È il trasporto pubblico il fronte più caldo della trattativa che, ancora in queste ore, lega il Campidoglio a Palazzo Chigi, con l’attesa dei collegati alla legge di stabilità che dovrebbero sbloccare l’intricata questione del bilancio 2013 del Comune di Roma. Il salvataggio dell’Atac, sommersa da 700 milioni di debiti, è diventato il punto critico della questione: tutto ciò mentre per i mezzi pubblici romani sono a rischio persino i rinnovi delle assicurazioni e, entro poche settimane, le forniture di carburante. Il piano d’intervento è diviso in due capitoli: uno riguarda i rapporti tra l’azienda e la gestione commissariale del debito accumulato fino al 2008, da cui si potrebbero recuperare 130-150 milioni. L’altro, che investe direttamente la manovra capitolina, è invece incentrato sui finanziamenti che lo Stato, tramite la Regione, stanzierà per il trasporto romano. La cifra che sarà assegnata dal Governo varia tra i 140 e i 180 milioni, e andrà sottratta dal deficit delle casse di Palazzo Senatorio.
816 mln
Il deficit del Campidoglio, come risulta dall’ultima ricognizione
I fondi per il trasporto pubblico si andranno a sommare all’altra trattativa fondamentale di questi giorni: quella sui debiti che potranno essere caricati sulla gestione commissariale. Non si tratta, è bene chiarirlo, di finanziamenti diretti dello Stato, ma di un incremento della somma che il Campidoglio dovrà rimborsare, nei prossimi decenni, al commissario straordinario. «Così si aumenta il debito che i cittadini dovranno pagare a questo punto non più fino al 2048, ma almeno fino al 2050», sottolinea Alessandro Onorato, capogruppo della lista Marchini. Alla gestione commissariale il Comune versa ogni anno almeno 200 milioni di euro, ricavati da una parte (il 4 per mille) dell’addizionale Irpef e da una sovrattassa a carico dei passeggeri degli aeroporti di Fiumicino e Ciampino.
I CONTI
La cifra che potrà essere caricata sulla gestione del debito si dovrebbe stabilizzare, alla fine, sugli 585-590 milioni. Se il Campidoglio riuscisse a fare bottino pieno, spuntando 180 milioni per il trasporto pubblico, resterebbero da coprire una cinquantina di milioni. Anche perché l’ultima ricognizione del deficit 2013, eseguita dalla Ragioneria generale, fissa in 816 milioni la cifra complessiva da recuperare per chiudere i conti. A quel punto basterebbero tagli ai dipartimenti, preservando politiche sociali e trasporti, per portare a casa il bilancio senza intervenire sulla leva fiscale. In caso contrario, ossia se i fondi per il tpl fossero inferiori alle aspettative, si tornerebbe a parlare di tasse, con l’Imu in prima fila. Senza considerare il possibile aumento dell’addizionale comunale Irpef, dallo 0,9 all’1,2 per cento, che però potrebbe scattare solo dal 1° gennaio.
I TEMPI
Per conoscere definitivamente il quadro della situazione, però, bisognerà attendere fino a metà della prossima settimana. Con l’assessore al bilancio Daniela Morgante che, a questo punto, potrebbe portare la manovra in giunta venerdì 25. Dopo inizierebbe il lungo iter per l’approvazione che prevede, nell’ordine, l’esame in commissione, il parere dei Municipi (per il quale sono a disposizione venti giorni) e il voto finale dell’assemblea capitolina, che deve arrivare entro il 30 novembre. Dove, però, il documento di programmazione finanziaria dovrà passare per le forche caudine di una prevedibile maratona in aula Giulio Cesare.
Per mobilità e trasporti una sola società invece di tre
Una società unica per la mobilità e i trasporti nel Lazio. Lo prevede la memoria della giunta regionale presentata oggi dal governatore Nicola Zingaretti e dall’assessore alla mobilità e ai rifiuti Michele Civita, con cui si avvia «il processo di rilancio di un comparto fondamentale del sistema governance della Regione», spiega Civita. La riforma prevede l’unificazione di Aremol (agenzia regionale per la mobilità) Cotral Patrimonio Spa e Astral Spa, con la costituzione di un’unica società che si occuperà di programmare i servizi di trasporto pubblico locale, mobilità e infrastrutture, pianificare i servizi delle opere infrastrutturali e della gestione e della valorizzazione del patrimonio sociale ed immobiliare nel settore del Tpl. Da tre a una società quindi, con un amministratore unico e un collegio sindacale formato da tre componenti. Costituendo un’unica società regionale i componenti degli organi di indirizzo, amministrazione e controllo passeranno dagli attuali 16 a 4 con un rilevante risparmio di risorse.