Iscriviti OnLine
 

Pescara, 20/03/2026
Visitatore n. 752.415



Data: 22/10/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Manovra, i sindacati: 4 ore di sciopero. Letta: precipitosi ci sarà la crescita

ROMA Quattro ore di sciopero da qui a metà novembre da gestire con manifestazioni territoriali. Contro la legge di stabilità Cgil Cisl e Uil alla fine hanno deciso per una protesta che comprendesse comunque l’arma estrema, quella dello sciopero. Una decisione che Enrico Letta definisce legittima, ma «precipitosa», ribadendo che la legge di stabilità non è blindata. «Si può migliorare e la miglioreremo sicuramente» promette il premier.
È naturalmente quello che i sindacati sperano e in fin dei conti credono. E proprio la decisione di proclamare uno sciopero territoriale e non generale, ne è la conferma. In qualche modo hanno voluto attutirne l’impatto. Almeno per ora. Perché a metà novembre Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti si riuniranno in un nuovo ”consiglio di guerra“ e se non c’è stato un vero «cambiamento di passo», le decisioni potrebbero essere meno «pacate». Intanto la bocciatura del provvedimento è «unanime». Altro che misure per stimolare la ripresa. Continuando così - dicono Cgil, Cisl e Uil - «siamo condannati alla stagnazione».
UN CORO UNANIME

A incrociare le braccia, sempre per quattro ore e sempre su base territoriale, saranno anche i lavoratori dell’Ugl. Nel partito dei delusi e scontenti, però, non ci sono solo i sindacati. Sul piede di guerra ci sono i medici e il resto del personale del comparto sanità che, come ha anticipato Il Messaggero, subirà dei tagli alle spese per il personale nel biennio 2015-2016 per oltre un miliardo di euro. Ci sono i poliziotti, anche loro interessati da blocco di contratti e straordinari. E ci sono di fatto tutte le categorie datoriali, a partire da commercianti e industriali che sin dalle prime ore non hanno lesinato dure critiche. Tanto che in fondo - nonostante i danni che uno sciopero comunque porterà alla produzione - non riescono a biasimare più di tanto la protesta sindacale. «Non è uno sciopero di dimensioni apocalittiche, quattro ore sono gestibili» minimizza il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. Il quale, invece, non minimizza per niente né le carenze della manovra sia sul fronte riduzione cuneo fiscale che su quello del taglio delle spese, né i pericoli di ulteriori peggioramenti derivanti dall’iter parlamentare: «C’è il forte timore che nel passaggio da decreto a legge saltino fuori le solite porcate o porcherie, di cui abbiamo larga esperienza nel passato».
PASSO DOPO PASSO

Nonostante il diluvio di critiche Enrico Letta è convinto che la sua legge di stabilità vada nella direzione giusta. Ed elenca i cinque risultati che il governo si prefigge: riduzione del debito pubblico entro 5 anni, calo del deficit, calo della spesa pubblica primaria, riduzione delle tasse su famiglie e imprese, Pil in crescita dell’1% nel 2014. A questo ultimo proposito, ammette: «Non è una rivoluzione». E aggiunge: «Io sono prudente, dalla crisi si esce passo dopo passo. Nessuno ha la bacchetta magica. Le cose si fanno volta per volta». In mattinata a un convegno di Confindustria digitale, aveva parlato dei sei mesi di governo «non banalissimi e non semplicissimi», durante i quali ha imparato che «bisogna dire anche dei no», altrimenti «si blocca tutto, si mettono tutti a bordo e non si decide niente». In serata, intervistato da Lilli Gruber su La 7, aggiunge che in realtà a lui piacerebbe «dire tanti si», e stanziare per esempio più soldi per chi ne ha bisogno, a partire dai non autosufficienti. Ma «alla fine bisogna far quadrare i conti». E ribadisce: «Nelle ultime due manovre c’erano più tasse» mentre l’attuale legge di stabilità, «dal punto di vista fiscale, aumenta la pressione su attività finanziarie e banche mentre aiuta chi vuole creare lavoro. Ma si può migliorare e ne discuteremo con sindacati e Parlamento». Il resto è «denigrazione», sostiene. Come la vicenda dei 14 euro al mese in più in busta paga, «una cifra inventata per farci male» insiste. Non mancano riferimenti alle tensioni politiche. Rimpasti, verifiche, correnti varie? Lui taglia corto: «Concentriamo le energie sulle cose importanti. Io vado avanti fino al 2015».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it