ROMA Il voto del Senato sulla decadenza di Silvio Berlusconi slitta a novembre. Ma per sapere se avverrà a scrutinio segreto o palese basterà aspettare il 29 ottobre. Il rinvio è stato deciso ieri dalla Giunta per il regolamento del Senato che ha stabilito all'unanimità che le norme che disciplinano il voto segreto (articolo 113) non possono essere modificate. La proposta del M5S di eliminare per sempre il voto segreto dal regolamento resta dunque nel cassetto. Ma il caso Berlusconi incombe e il movimento di Beppe Grillo prova a cambiare strategia. «Meglio puntare ad una diversa interpretazione della norma regolamentare in cui si parla del voto segreto. Si fa prima ed è più semplice» spiega il senatore 5 Stelle, Maurizio Buccarella, per il quale quello su Berlusconi non è un voto sulla persona (che richiederebbe il voto segreto) bensì sull'istituzione cioè sullo status di appartenenza al plenum del Senato (caso in cui lo scrutinio è palese). La questione sarà affrontata dalla Giunta il 29 ottobre con le relazioni di Francesco Russo (Pd) e Anna Maria Bernini (Pdl). E in quella sede si prenderà una decisione. «Credo che il regolamento possa essere interpretato a favore del voto palese» spiega il renziano Dario Nardella. Possibilista è anche Luigi Zanda: «Il voto palese garantisce in modo migliore la trasparenza delle decisioni». La tensione resta comunque altissima. E mentre i maggiorenti del Pdl minacciano fuoco e fulmini, a pochi metri da Palazzo Madama un gruppo di manifestanti dell'organizzazione Avaaz si toglie i vestiti per chiedere l'abolizione del voto segreto. Esattamente ciò che temono gli esponenti del Pdl. Renato Schifani dice no a «leggi contra personam» e lancia un ultimo avviso ad Enrico Letta e al Pd: «L’agibilità politica di una maggioranza si misura sui comportamenti reciproci. E i margini di agibilità si restringeranno sempre di più se il Pd resterà sulle sue posizioni...». A minacciare la crisi di governo è anche il “falco”Sandro Bondi: «C'è la volontà da parte del Pd di mettere in discussione quel minimo di coesione e di rispetto reciproco su cui si può fondare un'alleanza di governo». Berlusconi proverà di nuovo ad aprire la crisi appena il Senato gli voterà la decadenza? Questa volta la voglia di far saltare il banco è più di una tentazione. Anche perché la sua (probabile) cacciata dal Parlamento potrebbe diventare il tormentone di una campagna elettorale giocata da extraparlamentare e tutta all’insegna dell’antipolitica. Stavolta, insomma, Berlusconi vuole fare sul serio e la sindrome dell’assedio si sta trasformando lentamente in desiderio di vendetta. Contro gli odiati “alleati” del Pd, certo, ma anche contro le “colombe” del Pdl che il 2 ottobre lo hanno messo in minoranza e costretto a votare la fiducia a Letta. Adesso, in privato, Berlusconi dice «Mai più patti con il nemico» e conferma di non essere intenzionato a rimanere un minuto di più «insieme ai suoi carnefici». E questo vale anche per chi, nel Pdl, decidesse di smarcarsi dalla linea ufficiale del partito e sarebbe pronto a votare la fiducia ad un eventuale Letta bis.