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Data: 26/10/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Alfano e i ministri pensano allo strappo e a un nuovo centro

ROMA Berlusconi non frena e Angelino Alfano scende in corsa. L'estremo tentativo del segretario per fermare l'ufficio di presidenza del Pdl è durato due ore. In un pomeriggio di fuoco si è consumato lo scontro al termine del quale le colombe hanno compiuto lo strappo e disertato la riunione. Tutti via, Forza Italia nasce senza il numero due del Popolo delle libertà, senza la delegazione dei ministri e senza la pattuglia dei cattolici che garantiscono il sostegno al governo di Enrico Letta. «Il mio contributo all'unità del nostro movimento politico che mai ostacolerò per ragioni attinenti i miei ruoli personali, è di non partecipare» dice Alfano subito dopo il faccia a faccia con il Cavaliere. «Lo stesso faranno altri colleghi componenti dell'ufficio di presidenza che ha il compito di proporre decisioni che il Consiglio nazionale sarà chiamato ad assumere». Prima ancora del varo della nuova Forza Italia c'è la transizione che passerebbe attraverso l'azzeramento di tutte le cariche di partito, all'origine del braccio di ferro tra Berlusconi e il suo ex delfino. Persa la prima partita, i “governativi” puntano ora su quella di ritorno, quel Consiglio nazionale dove gli equilibri potrebbero cambiare in loro favore, anche se è già in corso la raccolta delle firme che spacca il partito in due senza possibilità di aggregare pontieri o mediatori. Fino ad allora Alfano confida in Berlusconi che «lavorerà per ottenere l'unità». Nonostante le incomprensioni, il capo gli rinnova la stima annunciando che «conferma il suo ruolo» e immaginando che «potrà essere ancora lui il suo successore». Ora la decisione spetta allo stesso segretario che aveva puntato i piedi chiedendo di fare piazza pulita dei falchi. Le parole concilianti non fermano il vento che spira che è sempre quello della scissione perché la pattuglia guidata dal segretario non ha alcuna intenzione di proseguire il cammino con quelli che considera “estremisti” che lanciano siluri contro il governo a ogni passaggio. Angelino con i ministri ha atteso nel fortino di Palazzo Chigi l'esito della riunione ma le colombe hanno già la testa rivolta alle prossima tappa. «L'8 dicembre ci sarà nel Consiglio nazionale del Pdl un'ampia discussione e vedremo chi ha più a cuore le sorti del Paese» dice la ministra Nunzia De Girolamo. «Noi sicuramente dimostriamo di avere a cuore le sorti del cittadino, combattiamo per non aumentare le tasse e teniamo alle sorti del nostro leader senza tirarlo per la giacca». Quello che potrà succedere, da oggi in poi, è tutto da scrivere, a cominciare dalle sorti del governo. La decadenza da senatore di Berlusconi è una delle tappe chiave delle prossime mosse. Tuttavia, prima che nascano gruppi autonomi è probabile che le posizioni si radicalizzino specie nelle Aule parlamentari, con i falchi che faranno di tutto per smontare pezzo dopo pezzo la legge di stabilità, e gli altri impegnati ad alzare argini. «Quello che si è fatto il 2 ottobre (giorno della nuova fiducia a Letta ndr) crediamo debba essere continuato e non rimesso in discussione ogni cinque giorni» dice Fabrizio Cicchitto. Sulla scelta di formare gruppi autonomi i più convinti sono Formigoni e Giovanardi che al Senato avevano già raccolto 24 firme di sostegno al governo, le stesse che qualche giorno fa hanno sottoscritto il documento in cui si criticava duramente l'azione dei falchi che delegittimano l'esecutivo e gli stessi ministri del Pdl. Guardando alla primavera e ad eventuali elezioni, lo scenario è decisamente meno nitido. Di sicuro Alfano e soci guardano con interesse ai movimenti al centro, e l'orizzonte del rinnovo del Parlamento Europeo potrebbe essere l'occasione per il recupero della vecchia alleanza con Casini e i cattolici di Scelta civica che ruotano intorno al ministro Mario Mauro, uscito dal Pdl lo scorso anno.

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