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Data: 09/10/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Trasporti, la Regione apre al Pd. Occorrono 2,5 milioni da reperire a bilancio. I sindacati contro la liberalizzazione

ANCONA «Niente tagli ai trasporti». Il Pd intende portare questa linea sino in fondo e oggi, in Commissione Trasporti, il capogruppo democrat Mirco Ricci spingerà per emendare il testo presentato dalla Giunta e «mantenere invariate le risorse al trasporto su bus anche nel prossimo triennio». Per congelare la sforbiciata ai servizi servono però 2,5 milioni. La Regione, già alle prese con una riduzione draconiana dei trasferimenti statali, riuscirà a trovare le risorse necessarie? L’assessore ai Trasporti Luigi Viventi aveva dichiarato, senza mezzi termini, che «trovare finanziamenti sarà un’impresa». Ma Ricci apre uno spiraglio. «Ho parlato con l’assessore al bilancio Pietro Marcolini, che da ex assessore ai Trasporti conosce bene il settore. Si è detto disponibile a ragionare». Palazzo Raffaello, dunque, è al lavoro per riportare il bilancio del servizio su gomma da 65 a 67 milioni e annullare il taglio dei chilometri retribuiti alle aziende che gestiscono il servizio.
La voce è arrivata anche ai sindacati, intenzionati ad arrivare sino allo sciopero per opporsi al piano dei trasporti. Ieri, Filt Cgil, Fit Cisl, Uil Trasporti, Ugil Trasporti e Faisa Cisal erano in Prefettura ad Ancona per la procedura di raffreddamento e conciliazione, passaggio obbligato prima della proclamazione dello sciopero. La riunione con il dirigente regionale ai Trasporti, Sergio Strali e il responsabile Anav Marche, Luca Lanari, è stata però aggiornata al 16 ottobre, proprio perché è in corso una ulteriore valutazione per il mantenimento del percorso chilometrico già in atto.
IL PIANO
Nel giro di una settimana la situazione sarà più chiara. Poi, nella seduta del 22 ottobre, il consiglio regionale dovrebbe approvare il piano triennale «a risorse invariate», come richiesto dal Pd. In aula è ormai certo che non arriverà l’articolo 7 del piano, quello che riguarda i servizi da mettere a gara nel 2014 e la parte del personale. Il tema è complesso e va trattato a parte. Sempre su proposta del Pd, l’articolo è stato quindi stralciato dal testo, ma dovrà essere discusso in tempi brevi. Anche perché, Cgil, Cisl e Uil vogliono che Palazzo Raffaello riduca la galassia di oltre 50 aziende che nelle Marche gestisce il sistema trasporti, favorendo le aggregazioni delle aziende nelle gare del servizio, nel 2014.
Alla base delle difficoltà del settore sta comunque la ripartizione del fondo nazionale dei trasporti che penalizza le Marche. A Palazzo Raffaello viene assegnata la quota pro-capite più bassa del Paese, pari allo 0,068% circa. La penultima regione per trasferimenti assegnati è l’Umbria, che riceve quasi il doppio delle Marche: lo 0,11%. Alla Basilicata viene attribuito lo 0,13%. Questo perché i fondi vengono conferiti in base al criterio della spesa storica e le Marche, negli anni scorsi, hanno speso meno delle altre regioni italiane. Spacca ha chiesto un’azione congiunta che vada dalla Regione ai parlamentari, per convincere il Governo ad assegnare risorse aggiuntive alle Marche, almeno per il 2013. Per il 2014, invece, i ministri Lupi e Delrio hanno promesso l’abbandono di questo criterio.
Il trasporto pubblico attraversa una fase di cambiamento. La Commissione Europea sta portando avanti da tempo il progetto di liberalizzazione del servizio passeggeri. I sindacati cercano di stopparlo e oggi i sindacati regionali organizzano un presidio (dalle 9.30 alle 12) nel piazzale ovest della stazione di Ancona per una raccolta di firme. Secondo i le parti sociali, la completa apertura del mercato porterà il servizio in mano a grandi aziende che «sceglieranno di mantenere le corse con più passeggeri, perché fanno più profitto, con conseguente abbandono dei servizi nelle linee secondarie e meno remunerative» come l’entroterra. La liberalizzazione comporterà «la riduzione del numero di addetti, l'aumento delle esternalizzazioni e il ricorso al subappalto, l'incremento del lavoro precario, dei contratti atipici e del lavoro somministrato, l'estensione delle flessibilità orarie e l'incremento del lavoro straordinario», fattori che «incideranno negativamente sulla sicurezza e sulla qualità dei servizi».

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