ROMA Tre grandi direttrici di marcia: acquisti, ridimensionamento delle strutture e ottimizzazione degli immobili. E un metodo, quello della definizione di costi e fabbisogni standard. Carlo Cottarelli, nuovo commissario per la spending review, inizia oggi ufficialmente il suo lavoro al ministero dell’Economia. In realtà sarà tutt’altro che una partenza da zero, perché Cottarelli ha già iniziato a studiare i dossier, che si basano sul lavoro fatto dal 2012 in poi. Insomma l’ex direttore del Dipartimento finanza pubblica del Fondo monetario non si mette all’opera per produrre l’ennesima analisi della situazione, ma per intervenire concretamente, seppur in modo graduale.
Sui numeri a Via Venti Settembre c’è grande prudenza. Il ministro Saccomanni ha sottolineato più volte la durata triennale dell’incarico del commissario, quasi a ricordare che il suo lavoro non dovrà essere influenzato più di tanto dalle esigenze immediate dei conti pubblici. E in effetti, nella legge di stabilità non è stato “cifrato” alcun risparmio da questa voce per il 2014. Anche dopo, gli obiettivi sono apparentemente modesti: 600 milioni di euro nel 2015 e 1,3 miliardi l’anno a partire dal 2016. Per ulteriore cautela, sono stati inserite riduzioni lineari vecchio stile, sia ai bilanci dei ministeri che a quelli delle Regioni, da attuare nell’eventualità che non siano raggiunti gli obiettivi fissati.
In realtà c’è lo spazio per risultati più consistenti. Nello stesso articolo della legge sono previste infatti ben più significative variazioni dei saldi: 3 miliardi nel 2015 destinati a crescere a 7 l’anno successivo e a 10 nel 2016. Soldi che dovranno essere trovati tendenzialmente con la revisione delle attuali agevolazioni fiscali, ma che in alternativa potrebbero arrivare anche dalla riduzione della spesa rispetto alle previsioni attuali.
GLI OBIETTIVI
D’altra parte, se si guarda alla composizione della manovra appena definita, non può sfuggire che sia ancora basata in prevalenza sull’incremento delle entrate, così come è storicamente avvenuto in tutti gli interventi degli ultimi anni. Relativamente al 2014, le minori spese valgono (sull’indebitamento netto) 3,6 miliardi, contro 6,1 di maggiori entrate. Il resto, poco meno di 3 miliardi, è maggior disavanzo rispetto al valore tendenziale. Insomma, tagliare è tutt’altro che facile, come dimostrano anche recenti esperienze quali il riordino dei tribunali.
Eppure una parte consistente del lavoro del nuovo commissario sarà proprio sul ridimensionamento delle strutture pubbliche, con l’obiettivo di accorpare ed eliminare sovrapposizioni. Nel mirino c’è tutta la pubblica amministrazione, enti e società pubbliche comprese quelle degli enti locali. Una delle caratteristiche del mandato di Cottarelli è infatti quella di non essere limitato alla sola spesa dello Stato centrale.
C’è poi il settore degli acquisti di beni e servizi che era l’originario campo di attività della spending review prima dell’allargamento della sua missione. Qui sarà decisivo il ricorso ai costi e fabbisogni standard, che per molte funzioni amministrative sono già stati elaborati in connessione con il federalismo fiscale. E la stessa logica dovrà essere applicata all’uso degli immobili da parte delle amministrazioni: qui il lavoro di spending review confina con quello di valorizzazione e dismissione del patrimonio pubblico.