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Data: 17/10/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Sconti fiscali, ora si decide quali abolire. Dalla palestra per i figli alle spese per il veterinario: 500 milioni dai tagli di alcune agevolazioni. Trise, graverà anche sugli inquilini

ROMA Una quota della copertura della legge di stabilità, mezzo miliardo di euro, arriverà dal taglio degli sconti fiscali, le cosiddette “tax expenditures”. Sono le detrazioni, le deduzioni, i regimi agevolati, che alleggeriscono il conto di 730 e Unico. Il ministero dell'Economia ha censito un paio d'anni fa 720 voci che corrispondono ad una erosione del gettito pari a oltre 250 miliardi l'anno. Ma quella che sembra una macro-cifra è in buona parte intoccabile: quasi la metà di questo mancato gettito è infatti destinato a sostenere la spesa sociale, dalla famiglia alla casa, dalla sanità al lavoro. Voci che difficilmente possono essere dunque messe in discussione. Il governo, nelle linee-guida della legge di Stabilità, approvata ieri dal consiglio dei ministri, dice esplicitamente che 0,5 mld arriveranno «dalla riduzione delle spese fiscali attraverso interventi selettivi sulle agevolazioni fiscali da definire entro il gennaio 2014». Due-tre mesi di tempo, dunque, per reperire 500 milioni di euro da questi tagli. Da tale anticipazione sembrerebbe da escludersi il taglio “lineare” attraverso, per esempio, una franchigia perché appunto si parla di scelte selettive. L'opzione che era stata invece adottata dal governo Monti, era quella di tagliare le agevolazioni attraverso una franchigia di 250 euro e un tetto di spesa di 3.000 euro era un anno fa cifrata 900 milioni, di cui 600 solo dalla franchigia. Una norma che poi fu cassata nel corso dell'esame del Parlamento. Dalle detrazioni per l'iscrizione dei ragazzi a palestre e piscine a quella sulla parcella del veterinario, dal bonus sulle donazioni ai partiti a quello sulle spese per il funerale, i tecnici del Tesoro nelle prossime settimane dovranno mettere al setaccio voce per voce per capire a quali sconti i contribuenti potranno rinunciare a partire dalle prossime dichiarazioni dei redditi. Base di partenza sarebbe sempre il dossier che era stato messo a punto due anni fa dal gruppo di lavoro guidato da Vieri Ceriani. Il tempo è stretto ma comunque non impossibile, fanno notare esperti del ministero. Sul tavolo anche le agevolazioni alle imprese. Nel cosiddetto dossier Giavazzi si identificava una spesa potenzialmente aggredibile di 10 miliardi. Escludendo alcune voci (dal trasporto pubblico locale, alle scuole private, per fare un paio di esempi), rimarrebbero tra i 500 milioni e i due miliardi potenzialmente “aggredibili”.


Trise, graverà anche sugli inquilini
Chi è in affitto pagherà dal 10 al 30% della Tasi. Si calcolano in media 100 euro

ROMA Appuntamento alla cassa anche per gli inquilini: la nuova tassa sulla casa, la Trise, in parte peserà infatti anche sugli affittuari che pagheranno non solo la quota riguardante la gestione dei rifiuti, ma anche la Tasi, la componente del tributo sui servizi indivisibili. Una novità, questa, rispetto all’Imu (e prima ancora l'Ici) che era pagata solo dai proprietari. Ma la quota chiesta a chi prende un appartamento in affitto sarà contenuta: a seconda di quanto deciderà ciascun Comune nel proprio Regolamento potrà oscillare dal 10 ad un massimo del 30 per cento del totale della Tasi. L'Unione Inquilini calcola che per una casa media, due vani e cucina di circa 70-80 metri quadri, nella semiperiferia di una città, la parte di tassa in capo agli inquilini sarà mediamente sotto i 100 euro l'anno. Ma i sindacati degli inquilini sono comunque sul piede di guerra: «Siamo fortemente contrari, è per gli inquilini una tassa totalmente iniqua» dicono dal Sunia evidenziando che l'esborso da parte degli affittuari non è accettabile neanche se si trattasse di una cifra simbolica. «Il mercato della locazione in Italia e la dinamica degli affitti, particolarmente elevati e senza alcun controllo e calmierazione, fanno sì - spiega Daniele Barbieri, segretario generale del Sunia - che nella stessa misura del canone, determinato unilateralmente dal proprietario, sia già considerata l'incidenza della ubicazione in quartieri più o meno serviti». Il Sunia fa presente che la tassa interviene su contratti di locazione in corso che nel 70% dei casi sono a canone libero. «Sta già nella richiesta dell'affitto da pagare la componente legata al servizio. Sappiamo tutti che se una casa è al centro o vicino a una fermata di metro avrà un canone più alto di altre», spiegano ancora dal sindacato. Sul calcolo del conto da pagare l'Unione Inquilini rivede le stime fatte a fine agosto sulla base delle linee che erano state diffuse dal governo in quei giorni. «Allora avevamo parlato di una stangata media per gli inquilini - ricorda Massimo Pasquini del coordinamento nazionale dell'Unione Inquilini - di 500-1000 euro. Se invece venissero confermate le indiscrezioni sulla legge di stabilità, l'esborso scenderebbe a meno di 100 euro. Calcoliamo una spesa di 100-150 euro solo per gli inquilini che sono nelle abitazioni di maggiori dimensioni».

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