Il Cda ha votato ieri e ora è pronto a dimettersi in vista dell’ingresso di Air France Ma si teme il no di Bruxelles ai 75 milioni di Poste. Da Intesa anticipo di 50 milioni
BRUXELLES Alitalia inizia un nuovo, costoso percorso verso un’altra salvezza, questa volta si spera definitiva. Il Cda, dimissionario, ha dato il via libera ad un aumento di capitale che dovrebbe allontanare la compagnia aerea dalla bancarotta ed avvicinare l'atteso partner Air France. Resta però, pesante, il “rischio Bruxelles”, che potrebbe giudicare l'intervento di Poste nell'operazione come un aiuto di Stato non consentito. Andiamo per ordine. Dopo il categorico rifiuto della Cassa Depositi e Prestiti ad intervenire, e la rinuncia al progetto di un salvataggio guidato da Fs, un Cda e una successiva assemblea dei soci durati in tutto oltre 17 ore, ieri hanno varato un aumento di capitale di 300 milioni, che i soci dovranno sottoscrivere entro 30 giorni a partire da oggi. La compagnia, in questo quadro, è stata valutata praticamente niente, 50 milioni, meno di un top-player di serie A. Il cda che ha guidato l'azienda fino ad oggi, visto anche che la proprietà cambierà presto, ha rassegnato «irrevocabili dimissioni» che avranno effetto subito dopo che l'aumento di capitale sarà stato realizzato. Tutta l'operazione ha almeno un neo: il ruolo decisivo che dovrebbe giocare Poste italiane. La decisione di ieri apre al coinvolgimento di Poste, come deciso dal Cda di venerdì scorso, per la sottoscrizione di 75 milioni dell'aumento di capitale e una garanzia di altri 100 milioni sull'inoptato da parte di Intesa Sanpaolo (che in serata ha sottoscritto l’aumento, garantito l’inoptato e anticipato 50 milioni di euro), e Unicredit. Operazione che potrebbe non passare sotto le forche caudine del controllo antitrust di Bruxelles. Il portavoce del commissario Joaquin Almunia , Antoine Colombani, spiega che «non è che l'intervento di un'impresa pubblica realizzi per se stesso un aiuto di Stato, ma anche il solo fatto che una misura in favore di un’impresa venga da un’impresa pubblica e non direttamente da uno Stato, non esclude che si possa trattare di un aiuto di Stato». Dunque a Bruxelles non si sbilanciano e aspettano le carte, tanto più che fino a ieri «le sole informazioni a nostra disposizione» erano «quelle sui giornali», ha spiegato il portavoce, e «nessuna lettera ci è arrivata». Il riferimento è alle annunciate proteste di British Airways e associazioni dei consumatori, che hanno annunciato ricorso a Bruxelles. «L'elemento decisivo per stabilire se c'è un aiuto di Stato - ha spiegato Colombani - è verificare se l'azienda pubblica interviene come lo farebbe un investitore privato secondo i principi dell'economia di mercato, o se c'è un ordine del governo e ci sono condizioni di favore». Al momento comunque «aspettiamo il piano dall'Italia, solo dopo - precisa Colombani - potremo esprimerci nel merito”. Altra questione aperta è l'interesse reale di Air France-Klm, se cioè sottoscriverà la quota dell'aumento di capitale di 75 milioni. Il gruppo franco-olandese ha un mese per decidere. Ci si aspetta però che un'intesa sia stata raggiunta nelle tante ore di assemblea. Ieri in mattinata, da Lussemburgo dove si riuniva con i suoi colleghi dell'Ue per l'Ecofin che ha dato il via libera alla supervisione bancaria europea, il ministro delle Finanze Fabrizio Saccomanni aveva spiegato che «l'idea di un'Alitalia che rimanga da sola, scelta fatta in passato è completamente cambiata: si cerca una partnership, per cui parlare di protezionismo (come accusa la British) è prematuro e frettoloso».