L’AQUILA Un fondo speciale, alla Ragioneria dello Stato, con le tasse «targate» L’Aquila, cioè con il conteggio di quanta Iva, Irpef e Irap vengono sviluppate dai lavori di ricostruzione in città. Inoltre, la richiesta al governo che venga lasciato sul territorio il 30-40 per cento delle tasse pagate dagli aquilani. Queste due delle istanze che il sindaco Massimo Cialente vuol portare all’attenzione del premier Enrico Letta «che incontrerò non appena sarà tornato dagli impegni istituzionali all’estero». La prima proposta, secondo il sindaco, è realizzabile «in quanto ogni pratica ha un marchio che si chiama codice unico di progetto, quindi si sa che quella tassa si paga per la ricostruzione dell’Aquila. La seconda richiama quanto avvenne nel 1703, quando i nostri predecessori furono esentati dalle tasse per 10 anni ai tempi dei Borboni e del marchese della Rocca Marco Garofalo. Ora chiediamo che le nostre tasse restino qui, per ricostruire la città». L’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano descrive, in una nota, «la continua fatica a cui si è sottoposti anche per il trasferimento di fondi certi e già assegnati con delibera Cipe. Pur essendo ormai pronto il sesto elenco con i nominativi degli assegnatari dei prossimi contributi, a oggi il Comune è già senza risorse di cassa. Ho inoltrato una nota al Diset (Dipartimento per lo sviluppo delle economie territoriali) perché ci venga trasferita la somma di 105 milioni della delibera Cipe 135/2012. Sono soldi di cassa stanziati nel 2013 che ancora però non vengono trasferiti dal governo. Soldi nostri che servono alla città per veder ricostruiti muri e futuro e al Comune per finanziare progetti già approvati e dare respiro alle ditte che faticosamente operano nel settore. Ho dovuto evidenziare, non senza preoccupazione, che in mancanza di questi fondi il Comune si vedrà costretto a fermare sin da ora l’avvio cantieri. Pur dovendo dunque rivendicare con orgoglio il lavoro costante che in 10 mesi ci ha permesso di avviare lavori per un importo complessivo di 1 miliardo 150 milioni, vorrei che mi fosse almeno risparmiata l’ansia di vedere l’esaurirsi di risorse già stanziate senza il trasferimento delle nuove, poiché impigliate in rigidi meccanismi burocratici»