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Data: 24/10/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Pd, bufera sui conti che non tornano D’Alessandro: «Campagna dei veleni»

L’AQUILA E’ bufera nel Pd dopo la pubblicazione delle liste dei morosi. Non ci stanno i consiglieri regionali, non ci sta soprattutto il capogruppo Camillo D’Alessandro a finire nella lista nera: «E’ iniziata la campagna elettorale dentro il partito, è evidente che il bersaglio sono io». Gli accordi col partito erano altri, rincara il capogruppo, erano che i versamenti sarebbero stati saldati a fine anno, quindi la gogna mediatica è un atto gratuito. «Questo ho detto e ripetuto al tesoriere del Pd dopo la sua sollecitazione». Ma l’elenco dei consiglieri e parlamentari Pd dal braccino corto è pubblica, a differenza di quella del Pdl. E fa bella mostra di sè sul sito del Pd abruzzese. Nessun complotto, quindi.
«La campagna elettorale prima che tra i cittadini è iniziata nel Pd. Come noto tutto e' stato versato nel 2012, così verrà fatto entro il 2013. Il primo anno abbiamo pagato più del dovuto perché c'erano particolari esigenze di bilancio. Poi siamo tornati a versare come da norma. La regolarità mensile e' una cosa, altro è l'omissione, cosa che non ci riguarda», dicono all’unisono D’Alessandro, Di Luca, Ruffini e Sclocco, i quattro consiglieri che non hanno ancora versato un euro nelle casse del partito. A differenza di Giovanni D’Amico, l’unico ligio al dovere che ha sborsato dal primo all’ultimo euro e di Giuseppe Di Pangrazio che ha pagato quasi tutto.
RATEIZZAZIONE
«Come noto in molti casi, sia per la quota una tantum di 40mila euro che devono pagare i parlamentari, così come per i mancati versamenti pregressi, si è proceduto ad una rateizzazione. Così faremo noi, come da tempo comunicato al tesoriere, entro dicembre versando tutto il pregresso». D’Alessandro punta il dito contro il partito. «Quale sarebbe la differenza tra un parlamentare che versa tutto dopo dieci mesi ed un consigliere regionale che versa tutto dopo undici o dodici mesi? Nessuna, ma l'obbiettivo è un altro, la campagna dei veleni per le elezioni. La norma sulle primarie è l'ultimo esempio: se varrà per tutti coloro i quali, in tutto o in parte, non hanno versato il dovuto, allora nessuno potrà candidarsi, a meno che si chiarisca che chi sta rateizzando è ammesso alle primarie». Insomma, dice D’Alessandro, se potranno candidarsi i parlamentari che stanno rateizzando l’una tantum, allora la deroga deve valere anche per i consiglieri regionali che pagheranno entro la fine dell’anno. «La norma quindi non dovrebbe applicarsi a nessuno, per cui è solo un espediente per lasciare cicatrici. Questo è il clima che si respira da tempo, il clima degli "sfregatori" di mani, un clima elettorale tutto interno al Pd che di solito porta ad eleggere qualcuno, a sostituire qualcun altro, ma poi a perdere le elezioni».
Le guerre fratricide del Pd sono note, riflette amaro il capogruppo alla Regione, che attribuisce a questo clima di veleni incrociati la colpa di tante passate sconfitte. E adesso? «Adesso speriamo che la rotta cambi, ma a vedere quello che succede in questi giorni, mi pare che le vecchie abitudini siano dure a morire».

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