Berlusconi. «Non sono un voltafaccia», ha detto Razzi prima della “chiama”, «sarà Berlusconi a dirmi come votare oppure aspettiamo indicazioni da Schifani». La Pelino ha confortato il Cavaliere con una busta di confetti di Sulmona. Berlusconi ha sembrato gradire. Quanto alla Chiavaroli, era pronta a pronunciare la dichiarazione di voto degli alfaniani, poi la sterzata di Berlusconi l’ha indotta a non prendere la parola e a consegnare il testo al presidente Grasso. È schierato con Forza Italia l’assessore regionale Gianfranco Giuliante, in virtù anche della scelta fatta da alcuni ex An come Gasparri e Matteoli, ma quello che Giuliante chiede è che si apra un dibattito nel partito regionale: «Quello che è successo ieri in Parlamento rende più urgente un confronto. Io chiedo che il partito definisca una strategia attraverso la sua classe dirigente, in modo che ognuno possa assumersi le sue responsabilità». Il collega di giunta Mauro Febbo si pone «come un militante del centrodestra in attesa di capire gli sviluppi. Non condivido comunque la decisione di chi vuole rompere il partito. Io sono entrato nel Pdl con convinzione e sono fiero di aver fatto quel passaggio. Ora credo che abbiamo ancora la necessità di avere un forte partito di centrodestra, romperlo sarebbe un danno». Si sente pontista anche il consigliere regionale Giuseppe Tagliente: «Ho sempre avuto molte perplessità sulla tenuta del governo, ma le modalità con cui Berlusconi ha preso le distanze fino a stanotte mi hanno lasciato perplesso. Ci sono altri modi per fare queste cose. Per questo mi sento di condividere alcune affermazioni di Cicchitto quando invita ad aprire la discussione. Certo non apprezzo chi alla stessa vigilia del voto di fiducia dà la pugnalata al benefattore». Aspettano sviluppi anche due ex An come Lorenzo Sospiri e Alfredo Castiglione. Dice Sospiri: «Vivo nel Pdl che era l’unione della destra di area e del centro moderato, con Forza Italia c’è un’evoluzione diversa che devo valutare. Credo comunque che sia giusto tenere insieme il centrodestra e non dividerlo. Quando ci sarà un’evoluzione concreta ci rifletterò ma non da solo». Castiglione, dovendo scegliere tra falchi e colombe sceglie di aspettare. «Sono assorbito dal lavoro in assessorato e non mi sono neanche posto il problema del voto di fiducia. Ma la soluzione trovata è la migliore per l’Italia e anche per Berlusconi». E ora che cosa accadrà? Fino a pochi giorni fa si era in attesa della costituzione dei gruppi in Forza Italia nelle amministrazioni comunali, provinciali e in Regione. Ora la questione cambia radicalmente. I gruppi di Forza Italia saranno prima o poi costituiti, non si sa se resterà il marchio Pdl, o se compariranno le sigle dei berlusconiani dissidenti, come “ I popolari” o “Nuova Italia”. Dipenderà da come si svilupperà la situazione in Parlamento. Per restare in regione, il Pdl ha la possibilità di formare tre o quattro gruppi: Forza Italia, un partito di alfaniani, un gruppo che si rifà alla lista del presidente di Gianni Chiodi. La legge per portare avanti questa operazione l’hanno appena votata all’Emiciclo. Occorrerà solo aspettare che si formino i gruppi in Parlamento.