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Pescara, 03/12/2021
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Data: 01/04/2007
Testata giornalistica: Il Messaggero
Montezemolo avverte il governo: «Non dilapidare il tesoretto». Il presidente della Confindustria sollecita la riduzione del debito. Bersani: le risorse vadano alle riforme

GENOVA Protagonisti della crescita, però isolati. E' lo stato d'animo che aleggia al Carlo Felice di Genova mentre si va esaurendo la "due giorni" dei piccoli e medi inmprenditori. Giuseppe Morandini (leader delle Pmi) prima, Luca Cordero di Montezemolo (presidente di Confindustria) poi, denunciano la «latitanza», «l'ostilità» della politica, il «peso» della burocrazia che obbliga gli imprenditori a «lavorare part time» perchè impegnati ad inseguire quotidianamente le istanze di marchingegni statali e locali, cementati da una politica, costruita - ricorda Montezemolo - su 23 partiti che fanno occupazione più che crescita.
«E' il neostatalismo municipale dice il presidente di Confindustria negli ultimi 10 anni le Spa a controllo publico sono passate da 30 a 800».
Gli industriali rivendicano con orgoglio il merito della ripresa. «Tutto merito nostro. Il tesoretto non vorremmo vederlo dilapidato in tanti rivoli, alla ricerca di mille piccole sacche di consenso in vista di importanti appuntamenti elettorali».
Serve per ridurre il debito, tagliare le tasse, realizzare infrastrutture. Il ministro Bersani dalla stesso palco replica che «mestiere di chi governa non è distribuire tesoretti... le risorse vanno messe a far sponda ai processi di riforma».
Montezemolo puntualizza - lo fa praticamente ogni volta che sale alla tribuna - che «Confindustria non è nei partiti, ma è dentro la politica». Insomma, che lui non ha aspirazioni specifiche.
Poi però, in tema di pensioni, dice «che non serve una controriforma previdenziale perchè sarebbe uno scippo alle generazioni più giovani, si deve lavorare per nuovi e più efficaci ammortizzatori sociali».
Che al tavolo di palazzo Chigi si dovrebbe discutere di maggiore produttività e competitività, «è giunto il momento di guardare in modo diverso al lavoro straordinario, che non può essere discriminato come è stato fino ad oggi. Deve costare meno all'impresa e non deve penalizzare il lavoratore».
Dice ancora, Montezemolo, che un altro dei pilastri che dovrebbe sostenere la crescita è la riforma della pubblica amministrazione. Porta i numeri.
«Nel triennio 2003-2005 sottolinea il presidente di Confindustria a fronte di una sostanziale stabilità del personale, nel 2005 c'è stato un 13,4 di promozioni. La maggior parte dei passaggi ha riguardato le amministrazioni locali. Negli ultimi cinque anni gli stipendi dei dipendenti pubblici sono cresciuti del 4,2% contro il 2,9% del settore privato».
«Il problema dei problemi» viene individuato nella «cultura dei veti, in un localismo che uccide». Responsabili i soliti noti: una parte del sindacato e la sinistra radicale.
Montezemolo insiste sulla necessità di una riforma istituzionale. Lo fa dall'infuocata convention di Vicenza della scorsa primavera. Inutilmente, se continua a sollecitarla ad ogni pie' sospinto. Anche con una certa rassegnazione: «E' molto triste dire a tutte le amministrazioni: "intervenite il meno possibile, cercate di lasciarci lavorare e forse noi, da soli, ce la faremo"».

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