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Data: 16/10/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il governo vara la Legge di stabilità: 11,6 miliardi nel 2014. Tagli agli statali, mini sgravi per lavoratori e imprese. Tassa sui servizi, in bilico la quota a carico degli inquilini

ROMA Niente nuove tasse e niente tagli al sociale è il titolo con il quale Enrico Letta ha presentato - e rivendicato - la legge di stabilità per il 2014. Una manovra da 11,6 miliardi per il prossimo anno (e oltre 7,5 per ciascuno dei due successivi) che si propone di spingere la crescita attraverso il rifinanziamento degli investimenti e il calo della pressione fiscale; ma che per molti aspetti decisivi, dalla riduzione del carico fiscale sul lavoro alla tassazione della casa, rinvia a future scelte che dovranno essere fatte dal Parlamento e dalle parti sociali. Rispetto alle versioni circolate alla vigilia sono stati azzerati i tagli al sistema sanitario nazionale, mentre restano quelli alle Regioni ed al pubblico impiego. È presente comunque qualche inasprimento fiscale, come l’incremento del prelievo di bollo sui depositi titoli (dunque sugli investimenti) che da solo vale 900 milioni. E il governo mette in cantiere una revisione delle agevolazioni fiscali che dia 500 milioni, da realizzare entro l’anno: in caso ciò non avvenga entro il prossimo gennaio le attuali detrazioni per oneri al 19 per cento scenderebbero al 18 e successivamente al 17. A banche e assicurazioni sarebbe richiesto un contributo di 2,2 miliardi.
MARATONA SERALE
Ieri sera la riunione del Consiglio dei ministri è proseguita a lungo dopo che intorno alle sette e mezza il premier Letta e il ministro dell’Economia Saccomanni sono scesi nella sala stampa di Palazzo Chigi a presentare le linee guida del provvedimento. Ma poi poco prima della mezzanotte il testo è stato approvato e subito inviato a Bruxellese.
Dalla parte degli interventi, il cuore della legge è certamente la riduzione del cuneo fiscale per lavoratori e imprese. La scelta dell’esecutivo è però quella di lasciare spazio alle parti sociali per la determinazione esatta degli interventi e della relativa platea, in particolare per quanto riguarda i benefici in busta paga per i lavoratori dipendenti. L’impegno finanziario è crescente nel triennio: si parte da 1,5 miliardi il prossimo anno per i lavoratori, destinati a crescere fino a 5 nel 2016; per le imprese nel triennio si dovrebbe arrivare a 5,6 miliardi, attraverso la riduzione dei contributi sociali. Dunque in tutto, a regime, l’alleggerimento sarebbe di 10,6 miliardi. A questo si aggiunge 1 miliardo di proroga degli incentivi per ristrutturazioni edilizie ed ecobonus .
LA SPENDING REVIEW
Sempre nel triennio 11,2 miliardi sono destinati a finalità sociali oppure a progetti di investimento e a impegni internazionali. L’esecutivo mette l’accento in particolare sul finanziamento di opere infrastrutturali, comprese quelle alle quali in tempi recenti erano state sottratte risorse.
Da dove vengono le risorse? Per il 2014 in particolare 3,5 miliardi derivano da tagli di spesa, 2,5 a carico del bilancio dello Stato e 1 delle Regioni: il conto più salato è probabilmente quello dei dipendenti pubblici per i quali viene confermato il blocco della contrattazione, ridotto ulteriormente il tasso di sostituzione di chi va in pensione, tagliata la spesa per straordinari. C’è anche un ulteriore slittamento dei tempi di incasso della liquidazione. Altri 3,2 miliardi secondo lo schema del governo dovrebbero arrivare da dismissioni (per 500 milioni) e dalla rivalutazione di cespiti e partecipazioni a carico delle aziende (soprattutto del settore finanziario). Altri 1,9 miliardi corrispondono agli inasprimenti fiscali sui depositi titoli ed alla revisione delle cosiddette tax expenditures. Si arriva così a 8,6 miliardi: altri 3 saranno finanziati in deficit, facendo affidamento sui margini di flessibilità concesso dall’Unione europea. Così il prossimo anno il rapporto tra disavanzo e Pil dovrebbe crescere dal 2,3 per cento tendenziale al 2,5. Ci sono poi altre fonti di finanziamento che prudentemente non sono state “cifrate”, almeno per il 2014: si tratta dei proventi della tassazione dei capitali all’estero (in base al lavoro del gruppo coordinato dall’ex procuratore Francesco Greco) della rivalutazione delle quote di Bankitalia e della spending review affidatata a Carlo Cottarelli.

Tassa sui servizi, in bilico la quota a carico degli inquilini

ROMA Anche per il nuovo tributo sui servizi, come per la riduzione del carico fiscale sul lavoro, Enrico Letta ha preannunciato che al Parlamento sarà lasciato un ampio margine di intervento. È ancora tutta da scoprire quindi la fisionomia della nuova tassa che dal prossimo anno dovrà sostituire l’Imu (per le abitazioni principali) e l’attuale Tares che grava in particolare sui rifiuti. Nel testo della legge di stabilità sono però contenute le linee guida del Trise (che il premier ha chiamato Tirse): ne emergono per il momento la rilevanza del ruolo che avranno i Comuni nel precisare e dosare il prelievo immobiliare ed anche la prospettiva di un inasprimento in particolare per gli immobili diversi dall’abitazione principale, che oltre all’attuale Imu e alla tariffa sui rifiuti dovranno pagare il tributo sui servizi, pur se entro i tetti fissati dal governo, ed anche l’Irpef.
L’IMPATTO EFFETTIVO
Per valutare l’impatto effettivo sui contribuenti sarà necessario anche tener conto della situazione finanziaria delle amministrazioni comunali. I sindaci si vedono assegnare dal governo una dote da un miliardo, specificamente destinato alla riduzione del prelievo rispetto alla situazione attuale. Inoltre ci sarà un altro miliardo riservato agli enti territoriali sotto forma di alleggerimento del Patto di stabilità, ma con il vincolo di usare queste risorse per spese in conto capitale. È un po’ meno di quanto ipotizzato nei giorni scorsi e questo potrebbe creare problemi in particolare ai Comuni che già si trovano in difficoltà finanziaria: alla fine per loro la scelta di usare al massimo la leva fiscale potrebbe essere inevitabile.
Pare confermato che il Trise si articolerà in due diverse componenti, relative rispettivamente ai rifiuti e ai servizi indivisibili. La prima (Tari) dovrebbe essere organizzata in continuità con le regole attuali: il prelievo sarà calcolato sulla superficie calpestabile ma agli amministratori sarà data la possibilità di conteggiare le quantità effettive di rifiuti prodotti.
La Tasi invece riguarderà i cosiddetti servizi indivisibili erogati dai Comuni, come ad esempio l’illuminazione o il verde pubblico. Sarà tenuto al pagamento chi possiede o comunque detiene a qualsiasi titolo l’immobile. La base imponibile dovrebbe essere la stessa dell’attuale Imu (dunque la rendita catastale rivalutata a cui si applica un moltiplicatore pari a 160) mentre non è chiaro se i Comuni avranno la possibilità di scegliere come unità di misura i metri quadrati.
L’aliquota base della Tasi è fissata all’1 per mille. Le amministrazioni comunali avranno la possibilità di azzerarla, ma anche di elevarla, con un vincolo dato dal livello di tassazione complessiva comprensivo dell’Imu per gli immobili diversi dall’abitazione principale a cui ancora la precedente imposta municipale si applica. In pratica il nuovo prelievo non potrà superare quello dato dall’aliquota massima Imu aumentata dell’1 per mille: il tetto sarebbe quindi al 7 per mille per le abitazioni principali e all’11,6 per gli altri immobili.
GLI IMMOBILI STRUMENTALI
Un altro aspetto innovativo della Tasi dovrebbe essere la suddivisione dell’obbligo tributario, in caso di immobile affittato, tra proprietario e inquilino. In realtà il comunicato finale di Palazzo Chigi parlava ieri sera di tassa pagata dal proprietario, per la componente servizi. Nei testi in entrata alla riunione era invece posta a carico dell’affittuario una quota tra il 10 e il 30 per cento, in base alla decisione del Comune.
Infine con la legge di stabilità il governo recupera una novità già abbozzata che poi però non si era concretizzata, anche per le proteste in merito: dal 2014 sarà deducibile al 50 percento dal reddito d’impresa l’Imu sugli immobili strumentali delle imprese, ed allo stesso tempo tornerà ad essere sottoposta all’Irpef, sempre al 50 per cento, la rendita degli immobili tenuti a disposizione.

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