ROMA I pensionati fanno i conti con la legge di stabilità. E non sono conti positivi. La Fipac Confesercenti calcola, per il 2014, «una riduzione del reddito disponibile di quasi 300 euro per i livelli di pensione più diffusi, una batosta ingiusta e controproducente», dice subito il presidente Massimo Vivoli. Sono i dettagli della manovra che affiorano, con il passare dei giorni, alla lettura approfondita del testo e non sono, purtroppo, sempre sorprese gradevoli. Anche la Spi Cgil comincia a fare i conti su quanto entrerà, o meglio resterà in tasca ai pensionati, e in questo caso la stima è di 615 euro in meno nel corso del triennio 2014-2016 per cinque milioni di persone. Nel 2014 la perdita sarà mediamente di 172 euro, nel 2015 di 217 euro e nel 2016 di 226 euro. La Federazione pensionati Confesercenti basa i suoi calcoli su tre misure: i cambiamenti apportati per il triennio al sistema di perequazione automatica delle pensioni; l’esclusione dei pensionati dall’incremento della detrazione Irpef concessa ai lavoratori dipendenti; l’impatto della Tasi, la nuova imposta sulla casa legata ai servizi indivisibili forniti dai Comuni.
I NUMERI
Partiamo dunque dai tagli alla rivalutazione delle pensioni. Il calcolo raffronta il sistema precedente alle manovre 2012-2013 e fa il raffronto con il peggioramento delle rivalutazioni introdotto, appunto con l’ultima legge di Stabilità. Prima, l’adeguamento pieno all’inflazione riguardava tutte le pensioni fino a tre volte il trattamento minimo e scendeva al 90% per gli importi fra 3 e 5 volte il minimo e al 75% oltre 5 volte il minimo. Adesso invece, fermo restando l’adeguamento al 100% per le pensioni fino a tre volte il minimo, si scende al 90% per i trattamenti fra tre e quattro volte; al 75% per gli importi compresi fra quattro e cinque volte; e al 50% per quelli superiori a sei volte (solo per il 2014 viene esclusa ogni rivalutazione). Inoltre, il meccanismo di rivalutazione non avverrà più per scaglioni. In sostanza vuol dire che le riduzioni, quando previste, riguardano l’intero assegno e non solo la parte eccedente la soglia garantita. «Così si determina una rottura storica, da sempre le detrazioni Irpef assicurate alle pensioni sono state trattate in sintonia al lavoro dipendente», osserva con disappunto Vivoli che parla di «inspiegabile accanimento». La diversità di trattamento, secondo le stime Confesercenti, comporta una penalizzazione relativa dei pensionati che arriva a 182 euro l’anno corrispondenti al beneficio accordato al dipendente con reddito entro 15.000 euro l’anno. E per finire, la Tasi collegata all’abolizione dell’Imu sulla prima casa. Il pensionato proprietario dell’appartamento in cui vive rischia (come tutti gli italiani) un prelievo che può arrivare al 2,5 per mille del valore determinato con le regole Imu.
Ed ecco allora che si tirano le somme. Considerando tre figure di pensionato con un lordo di 18.200, 29.900 e 45.500 euro l’anno, il danno per la mancata indicizzazione va da zero a 219 euro. Poi c’è un mancato introito che va da 167 a 43 euro per l’esclusione dallo sgravio Irpef. E infine la Tasi colpisce con un massimo di 127 euro, calcolandola su una rendita catastale di 600 euro e ipotizzando un’aliquota dell’1,5 per mille (inferiore al massimo consentito ai Comuni). In totale: 294 euro mancano all’appelo per il primo pensionato; 253 per il secondo e 389 per il terzo.