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Pescara, 20/03/2026
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22/10/2013
Il Centro
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I sindacati: 4 ore di sciopero nazionale. Cgil, Cisl e Uil bocciano gli interventi e chiedono che il Parlamento li cambi: «Così niente ripresa, meno tasse in busta paga» |
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«E’ un errore» commenta Fassina Camusso replica: «Nella manovra manca ogni riferimento a crescita ed equità» ROMA Quattro ore di sciopero nazionale contro la legge di stabilità, articolate a livello territoriale fino alla metà di novembre. Cgil, Cisl e Uil hanno raggiunto un accordo per avviare la mobilitazione e tentare di cambiare il segno della legge. Contro lo sciopero si sono alzati gli scudi, a sorpresa, di numerosi esponenti del Pd. Lo stesso Letta lo definisce «scelta precipitosa». Ma i sindacati non potevano comportarsi diversamente, visti i contenuti della legge, assai distante dalle loro proposte sul calo delle tasse sul lavoro e per una maggiore equità. La legge infatti, ha spiegato Susanna Camusso, «non determina il cambiamento necessario e il Paese rischia di perdere un’altra volta. Continuiamo ad essere il solo Paese in recessione e, soprattutto, continuiamo a perdere il lavoro». Il segretario generale della Cgil ha posto al centro della mobilitazione e dello sciopero la necessità di una riduzione fiscale per i lavoratori e i pensionati «una misura possibile anche a saldi invariati, recuperando risorse da una revisione della tassazione sulle rendite finanziarie e operare per questa via un’operazione di redistribuzione fiscale». Di riduzione del carico fiscale ha insistito anche Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, perché quella messa in atto dal governo «è del tutto simbolica e quindi inefficace. Con questa legge di stabilità abbiamo condannato il Paese alla stagnazione sia per il 2014 che per il 2015». Il giudizio negativo è unanime, riferisce Angeletti: per una «inversione di tendenza della politica economica lo strumento non unico, ma sicuramente più efficace è la riduzione delle tasse sul lavoro per i lavoratori dipendenti e pensionati» che sostiene la domanda interna. Raffaele Bonanni, segretario della Cisl, era stato descritto come il più freddo sull’ipotesi dello sciopero. Tuttavia ha dato il suo assenso a scioperare contro legge di stabilità e «il partito della spesa pubblica, il vero gruppo che blocca la possibilità di crescita del Paese». Bonanni denuncia come le tasse vanno «a finanziare sprechi, ruberie e corruzione» e a pagare «la vittoria del partito della spesa» sono i lavoratori e in particolare quelli del pubblico impiego che vedono ridursi continuamente il potere d’acquisto. «Veniamo da una perdita di 250mila posti di lavoro nel pubblico impiego e da sette anni di astensione di rinnovi contrattuali, ormai è una sorta di cimitero dove nulla si muove» conclude Bonanni. La vertenza del pubblico impiego sarà uno dei punti centrali dello sciopero. Con il blocco degli stipendi cominciato nel 2010 con Tremonti e confermato sino a tutto il 2014 gli statali hanno perso e perderanno quasi l’11% della busta paga, circa 5.000 euro all’anno. Alla vertenza del pubblico impiego si aggiunge quella della sanità dove il taglio c’è. «E vale 1,1 miliardi - denuncia la Fp-Cgil - si tratta di un vero taglio lineare che colpisce i medici e gli operatori del Servizio sanitario nazionale». Per Landini, segretario Fiom, queste 4 ore «sono solo l’inizio della mobilitazione». Contro lo sciopero, a sorpresa, si schiera una parte del Pd con un fuoco di fila di dichiarazioni. Irritato il ministro Zanonato («vorrei sentire le proposte dei sindacati»), severo il viceministro Fassina («lo sciopero è un errore»), irridente il deputato renziano Rughetti («Lo sciopero serve solo ai sindacati»), duro il parlamentare Portas («risposta da anni 70»). Più cauto il capogruppo dei deputati Speranza: «La politica rispetti le opinioni del mondo del lavoro» ma la manovra «sia migliorata». Ma a Fassina replica Camusso: «E’ stato un errore non fare una legge di stabilità che avesse il lavoro al centro». Ironico Maurizio Landini sul viceministro: «Fassina? Vedo che cambia idea spesso in questi giorni. La coerenza sarebbe una caratteristica che fa piacere». Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ripete che «la legge di stabilità è un «passo nella giusta direzione ma è insufficiente. E’ buono il metodo ma scarso il risultato» in particolare per il cuneo fiscale. Al governo «manca il coraggio» e spera che in Parlamento non succedano «porcate».
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