Iscriviti OnLine
 

Pescara, 20/03/2026
Visitatore n. 752.415



Data: 24/10/2013
Testata giornalistica: La Repubblica
Riforme, quorum per soli 4 voti. Bagarre Pdl, colombe accusano falchi: "un agguato"

"Qualcuno ha tentato di far cadere il governo", accusa Formigoni. Ieri sera a Matrix il ministro Quagliariello aveva confermato la disponibilità ad uscire dal partito insieme alla componente moderata

ROMA - Il Senato approva il ddl costituzionale sul Comitato per le riforme costituzionali a maggioranza assoluta con 218 voti ed evita, per soli 4 voti, il possibile ricorso al referendum confermativo che scatta se non si raggiunge il quorum dei due terzi. E' la seconda deliberazione del Senato, il via libera finale spetta alla Camera, che ha già votato il 10 settembre. E scoppia la bagarre nel Pdl visto che le "colombe" danno colpa dell'agguato ai "falchi" mentre le opposizioni denunciano la possibilità di cambiare la Costituzione evitando la possibilità di ricorrere al referendum confermativo.

"Qualcuno ha tentato di far cadere il Governo - accusa in una nota Roberto Formigoni - Ma il tentativo è fallito. Basta leggere l'elenco dei senatori di maggioranza che si sono astenuti nel voto per l'istituzione del comitato per le riforme, o che pure essendo presenti in aula non hanno votato. Soprattutto all'interno del Pdl è necessario un confronto serio, onesto e definitivo" .

Accuse alle quali Franco Nitto Palma, uno dei senatori del Pdl che ha scelto di astenersi, ha replicato prontamente: "Nulla di più sbagliato. Se questo fosse stato l'intendimento, sarebbe stato sufficiente parlare con i senatori pugliesi. Su una cosa Formigoni ha ragione, e cioè che all'interno del Pdl sia necessario un confronto serio e onesto, ma non necessariamente definitivo".

Grida di allarme arrivano invece dall'opposizione. "Da qualche minuto il Senato ha licenziato un ddl che consente uno strappo al 138, questo aggrava il nostro giudizio critico sull'attuale maggioranza di governo, è un gioco d'azzardo mettere mano alla Costituzione con questo governo e con questa maggioranza", denuncia il leader di Sel Nichi Vendola.

A parlare per il M5S è la capogruppo Paola Taverna: "Se Pd e Pdl non hanno paura dei cittadini e sono così sicuri delle loro azioni perché non indicono un referendum sulla deroga all'articolo 138? La parola ai cittadini!"..

Accuse che Anna Finocchiaro del Pd respinge al mittente. "Sento ancora ed ho sentito echi nella discussione di qualche equivoco e fraintendimento - replica la senatrice democratica - la scelta operata è stata quella di dare luogo all'approvazione di singoli testi. Perché? Perché introduciamo, rafforzando l'articolo 138, non depauperandolo, la possibilità di un referendum alla fine del percorso delle riforme anche nel caso in cui l'aula approvi il testo con la maggioranza dei due terzi".

Sul tema delle riforme è intervenuto da Firenze anche il capo dello Stato, Giorgio Napolitano denunciando "le resistenze" che frenano il cambiamento.

Dopo il voto di oggi resta comunque da vedere soprattutto quali saranno le conseguenze del voto di oggi nel Pdl. Dopo questi ultimi sviluppi, il vicepremier e segretario del Pdl Angelino Alfano e Raffaele Fitto, ritenuto l'anima della corrente dei lealisti, si sono visti oggi per un faccia a faccia alla Camera. "E' stata una chiacchierata con l'obiettivo dell'unità del partito, che mi sembra il valore più importante", ha commentato Fitto. Ieri sera, a Matrix, il ministro Gaetano Quagliariello ha detto a chiare lettere che "se ci sarà una minaccia per il governo, nascerà un altro gruppo, anche se mi auguro che ciò non accada. Ho tutta la determinazione a portare fino in fondo una linea politica".

Il ministro poi ha insistito sulla legge elettorale: "Sarebbe un'altra Caporetto della politica se fosse la Consulta a cambiarla. Se anche questa volta si fallisce, credo che il governo, con tutte le cautele, debba intervenire". Commentando la votazione di questa mattina ha invece aggiunto: "Quanto accaduto oggi al Senato rende la giornata ancora piu' importante e la vittoria riforme ancora più forte".

Di legge elettorale, dopo il videoforum con Repubblica Tv, è tornato a parlare oggi anche Matteo Renzi. "Cambiamola - ha ribadito il sindaco di Firenze - Se il Pdl è disposto a votare una legge che sia bipolare, che sia chiara su chi vince, una legge semplice, benissimo. Ma non è che se il Pdl non vuole, si sta ad aspettare ancora".

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it