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Data: 23/10/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Lealisti e governativi su filo scissione. Berlusconi a Roma per tentare la mediazione nel Pdl. Difficoltà per il passaggio a Forza Italia

ROMA Falchi e colombe, la conta si avvicina. Fa però paura la parola scissione che il segretario Angelino Alfano non vuole sentire «e io non ho mai voluto pronunciare perché lavoro all'unità del partito». Nel Popolo della libertà il futuro è tutto da scrivere con le due fazioni che continuano a combattersi in una sorta di guerra di trincea a colpi di comunicati e documenti. L'ultimo scambio, quello dei 24 senatori che hanno sparato a zero contro chi critica governo, ministri e finanziaria. Nel mirino i falchi e nuovamente il capogruppo Brunetta che non perde occasione per tirare pietre contro Palazzo Chigi, Saccomanni e il ministero dell'Economia. «Se non va bene nulla, allora la legge di stabilità è un pretesto per far cadere il governo» la stilettata di Alfano ai suoi avversari. «Continuerò la mia battaglia dentro il partito come sempre» avverte il capo dei cosiddetti lealisti Raffaele Fitto che insiste nel chiedere l'azzeramento di tutte le cariche. Vale per il Pdl ma anche per la nuova Forza Italia: l'unico plenipotenziario dovrà essere Silvio Berlusconi. Solo lui potrà decidere sugli assetti organizzativi e la cabina di comando, altrimenti si va alla conta con un congresso. A condizionare i futuri equilibri, sarà anche l'esito dell'altra guerra interna tra i montiani e i cattolici dell'Udc di Scelta civica. Alla separazione, ormai inevitabile, guarda proprio Alfano, che potrebbe rafforzare le sue posizioni prima nell'assetto di governo e poi dentro al partito. Berlusconi per ora continua a dare ragione a tutti ma sarà difficile per lui continuare a tenersi in equilibrio. Oggi torna a Roma per tentare una mediazione e il primo assaggio per misurare le forze in campo potrebbe essere l'ufficio di presidenza composto da 24 persone, ministri, capigruppo e presidenti di Regione, che potrebbe essere convocato a breve. Dalla trincea si passerebbe allo scontro aperto. Il passaggio è necessario per deliberare la confluenza con la nuova Forza Italia, prima della riunione del Consiglio Nazionale che potrebbe «mettere in sonno» il Pdl tenendolo in vita solo per esigenze amministrative. Ci sono i rimborsi elettorali ancora da incassare per qualche anno e c'è una parte della destra e di ex An a rivendicare la loro parte. Non per caso è ricomparso dal nulla Gianfranco Fini, cofondatore del Popolo delle libertà. In un libro non solo di memorie si lascia andare a molti veleni contro gli ex colleghi di partito come Gasparri, La Russa, Ronchi e Matteoli, mentre si rivela molto più morbido contro il suo nemico Silvio, definito addirittura «seducente e simpatico, mai autoritario e protervo». A tirare il freno sulle ipotesi di scissione ci pensano dunque statuti e notai e ad alimentare la prudenza anche i debiti del partito, che pur coperti dalle fidejussioni di Berlusconi, si aggiravano a fine 2012 a circa 88 milioni.

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