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Data: 18/10/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Ma la compagnia aerea è a secco

ROMA Alitalia senza tregua. I soldi indispensabili per fronteggiare i pagamenti urgenti, per il secondo giorno consecutivo non sono arrivati in cassa. Atlantia che, con Intesa Sanpaolo e Immsi si è detta pronta a partecipare ai 65 milioni di anticipo sull’aumento, avrebbe frenato. E non aprendo il rubinetto i soci, anche le banche (Unicredit e Intesa Sanpaolo) tengono chiusi i rubinetti, visto che, dal primo momento, hanno subordinato l’anticipo del bridge to equity all’intervento degli azionisti.
Ma perché la holding dei Benetton si è irrigidita? Il committment delle Poste per partecipare alla garanzia della ricapitalizzazione con un importo massimo di 75 milioni, arrivato ieri a Cai, non sarebbe giudicato vincolante. Anche la nuova lettera, infatti, predisposta dall’avv. Andrea Zoppini, sarebbe condizionata innanzitutto all’esito di una due diligence da effettuare in tempi stretti su Alitalia. E poi all’adeguamento dello statuto per allargare l’oggetto sociale al trasporto dei passeggeri che presuppone, però, un cammino tortuoso. Questi due paletti non convincono Atlantia e gli altri due soci. E le banche dal canto loro, che da subito hanno subordinato la concessione della garanzia anche a quella delle Poste, hanno frenato anch’esse.
PERPLESSITÀ SUL TESORO

Per tutta la giornata si sono susseguiti contatti e varie conference call tra i rappresentanti delle banche con il loro legale (Antonio Segni), i rappresentanti delle Poste affiancati dal consulente e i principali soci. L’ultima sarebbe finita dopo le 20 e, pur in mancanza dell’attesa fumata bianca, ci sarebbe un moderato ottimismo a sbloccare entro oggi la situazione. La palla sta soprattutto nelle mani della società guidata da Massimo Sarmi e al suo unico azionista, il Tesoro. Da parte delle banche e di alcuni soci si sta affacciando il sospetto che, al di là dell’attivismo del premier Enrico Letta e del ministro Maurizio Lupi, da parte di Saccomanni non ci sarebbe eguale determinazione. E d’altro canto, se effettivamente Via XX Settembre non avesse dubbi, tutti gli ostacoli, a cominciare dall’approvazione del nuovo statuto, verrebbero rimossi in poco tempo.
«Il nucleo degli azionisti italiani dovrebbe dimostrare la propria compattezza» nell'adesione all’aumento di capitale, ha dichiarato Davide Maccagnani, uno dei soci con il 2,01%, che si è già detto disposto a sottoscrivere l’aumento. Intanto Alitalia ha smentito alcune illazione che parlano di un piano che prevede 2 mila esuberi e 22 aerei da mettere a terra.

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