ROMA Tutto il potere a Berlusconi. Dopo una giornata di incontri separati, prima con i ministri e Angelino Alfano, che ha provato a far rinviare l’ufficio di presidenza del Pdl, poi con i cosiddetti lealisti che fanno capo a Raffaele Fitto, che invece insisteva per il ritorno a Forza Italia, l’ex premier conferma la riunione, durante la quale azzera tutte le cariche, a partire da quella di segretario finora ricoperta da Alfano. Quindi, riaccentra la leadership nelle sue mani, dichiarando di fatto la fine del Pdl. Per ora, dunque, vince Fitto, mentre Alfano, Formigoni, Schifani e Giovanardi non hanno partecipato alla riunione. Torna dunque Forza Italia, «perchè ormai mancava l’entusiasmo», spiega Berlusconi, che tiene a chiarire che «i ministri hanno ancora la mia fiducia purchè rispettino le decisioni del partito».Resta ora da vedere se i governativi, riuniti in serata a palazzo Chigi, si sottometteranno o sceglieranno di strappare, dando vita a gruppi parlamentari autonomi.
DOCUMENTI CONTRO
Berlusconi pare cercare una mediazione, spiegando che Alfano e i suoi hanno disertato l’appuntamento «di comune accordo». Ma, in sostanza, lo scontro è rinviato al Consiglio nazionale del Pdl, che dovrà ratificare il ritorno al Forza Italia, previsto per l’8 dicembre, esattamente quando il Pd eleggerà il segretario con le primarie. E intanto, ogni fazione organizza le sue truppe, anche se il vicepremier afferma di «non aver partecipato all’ufficio di presidenza per consentire a Berlusconi di lavorare per l’unità del partito di qui al Consiglio nazionale».Ancora tattica, insomma.
Per il momento, in un comunicato, Berlusconi assicura che «non ci sarà nessuna sfiducia al governo Letta. I nostri rappresentanti di governo, a cui continueremo a dare il nostro sostegno, nel rispetto degli impegni programmatici assunti al momento dell'insediamento». Ma, attenzione, nella nota si legge anche che «deputati e senatori sono impegnati a contrastare ogni iniziativa che vada nella direzione opposta».Chiosando: «Se il Pd voterà la decadenza sarà molto difficile continuare a collaborare con un alleato con cui si siede in Cdm».
Tutto è sospeso, dunque, anche perchè nel preambolo al documento viene posta l’unica questione che assilla Berlusconi. «E’ assolutamente inaccettabile la richiesta di estromissione dal Parlamento del leader del centrodestra, sulla base di una sentenza ingiusta ed infondata e sulla base di una applicazione retroattiva di una legge penale», si legge. E l’ex premier, al termine della riunione, a chi gli chiede se farà cadere il governo se verrà proclamata la sua decadenza dal Senato, pone una domanda retorica: «Come possiamo collaborare con una parte politica che opera fuori dalla legge?».E si prosegue evocando «la vera rivoluzione liberale di Forza Italiaper contrastare l'oppressione giudiziaria, l'oppressione burocratica, l'oppressione fiscale».
«ASSENZE AUTORIZZATE»
Toni non apprezzati dagli alfaniani, che, dopo una giornata scandita da discussioni, documenti da far firmare per misurare le forze in campo, prendono atto dell’azzeramento delle cariche e tornano ad evocare la scissione.Per ora, comunque, Berlusconi assicura di «voler tenere unito il partito». Ma si nota una certa ironia quando sostiene che «forse è stato meglioche Alfano e i dissidenti avendo delle cose da chiarire, non partecipassero». E ammette che sì, «ci sono incomprensioni, ma sono tutte di tipo soltanto personale. Si tratta di una patologia di ogni partito politico dove dopo tanti anni in tanti hanno ambizioni e tutto questo porta a possibili contrasti che sono sicuro saranno sanati».Quindi ribadisce di avere «stima e amicizia anche per chi in buona fede ha ritenuto di dissentire rispetto alla maggioranza». E assicura che «Alfano gode del mio affetto, amicizia e stima. Credo che potrà essere ancora lui il mio successore».E’ quel che si vedrà nel Consiglio nazionale dell’8 dicembre, al quale partecipano circa 800 pidiellini. E’ lì che si vedrà realmente chi ha la maggioranza nel partito.