Doccia fredda sull’Aquila ed il cratere. È quella arrivata dal Consiglio dei ministri che ha varato la legge di stabilità gelando, di fatto, tutte le aspettative che si erano create sullo stanziamento di fondi per la ricostruzione. Nei giorni scorsi, nelle periodiche visite in città di ministri, sottosegretari ed esponenti dell’Esecutivo nazionale, avevano rassicurato cittadini, istituzioni locali ed imprese che nella nuova legge che una volta veniva chiamata finanziaria, vi sarebbe stato spazio per le risorse da destinare alla rinascita dei centri storici terremotati. Stando alla stima fatta nei giorni scorsi dal sindaco Cialente sono necessari almeno 700 milioni per i prossimi tre anni, di cui 200 già stanziati con la legge approvata dal governo l’estate scorsa. Il totale di quelle risorse ammonta a un miliardo e duecento milioni, spalmati in sei anni: nel gioco delle tre carte fatto a Palazzo Chigi, di fatto, viene effettuata un’anticipazione di trecento milioni, buoni solo per superare il breve e medio periodo e non bloccare cantieri e ditte. Infuriato il primo cittadino, che vede nella decisione adottata dal Governo la volontà di non ricostruire il centro storico: per questo nei prossimi giorni incontrerà il ministro per la Coesione territoriale Carlo Trigilia, delegato dal governo a seguire in prima persona i processi di ricostruzione, e i sindaci del cratere per valutare le opportune strategie di pressione da adottare in vista dell’approvazione dai due rami del parlamento della legge di stabilità. Ed in vista della discussione a Palazzo Madama la senatrice Stefania Pezzopane ha già annunciato la predisposizione di un pacchetto di emendamenti per tentare l’estremo tentativo di riuscire a vedere garantito un flusso costante di soldi freschi e spendibili secondo il principio di cassa e non di competenza. «Non solo mantengo la mia interrogazione e sto raccogliendo le adesioni di tanti senatori, ma soprattutto appena avrò il testo del ddl approvato dal governo preparerò appositi emendamenti. La legge di stabilità non ci dimentica, ma non ci risolve i grossi problemi di carenza di risorse per la ricostruzione. Non ci siamo proprio. Servono soldi nuovi, soldi freschi». La speranza è quella di riuscire a ripristinare il meccanismo del finanziamento attraverso Cassa depositi e prestiti, già adottato per l’Emilia Romagna, ma che l’Europa nega perché venga riproposto all’Aquila.
«300 milioni di euro stanziati per il 2014 per la ricostruzione dell’Aquila ed i comuni del cratere sono una vera e propria miseria, una presa in giro, un deludente contentino che gli aquilani non meritano. È arrivato il momento di fare squadra. Il cuore della nostra città e dei nostri borghi, con queste scarse risorse, continueranno ad essere fermi, desolatamente vuoti e tristi ancora per molti anni», è l’appello lanciato dal presidente di Confartigianato Abruzzo, Angelo Taffo. Si ripropone, insomma, la questua con il cappello in mano da parte dei rappresentanti delle istituzioni locali nei palazzi romani: le speranze sono appese ad un filo, per quei coraggiosi che ancora ne nutrono.