Iscriviti OnLine
 

Pescara, 22/03/2026
Visitatore n. 752.479



Data: 17/10/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Pdl, il caso-tirchi in maggioranza. Peserà sul voto?

L’AQUILA Passino i peones. Ma che nell’elenco dei morosi ci siano il presidente del consiglio regionale e il coordinatore provinciale del partito fa saltare i nervi pure a un santo. Così lunedì prossimo nella riunione di maggioranza del Pdl al Golf club di Miglianico, il primo punto all’ordine del giorno sarà dedicato ai pidiellini dal braccino corto. I coordinatori regionali Filippo Piccone e Fabrizio Di Stefano porteranno la lista aggiornata e corretta di tutti i parlamentari, assessori e consiglieri regionali che non hanno versato la quota al partito negli ultimi anni, 500 euro per i consiglieri e 800 per i parlamentari, alimentando così il buco nel bilancio Pdl. Tra i parlamentari, Pelino e Razzi. Alla Regione si fa prima a dire chi ha pagato. Soltanto sei consiglieri su 25 hanno messo mano al portafoglio: Chiodi, Federica Chiavaroli, Di Matteo, Carpineta, Febbo e Ricciuti.
«Faremo appello al senso di appartenenza e di responsabilità di tutti - spiega Di Stefano - anche alla luce del fatto che da agosto le sedi provinciali del partito sono state finalmente dotate di autonomia finanziaria. Un appello alla correttezza che non può passare inosservato soprattutto in vista della mobilitazione per l’imminente campagna elettorale regionale». Insomma, è bene che tutti mettano mano al portafogli. Anche perchè i soldi servono: «Basti pensare che io avanzo dal partito circa 25 mila euro, per spese che nel corso degli anni ho anticipato di tasca mia». E se la moral suasion non bastasse, si potrebbe arrivare anche alle maniere forti. Come per esempio, subordinare la candidatura alle prossime elezioni regionali al pagamento di tutte le quote, vecchie e nuove. Una strada che per esempio non viene seguita a livello nazionale, dove spiccano parlamentari, come Paola Pelino e Antonio Razzi, che a pagare non ci hanno pensato proprio. «Non contiamo certo di recuperare tutti i soldi, ma la maggior parte sì». Il buon esempio dovrebbe arrivare proprio da Nazario Pagano e Lorenzo Sospiri, che occupano posizioni di rilievo, o dallo stesso capogruppo Lanfranco Venturoni. «Io ricordo che in Alleanza nazionale - aggiunge Di Stefano - c’erano regole rigidissime per il versamento delle quote soprattutto in prossimità delle scadenze elettorali. Non si arrivava alle espulsioni ma il partito faceva sentire forte la sua voce».
Adesso la strategia è diversa. Ma chi chiede di affondare il coltello è proprio l’assessore regionale Mauro Febbo, il primo a scrivere ai coordinatori regionali per sollecitare il rispetto delle regole: «O paghiamo tutti o non paga nessuno - dice lui - sennò quei soldi me li sarei risparmiati pure io». Punta il dito su assessori, consiglieri e deputati che non pagano la quota: «Dimostrano poca correttezza personale nei confronti sia del Pdl che dei colleghi rispettosi delle regole. Eppure i nostri stipendi non sono mica quelli di un operaio». Non solo. Febbo allude anche al disperato tentativo di allungare la vita alla legislatura (e ai propri benefit) votato da gran parte dei suoi colleghi: «Personalmente ho sempre agito con trasparenza. Tutti conoscono la mia storia. La riprova è la mia volontà, supportata solo da altri due consiglieri (Morra e Sospiri) di indire le elezioni regionali a novembre e non in primavera, come è nota da tempo anche la mia posizione sul doppio vitalizio sul quale sottolineo l’ambiguità del consiglio regionale». Sembra aria di guerra.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it