L’AQUILA Che molti di loro avessero il braccino corto, gli alluvionati del Veneto e i terremotati dell’Aquila se lo ricordano molto bene. Ci mise un bel po’ il presidente del consiglio regionale Nazario Pagano a far tirare fuori i soldi della solidarietà ad alcuni consiglieri regionali, e non si è mai capito se ci sia mai riuscito. Nella lista nera finì all’epoca Giuseppe Tagliente che oggi, a scorrere la lista dei morosi del Pdl, quelli che non pagano la quota al partito (consiglieri, assessori regionali e parlamentari), sta in ottima compagnia. E per di più senza un’ombra di rimorso: «Ma io non sono Pdl, sono Giuseppe Tagliente, appartengo solo a me stesso. Che stia in quel gruppo è un dettaglio, d’altronde la mia attività politica lo dimostra».
Una lista lunga così. Si fa prima a contare chi ha pagato, un compito che lesto lesto si assume l’assessore regionale Mauro Febbo, e già che c’è si toglie anche qualche sassolino dalle scarpe: soltanto sei consiglieri regionali su 25 hanno messo mano al portafoglio. E tra i parlamentari spiccano invece per tirchieria la regina dei confetti Paola Pelino e l’ex responsabile Antonio Razzi. Questo per le quote 2012. «Ma se contiamo anche gli ex parlamentari, la lista si allunga - fa Febbo - con De Angelis, Castellani, eccetera eccetera». Finora hanno messo mano al portafogli Chiodi, Federica Chiavaroli, Di Matteo, Febbo e Ricciuti e tra i parlamentari Fabrizio Di Stefano, Piccone, Quagliariello, Scelli, Tancredi e persino Sabatino Aracu.
I morosi, i tirchi, gli avari, così come li chiamavano ieri in consiglio, preferiscono glissare, rimandare, far finta di niente. L’alibi ce l’hanno eccome, di questi tempi in cui il Pdl c’è ma non si sa più come si chiama, e c’è anche Forza Italia e i militanti si dividono tra lealisti, falchi e colombe, fittiani, berlusconiani e alfaniani, è tutta una corsa a dire sì io sono Pdl ma chissà. Il proliferare dei gruppi poi non aiuta. L’aula è piena di consiglieri in crisi di identità politica. «Qui ci vuole il navigatore satellitare», se la ride l’assessore Giandonato Morra, ufficialmente appartenente alla Destra ma di fatto in consiglio ancora nel gruppo Pdl, e quindi parzialmente moroso. Nasuti, per esempio. Ufficialmente Pdl ma di fatto? «Di fatto Nasuti, punto e basta». E quindi, in quanto tale, moroso anche lui. Lo stesso Riccardo Chiavaroli fa sapere che lui in realtà le quote 2012, che sono di 500 euro al mese per i consiglieri e 800 per i parlamentari, le ha pagate ma che ha smesso quando sulla scena si è affacciata Forza Italia. O Giuliante: «Ho sempre pagato, anzi ero uno dei pochi».
A Febbo le parole escono a mitraglia: se la prende con la Pelino e Razzi in parlamento, con Castiglione e i listinati alla Regione. «Una situazione insopportabile quella dell’”onorevole leale” che ha regalato al Pdl pagine intere per non aver saldato il conto in una boutique; o quella dell’altro ”fedele e leale senatore” che quotidianamente vediamo in trasmissioni satiriche nasionali». Tirchi, non gli basta mai, urla infuriato Febbo: «Con quello che guadagniamo cosa sono 500 euro, senza contare che si può scaricare anche il 19 per cento!». Poi si cucina i colleghi: Castiglione, «già uscito dal Pdl due volte, ma sempre pronto a rientrare pur di mantenersi ben stretta la poltrona», o gli eletti nel listino Chiavaroli, Giuliante e Petri, «che si permettono di vestire spesso i panni di contestatori del momento». Si appella ai coordinatori Febbo, come se non sapesse che lo stesso Piccone deve ancora pagare i conti della campagna elettorale del 2008 alla società Alice 2007 (circa 24 mila euro), che lo ha citato in giudizio. Insomma, neppure loro brillano per correttezza: nè Piccone nè Sospiri, coordinatore provinciale pescarese e moroso pure lui.