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Pescara, 20/03/2026
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Data: 24/10/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Pdl, la morosità costa 376mila euro. Tra parlamentari e consiglieri solo pochi sono in regola (Chi ha pagato e chi no - Guarda)

Lo storico, si chiama: è la lista dei pidiellini avari che non versano soldi al partito dal 2009 fino al 2012, ben più imbarazzante dell’elenco del 2013 pubblicato qualche giorno fa. Roba da mettersi le mani nei capelli.
Profondo rosso: nei bilanci del partito mancano all’appello 376 mila euro, di cui 116 mila dei parlamentari e 260 mila dei consiglieri regionali. Altro che buoni e cattivi, responsabili e morosi: nel Pdl non paga nessuno e chi paga al partito lascia solo le briciole.
FEBBO
Ma la beffa è che proprio Mauro Febbo, l’assessore-moralizzatore, che in una lettera ai coordinatori del partito aveva puntato il dito contro i morosi primi fra tutti Pelino e Razzi, o in consiglio regionale contro i consiglieri birichini che avevano osato in qualche occasione criticare il governo di Gianni Chiodi, sta sotto di 1.500 euro. Poca cosa, naturalmente, appena tre mensilità (il rateo per i consiglieri regionali è di 500 euro, per i parlamentari di 800). Ma lui nel 2013 era risultato uno dei pochi ad aver versato il dovuto al partito, e forte di questo l’aveva sparata grossa, colpendo alle spalle i colleghi tirchi, tanto che nella stessa riunione di maggioranza di lunedì scorso Filippo Piccone gli ha detto: «Hai ragione, però hai esagerato con i toni».
500 AL MESE
Passi Febbo, ma tutti gli altri sono una catastrofe. Dal 2009 ad oggi i consiglieri regionali avrebbero dovuto versare 500 euro al mese, 21 mila euro in tutto. Lo scettro del più moroso va ex aequo a Carlo Masci, Antonio Prospero (ora lista Rialzati Abruzzo) e Giuseppe Tagliente che non hanno mai versato un euro, e certo non è una bella figura per Masci che fa pure l’assessore al Bilancio. Un altro che non ha versato neppure un euro è Emilio Nasuti (che deve al partito 12.500 euro essendo passato al Pdl dopo qualche tempo, prima era Fli). I tre sono seguiti a ruota da Paolo Gatti che ha versato soltanto 500 euro, tanto per gradire, all’inizio del mandato. Si fa prima a indicare chi ha pagato di più, quindi tutto o quasi tutto: Carpineta, che deve pagare ancora 3.500 euro, Giuliante (2.500), Riccardo Chiavaroli (3.000), Federica Chiavaroli (3.000),Chiodi (3.000), Di Bastiano (3.500), Ricciuti (3.000). Gli altri hanno fatto finta di pagare, una rata o due, e poi hanno smesso. Ecco la lista: Argirò deve pagare ancora 15.500 euro, Castiglione 13.000, De Fanis 9.500, Di Bastiano 3.500, Di Dalmazio 17 mila, Di Matteo 5.500, Di Paolo 13 mila, Iampieri 10 mila, Pagano 15.500, Petri 7.500, Sospiri 14.500, Venturoni 5.000, Verì 15.500. Tra le pecore nere spiccano il coordinatore provinciale di Pescara e il presidente del consiglio regionale. E se il buco prodotto dai consiglieri è di 260 mila euro, quello dei parlamentari è di 116 mila.
A ROMA
Ma non è che a Roma le cose vadano meglio. Gli unici ligi alle scadenze sono Sabatino Aracu, Filippo Piccone, Maurizio Scelli, Paolo Tancredi e Fabrizio Di Stefano (anche se per il vice coordinatore risultano versati solo 3.300 euro, i restanti 30.300 sono considerati a saldo di spese anticipate). Deve ancora versare 12.800 euro Andrea Pastore, mentre Paola Pelino ha pagato solo una rata da 800 euro, all’appello mancano 32.800 euro. Tra i parlamentari che sono andati a casa e non ce l’hanno fatta a essere rieletti spicca Carla Castellani che non ha versato neppure un euro, Marcello De Angelis che ha pagato 14.400 e gliene restano 19.200, Giovanni Dell’Elce che ha versato solo 16.000 euro (mancano ancora 17.600). Mentre Scelli superligio, ha pagato tutto e subito. A conti fatti, il buco è di 116 mila euro. Questa volta però non ci sarà Berlusconi a mettere le pezze.

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