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Data: 22/10/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Ricostruzione all'Aquila - I sindacati sono per lo sciopero. Tra le ipotesi resta in piedi una nuova mobilitazione nella capitale

L’AQUILA Due scioperi sotto le bandiere di Cgil, Cisl e Uil, a partire da quello di 4 ore che si terrà a metà novembre in tutte le regioni. E poi un lavoro istituzionale parallelo di pressione nei confronti del governo. E se non basterà, sciopero generale sempre al fianco dei sindacati (L’Aquila è entrata a far parte della vertenza nazionale) e una grande manifestazione degli aquilani a Roma, come nel 2010. È la strategia decisa ieri dal sindaco Massimo Cialente, insieme ai colleghi del cratere sismico e alle segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil per cercare di ottenere una risposta dal governo che sulla ricostruzione non intende investire un euro oltre quanto previsto. E invece servono 600 milioni in più all’anno per tre anni. Così ci si ritrova esattamente come un anno fa, quando non c’erano più fondi per finanziare i cantieri della ricostruzione: a primavera finiranno anche gli ultimi fondi residui e i lavori si fermeranno. «La situazione è davvero seria». Così ha commentato il sindaco al termine dell’incontro con i segretari provinciali dei sindacati, avvenuto dopo l’assemblea con i sindaci del cratere sismico. «Sia chiaro», ha tuonato Cialente, «quel miliardo e 200 milioni è per la ricostruzione delle periferie ed è relativo al 2013. Ora servono i soldi per il 2014, necessari per avviare la ricostruzione dei centri storici dell’Aquila e delle sue frazioni». Insomma: il Comune ha rispettato i patti, ha presentato i progetti e preparato il cronoprogramma. Adesso tocca al governo rispettare la promessa: finanziare. «Sono 15 giorni che non mi rispondono al telefono, forse anche nel governo c’è imbarazzo nei nostri confronti», ha detto Cialente. «Ma se il problema sono io e vogliono che mi tolga di mezzo me lo dicano pure: parlino con chi vogliono, basta che L’Aquila e il cratere vengano ricostruiti». E Cialente non ha risparmiato una dura critica ai consiglieri dell’opposizione e a tutto il centrodestra che a Roma andranno da soli. «Mi spaventa molto l’aver sentito che Gianni Chiodi e Antonio Del Corvo non andranno come rappresentanti istituzionali, e cioè in veste di presidente della Regione e della Provincia, ma come esponenti del centrodestra. Questo dimostra», ha aggiunto, «che L’Aquila è ancora un palcoscenico nazionale e quando ci si muove, lo si fa per propria visibilità». Ma Cialente non ha risparmiato nemmeno il Pd, il suo partito. «Se il governo non ci risponde, io prenderò le distanze dal partito. Non intendo passare alla storia come complice della morte di questa città». Intanto ieri i sindaci del cratere hanno incontrato i dirigenti di Invitalia e del Diset per mettere a punto le modalità d’investimento dei fondi per lo sviluppo destinati all’agroalimentare e all’ospitalità diffusa.

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