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15/10/2013
Il Messaggero
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Fisco meno pesante sul lavoro, lo sconto parte da 112 euro. Sanità, scontro su 4 miliardi di tagli. Manovra da 10-12 miliardi risparmi ma più tasse |
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ROMA Le maggiori detrazioni per lavoro dipendente a partire dal 2014 sono confermate. Di quanto? Può sembrare strano, ma a meno di 24 ore dal varo della legge di stabilità la decisione non è stata ancora presa. Nelle bozze che circolavano ieri, infatti, sono previste due ipotesi. Molto diverse tra di loro in quanto a effetto in busta paga: per i redditi di 15.000 euro, ad esempio (che poi sono quelli che godranno del bonus più elevato) la prima versione prevede una maggiorazione della detrazione di 112 euro l’anno; nel secondo caso si raddoppia e si arriva a 228 euro. Quindi, due ipotesi molto diverse anche in quanto a costo: la meno generosa, secondo alcune stime, vale 1,8 miliardi di euro, per l’altra ci vogliono intorno ai tre miliardi. FUORI GLI INCAPIENTI
Chi guadagna fino a 8.000 euro (e quindi rientra nella no tax area) non avrà alcun vantaggio in busta paga; stessa cosa per i redditi da 55.000 euro in su. Per tutti gli altri, con un meccanismo decrescente dopo i 15.000 euro (vedi le simulazioni della tabella), il 2014 sarà l’anno del maggiore sconto Irpef. Sarà spalmato sull’intero arco dell’anno o conteggiato in un’unica tranche? Le bozze per ora non lo chiariscono, ma l’intenzione del governo resta quella di accentrare tutto il maggiore sconto in una sola busta paga a metà dell’anno. D’altronde, soprattutto se la scelta cadrà sull’ipotesi meno generosa, diluire su dodici o tredici mensilità significa nel migliore dei casi un aumento tra gli 8 e i 9 euro mensili. Decisamente poco, se lo scopo ultimo è quello di rilanciare i consumi. IL PACCHETTO IMPRESE
Come promesso, il costo del lavoro calerà anche per le imprese. La scelta qui è chiara: sono privilegiate quelle che assumono con contratti non precari. Vale per l’Irap: prevista una deduzione di 15.000 euro l’anno, per tre anni, per ogni assunzione a tempo indeterminato incrementale rispetto alla media degli occupati del periodo di imposta precedente. E vale per la quota aggiuntiva dell’1,4% del contributo Aspi (assicurazione sociale per l’impresa): ora se il datore di lavoro stabilizza un precario, la quota aggiuntiva gli verrà restituita integralmente e non più solo per sei mesi come prevedeva la legge Fornero. Sono poi potenziate le agevolazioni fiscali per chi reinveste gli utili in azienda, e arrivano anche una serie di norme più favorevoli alle imprese relative alle rivalutazioni e svalutazioni di perdite e crediti. RIVALUTAZIONE PENSIONI
Per evitare che i redditi dei pensionati vengano erosi dall’inflazione, ritorna nel 2014 la rivalutazione degli assegni fino a 3.000 euro: sarà al 100% per quelli fino a tre volte il minimo, un po’ meno per le altre (90%, 75% e 50% a seconda della fascia di reddito). Per gli assegni superiori a sei volte il trattamento minimo, invece, nel 2014 scatta nuovamente nel il blocco. È ancora in fase di verifica la possibilità di reintrodurre il contributo di solidarietà per le pensioni d’oro (5% per la parte eccedente i 100 mila euro annui fino 150 mila, del 10% oltre i 150 mila e del 15% oltre i 200 mila). Abolito l’accompagnamento per gli ultrasessantacinquenni con redditi personali superiori a 40.000 euro l’anno. Infine una buona notizia per gli esodati: la platea dei salvaguardati, ovvero di coloro che potranno andare in pensione con le regole pre-Fornero, è ampliata di altre 6.000 persone.
Sanità, scontro su 4 miliardi di tagli Alta tensione nella maggioranza sulle anticipazioni della manovra. Franceschini: voci infondate. Ma Lorenzin: a rischio ospedali e farmaciAltolà di Epifani: allentare il patto di stabilità e aiutare la crescita
ROMA Secondo indiscrezioni circolate alla vigilia del Consiglio dei ministri che oggi pomeriggio varerà la legge di stabilità contenente la manovra economica del governo, i tagli alla spesa per la sanità ammonterebbero ad oltre quattro miliardi di euro in tre anni. Ne sarebbero bastati molto meno per far salire la tensione tra le file della maggioranza e determinare la sollevazione che c’è stata tra presidenti di Regione, che hanno tenuto una Conferenza straordinaria, sindaci ed esponenti di partito. Di fronte alle voci che quantificavano anche le scadenze temporali della sforbiciata (1 miliardo nel 2014; 1,5 nel 2015 e 1,6 nel 2016) il governo ha cercato di disinnescare l’allarme smentendo le indiscrezioni. Il ministro Franceschini ha parlato di «anticipazioni quasi sempre infondate, che di solito circolano nelle ore che precedono il varo della manovra. Il lavoro del governo - ha riferito il responsabile dei Rapporti con il Parlamento - è ancora in corso. Per una corretta informazione non c’è molto da aspettare: fino all’approvazione della legge di stabilità». Ulteriori rassicurazioni sono venute dal ministro degli Affari regionali Delrio che, lasciando ieri sera palazzo Chigi, ha detto: «Stiamo lavorando per evitare tagli alla Sanità e agli enti locali». Ma a tradire una sensibile preoccupazione è sembrata essere, all’interno dell’esecutivo, la stessa titolare della Salute, Beatrice Lorenzin: «Ho detto con grande chiarezza - ha affermato la ministra - che il Servizio sanitario nazionale non può sopportare i tagli di cui si legge nei giornali, da 1,5 a 3 miliardi. Ma che, per ora, - ha aggiunto - rimangono solo rumors negli scantinati del ministero dell’Economia. La sanità - ha ricordato Lorenzin - ha subito tagli per 22 miliardi negli ultimi anni. Così ospedali e farmaci finiscono a rischio». Al ministro della Salute arriva il sostegno anche di Pier Ferdinando Casini che, nel corso di una visita a un ospedale napoletano, afferma di «stare al fianco della Lorenzin per dire no ai tagli. La sanità è un bene che va tutelato». Un secco alt alla decurtazione della spesa sanitaria viene da Guglielmo Epifani, che oggi dal Consiglio dei ministri si aspetta «un segnale di inversione che chiuda la stagione dei tagli continui alla sanità». Il segretario del Pd chiede piuttosto al governo «l’allentamento del patto di stabilità per dare una spinta alla crescita». Allarme anche da parte del presidente della commissione Sanità della Camera Pierpaolo Vargiu, di Scelta civica, per il quale «nuovi tagli alla spesa del settore rischiano di decretare la fine del Sistema sanitario nazionale». ALLARME DELLE REGIONI A non volersi fasciare la testa in anticipo sembra essere il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, che premessa «l’impossibilità di altri tagli», dice di credere alla parola dell’esecutivo, in base alla quale «il Fondo sanitario 2014 dovrà passare dai 107,9 a 109,9 miliardi perché c’è l’impegno ad aggiungere 2 miliardi per il 2014 per evitare l’introduzione dei ticket». A «rabbrividire alla sola idea che la sanità venga ulteriormente tagliata» è il presidente della Lombardia, Roberto Maroni, mentre quello della Puglia, Nichi Vendola, vede nella resistenza a nuovi tagli «la linea del Piave tra la vita e la morte». Protestano anche i sindaci che col vicepresidente dell’Anci, Alessandro Cattaneo, chiedono al governo di poter dare il benvenuto, «assieme allo stop ai tagli, all’annunciato allentamento del patto di stabilità». Intanto, Mario Monti scrive a Letta per condizionare la continuità della presenza di Scelta Civica nella maggioranza alla stipula di un «patto di coalizione e di legislatura» fondato sul risanamento dei conti pubblici e su riforme come «l’urgentissima abolizione delle Province», la nuova legge elettorale e quella di una nuova legislazione sul lavoro.
Manovra da 10-12 miliardi risparmi ma più tasse
ROMA Alla vigilia della sua approvazione in Consiglio dei ministri, la legge di stabilità appare una manovra tutto sommato classica. Ci sono tagli di spesa di tipo lineare che colpiscono sanità, enti territoriali (salvaguardando però i Comuni) e pubblico impiego, una stretta su alcune prestazioni previdenziali e assistenziali e una serie di incrementi di imposta, tra cui quello relativo alle rendite finanziarie. Dalla parte dell’avere per famiglie e imprese si trovano l’aumento delle detrazioni Irpef per il lavoro dipendente e quello delle deduzioni Irap a favore dei datori di lavoro, mentre viene rivoluzionata la tassazione sulla casa. C’è inoltre una lista di esigenze di spesa che vengono rifinanziate, a partire dagli ammortizzatori sociali in deroga (600 milioni in più nel 2014). Complessivamente l’importo del provvedimento dovrebbe aggirarsi sui 10-12 miliardi. Il ministero dell’Economia, mentre da Bruxelles Fabrizio Saccomanni ricordava che la filosofia dell’intervento è il rilancio della crescita, si è affrettato a precisare che le bozze in circolazione ieri non corrispondevano al testo che sarà discusso oggi a Palazzo Chigi. E proprio dalla presidenza del Consiglio è venuta un’ulteriore smentita, con l’invito ad attendere la versione definitiva del provvedimento. Uno dei principali nodi politici riguarda i tagli alla sanità, il cui fondo nazionale è ridotto di 500 milioni per il prossimo anno e di oltre un miliardo l’anno per i successivi. LE SOCIETÀ PARTECIPATE Più variegata è la situazione degli enti territoriali. Dalla legge, almeno nella sua versione provvisoria, esce confermata la volontà di premiare i Comuni, per i quali l’allentamento del Patto di stabilità interno dovrebbe valere un miliardo l’anno. L’intervento è di segno opposto per le Regioni, che vedono un aggravio dei vincoli loro imposti. Ma la vera novità è data dall’intenzione - in realtà ancora oggetto di verifica per le difficoltà giuridiche che sorgerebbero - di sottoporre alle strettoie del Patto di stabilità anche le società partecipate degli enti locali, che in questi anni sono state una specie di oasi al riparo dagli interventi di razionalizzazione. Ancora una volta poi il governo sceglie di ricavare risparmi significativi dal mondo del pubblico impiego. Intanto viene confermato per il 2014 il blocco della contrattazione, di cui anzi viene estesa la portata. Sono poi ridotti del 10 % i compensi per il lavoro straordinario mentre il turn-over, ovvero al percentuale di sostituzione del personale che va in pensione scende dal 50 al 40 per cento. Ci sono quindi interventi per limitare le retribuzioni più alte ed un inasprimento del regime delle liquidazioni, che verranno pagate con ulteriore ritardo rispetto a quanto avviene oggi. E potrebbe essere introdotto anche un contributo di 5-10 euro, come diritto di segreteria, per la partecipazione ai concorsi pubblici. Dal lato delle entrate spicca il passaggio dal 20 al 22 per cento dell’aliquota che colpisce le rendite finanziarie (salvo i titoli di Stato). Nel 2014 crescerà anche (dall’1,5 all’1,65 per mille) il prelievo sugli investimenti detenuti in depositi titoli presso le banche.
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