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Pescara, 22/03/2026
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Data: 15/10/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Grandi manovre - D’Alessandro verso Renzi con Pezzopane. Legnini e Ginoble con Cuperlo: via al riposizionamento

PESCARA La conta è appena iniziata. Come nelle caselline di un ipotetico cruciverba si incastrano nomi e volti della nuova geografia Pd. I venti congressuali romani, che spirano tra renziani e non, fanno sentire i loro refoli nelle sedi locali del partito, impegnate nei congressi provinciali e di circolo, che fino al 7 novembre terranno al laccio segretari, candidati uscenti e in pectore. Mentre va in scena il rinnovo dei vertici locali, fuori dai luoghi deputati si consumano alleanze e riposizionamenti, in attesa dei nuovi assetti romani. A uscire allo scoperto finora hanno pensato i parlamentari, schierati 4 a 3 per il sindaco di Firenze. Quanto poi pesino sulle dinamiche regionali la scelta della Pezzopane, renziana doc, contro le preferenze cuperliane di Ginoble e Legnini, è presto a dirsi. Quel che è certo è che le acque nel partito sono tutt'altro che tranquille.
LE ACQUE AGITATE

Tra tanti che si agitano alla ricerca di un posto al sole sulla scia del rottamatore fiorentino, c'è chi dichiara di voler mantenere la barra al centro. Come il segretario regionale Silvio Paolucci, svelto nel ribadire che lui «di scelte opportunistiche non ne fa» e che fino alla fine della fase congressuale cercherà di privilegiare l'unità, evitando di schierarsi per l'una o per l'altra fazione. Perché, ribadisce, a ben vedere «non c'è questo apparentamento tra dinamiche nazionali e locali e i candidati alle segreterie non devono più esprimere l'adesione a questa o quella mozione nazionale». A tanta diplomazia, legata ad un mandato in scadenza a marzo prossimo, fa il paio l'entrata a gamba tesa nel dibattito del capogruppo in Consiglio regionale Camillo D'Alessandro. Già renziano della prima ora, poi bersaniano, in obbligo alle scelte del leader della sua area, Franceschini, D'Alessandro è tornato a fare leva «sul bisogno di un partito che rispetti più le esigenze del popolo che quelle dell'apparato. E che incarni quel rinnovamento cui la scelta di Bersani non ha saputo dare voce. Un errore, col senno di poi», cui rimediare quanto prima esprimendo un candidato di area renziana alla segreteria regionale.
AQUILANI DIVISI

Il sasso nello stagno è stato gettato dalla Pezzopane. «Con i renziani della prima ora si perdeva, quindi c'è bisogno di renziani nuovi e io sono una nuova renziana». Così la senatrice, che fornisce anche idee sul futuro della corrente. Anche il fautore del cambiamento infatti deve correggere il tiro, a suo dire: «I renziani della prima ora hanno perso, se Renzi vuole vincere deve fare determinate cose e negli ultimi mesi le ha fatte», sottolinea. Quanto alla frattura della triade con Massimo Cialente e Giovanni Lolli, assieme ai quali ha retto negli ultimi vent'anni le sorti del centrosinistra della città dell'Aquila, e che sosterranno Gianni Cuperlo, Pezzopane fa notare che «ci siamo divisi già in altre situazioni del congresso, ho fatto scelte assolutamente diverse da Giovanni e da Massimo che, tra l'altro, hanno un pò più di anni di me e hanno fatto altre esperienze rispetto alla mia». .La Pezzopane parla «di una decisione sofferta presa dopo una lunga riflessione e conseguente a un giudizio negativo sulle ultime scelte di Bersani»
CIALENTE-LOLLI: CUPERLO

Cialente a sua volta ritiene che Renzi «non dia nessuna ricetta, non dica niente. A me il sindaco di Firenze mi ricorda il Berlusconi del '94, nei contenuti e nella forma. Oggi in politica, e lo dico da iscritto del Pd solo perchè divenne segretario Bersani, visto che sono stato sindaco dell'Aquila per oltre un anno senza la tessera di nessun partito, vince il più bello e il più 'figò e ci sa fare mediaticamente»». Cialente con l'ex deputato Giovanni Lolli e appunto la Pezzopane avrebbe fatto parte nell'immaginario collettivo aquilanodel potere del Pd «ma la triade non è mai esistita - chiude Cialente - ci siamo divisi molte volte. A Stefania però dico che così facendo non s'accorge che i partiti oggi si litigano l'1% degli elettori di qua o di là, di quel 48% che va a votare. E dei restanti 52%, chi ci pensa?».Lolli è più lapidario: «da uomo di sinistra farei ridere se stessi con Renzi». Insomma, all’Aquila in scena un nuovo film: la triade spezzata.

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