Se qualcuno si era illuso che stavolta no, le cose sarebbero andate in maniera diversa, beh, ha sbagliato nuovamente (e clamorosamente). È chiaro che il terremoto non è una priorità nazionale, benché nelle innumerevoli passerelle dei vari ministri e sottosegretari questa frase sia stata ripetuta in maniera stucchevole e noiosa. Il territorio martoriato dal sisma subisce un altro sberleffo pesante - l’ennesimo - e ancora una volta si trova costretto a tornare a Roma con il cappello in mano per elemosinare quello che sarebbe un diritto sacrosanto: i soldi per ricostruire. Invece nella legge di stabilità appena varata dal consiglio dei ministri ci sono solo le briciole. Forse neanche quelle. Alla faccia delle mille promesse e dei mille annunci dei mesi scorsi secondo cui finalmente sarebbero arrivate ulteriori risorse e soprattutto la certezza della continuità dell’erogazione. E non si dica che il disegno di legge potrà essere migliorato dal Parlamento. Il segnale politico è inequivocabile proprio perché arriva dal governo che se n’è infischiato persino delle mille proposte alternative che il Comune ha fornito negli ultimi mesi per reperire risorse.
Le cifre, sebbene non ufficiali, fanno tremare i polsi: seicento milioni totali divisi tra 2014 e 2015, per giunta «prelevati» dal famoso miliardo e duecento milioni di cui da tempo si sta chiedendo l’immediata spendibilità. Dunque, in soldoni, nella legge di Stabilità non ci sono nuovi stanziamenti, nè nuove risorse, nè una prospettiva programmatica. Il sindaco non le ha certo mandate a dire: «Si chiude il cerchio partito con l’idea del governo Berlusconi, ovvero che la realizzazione del progetto Case fosse una vera new town in attesa di ricostruire i centri storici tra vent’anni. Il governo, infatti, ha deciso di completare, neanche definitivamente, la ricostruzione delle periferie, mentre non saranno rifatti i centri storici». L’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano ha parlato di «dati allarmanti» e ha fornito una prospettiva drammatica: «I 985 milioni del Cipe tra qualche giorno saranno finiti. Con i seicento milioni di cui si parla potremmo tirare fino a febbraio-marzo, forse aprile».
La battaglia, l’ennesima, manco a dirlo è già ripartita. Venerdì ci sarà un summit tra sindaci. «La legge di stabilità non ci dimentica - dice Stefania Pezzopane -, ma non ci risolve i grossi problemi di carenza di risorse per la ricostruzione. Non ci siamo proprio. Servono soldi nuovi, soldi freschi. Lo sforzo fatto, soprattutto grazie a Fassina e Legnini ci aiuta solo nell’immediato».